Scafati, 4 Giugno – Non appartiene alla consuetudine scolastica l’immagine di un Dirigente che accetta di spogliarsi del proprio rigore istituzionale per consegnarsi, senza filtri né mediazioni, allo sguardo e alle domande dei propri studenti. Eppure, tra le pagine dell’edizione speciale di “Punti Di Vista” — il progetto editoriale della classe II D della scuola media dell’Istituto Comprensivo “Canonico Samuele Falco” —, assistiamo proprio a questo: un cortocircuito virtuoso in cui l’autorità si fa autorevolezza attraverso il filtro del confronto. L’iniziativa, che si avvale della direzione responsabile della dott.ssa Anna Tortora e della firma della caporedattrice dott.ssa Anita Nasti, non si limita a registrare un palinsesto di domande e risposte. Al contrario, si configura come un vero e proprio manifesto politico e sociale, dove l’Articolo 3 della nostra Carta Costituzionale smette di essere un’astrazione giuridica per farsi carne, sostanza e quotidianità.

Oltre la retorica: la decostruzione del genere. Al centro del colloquio con il Dirigente Domenico Coppola — figura dall’ampio retroterra accademico ed economico, alla guida dell’istituto dal 2017 — vi è una riflessione profonda sulla parità di genere, spogliata di ogni retorica di circostanza. Coppola non elude la complessità dei nostri tempi; al contrario, esorta le giovani generazioni a compiere uno sforzo di decondizionamento culturale fin dall’infanzia. Nel denunciare come i limiti e i pregiudizi alberghino anzitutto “nella nostra testa”, il Dirigente traccia una linea netta: «Non esistono lavori per maschi e femmine, non esistono colori per maschi e femmine, non esiste nulla per maschi e femmine!».

C’è un’onestà intellettuale quasi spiazzante nel suo riconoscere che, nel mercato del lavoro reale, il diritto non coincide ancora con il fatto, e che la disparità salariale rimane una ferita aperta che richiede una rivoluzione culturale profonda, capace di ridefinire il concetto stesso di cittadinanza attiva. L’empatia come postura intellettuale Il passaggio forse più denso dell’incontro tocca le dinamiche del bullismo e del cyberbullismo, fenomeni analizzati non con la lente punitiva del legislatore, ma con quella della sociologia dell’ascolto. Coppola invita la redazione a una postura intellettuale non comune: lo sforzo del comprendere. Dietro la violenza o la prevaricazione di un adolescente, suggerisce il Dirigente, si nasconde quasi sempre una biografia ferita, un sommerso di disagi familiari o personali che cerca un canale di sfogo, per quanto distorto.

È un ribaltamento di prospettiva che sposa la tesi d’apertura espressa nell’editoriale di Anita Nasti: l’evoluzione affettiva e relazionale di una comunità non può prescindere dall’inclusione e dal coinvolgimento attivo del gruppo classe. Infine, il dialogo si sposta su un piano squisitamente umano. Interrogato sulla cherofobia, il Preside restituisce ai ragazzi una preziosa lezione di vita: la felicità non è una concessione del destino, né una condizione da temere, bensì il coronamento di un percorso scandito da sacrifici, obiettivi perseguiti con costanza e radici familiari solide.

La scuola come officina del pensiero. Questo incontro, fortemente voluto di Anita Nasti e Anna Tortora, ci consegna una certezza: la scuola adempie alla sua missione più alta solo quando si trasforma in un’officina del libero pensiero. Le parole del Dirigente Coppola non sono state una lezione impartita ex cathedra, ma un invito a camminare insieme. Il futuro e la parità non si attendono: si costruiscono partendo da qui, dalla capacità di fare domande scomode e dal coraggio di ascoltare le risposte.

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Anna Tortora
Anna Tortora è giornalista e scrive di politica con occhio esperto e penna affilata. Ama il cinema hollywoodiano, è cattolica di sostanza e milanista di cuore. Ironica, dissacrante e chirurgica, scrive come si opera... a cuore aperto.