Omicidio Colalongo, otto fermi: la Dda ricostruisce la faida tra clan nell’area nolana

Napoli, 22 Gennaio Sarebbero otto le persone ritenute responsabili dell’omicidio di Ottavio Colalongo, ucciso lo scorso 17 dicembre a Scisciano in un agguato di chiaro stampo camorristico. I Carabinieri del Gruppo di Castello di Cisterna hanno notificato i provvedimenti di fermo, emessi dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, a distanza di un mese e cinque giorni dal delitto. L’inchiesta è coordinata dal pm Henry John Woodcock.

Secondo quanto emerso dalle indagini, l’assassinio di Colalongo sarebbe maturato nell’ambito di un violento scontro tra clan per il controllo dei territori di Marigliano, Scisciano e San Vitaliano. In particolare, gli investigatori hanno ricostruito una faida tra una confederazione criminale composta dai gruppi Luongo, Aloia e Covone e i rivali della famiglia Filippini.

I mandanti del raid, già detenuti, avrebbero ordinato l’eliminazione della vittima come parte di una più ampia strategia di affermazione sul territorio. L’inchiesta ha inoltre fatto luce sulle dinamiche criminali dell’area nord della provincia di Napoli, evidenziando un sistema di alleanze che coinvolgerebbe organizzazioni attive anche ad Afragola, Acerra e in parte della provincia di Avellino.

La sera dell’agguato, Colalongo era in sella al proprio scooter Honda Sh quando sarebbe stato affiancato da due sicari in moto. I killer avrebbero esploso diversi colpi d’arma da fuoco, colpendolo e facendolo cadere a terra, per poi finirlo con un ultimo colpo di pistola al viso prima di darsi alla fuga.

I provvedimenti precautelari sono stati eseguiti tra le province di Napoli e Avellino, confermando la ramificazione territoriale dei gruppi coinvolti. Le indagini proseguono per delineare ulteriori responsabilità e ricostruire l’intera rete di complicità che avrebbe portato all’esecuzione dell’omicidio.

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Raffaele Ariola
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