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SALIRE LE SCALE

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Napoli, 5 Novembre – L’aumento significativo dei contagi da Sars-CoV-2 ha indotto l’Esecutivo – e, per certi versi, i Governatori delle Regioni – ad adottare misure fortemente restrittive di talune libertà contemplate dalla Costituzione. A molti, però, sfugge sovente ch’essa sancisce anche il diritto alla salute (art. 32 Cost.), il quale assume una duplice connotazione: in primis, è un diritto che viene riconosciuto all’individuo, tale da intendersi qualunque essere umano che si trovi sul territorio nazionale all’insorgere della patologia (non solo quegli “Italiani” tanto cari ad un tale di mia conoscenza!); in secondo luogo, trattasi d’uno strumento teso a tutelare l’intera collettività. Ed è proprio su tale termine che intendo quest’oggi soffermarmi.

“È la solita storia…”, canta Federico all’inizio della ben nota aria tratta dall’opera “L’Arlesiana” di Francesco Cilea: tali parole ben si attagliano al momento che siam chiamati a vivere, giacché – nonostante i divieti e le forti raccomandazioni contenute nella decretazione d’urgenza – le persone comuni hanno nella mente un chiodo fisso, rappresentato da quelle abitudini di vita che non hanno intenzione di cambiare.

Quest’oggi, percorrendo i Gradoni Turchi-Ricotti che collegano il rione in cui vivo al centro storico di Pozzuoli, ho notato – nel giro di un minuto e mezzo! – ben due signore incoscienti, le quali indossavano la mascherina come se essa fosse una sciarpa, un indumento puramente ornamentale: al mio richiamo – e stavolta son stato un po’ più gentile del solito -, una di esse ha risposto in maniera tanto idiota quanto irritante, asserendo che il percorrere una scalinata in salita con indosso i dispositivi di protezione fosse particolarmente stressante.

La mia risposta, ovviamente, non s’è fatta attendere: le ho fatto immediatamente notare che la maggior parte dei nostri Concittadini, mossa dal desiderio di un cambiamento in melius della situazione, si attiene con scrupolo alle prescrizioni governative e regionali, mettendo da parte i propri futili interessi.  

Anch’io, pur non avendo tutte queste grandi pretese, vorrei tanto continuare a condurre la vita di prima, fatta di spostamenti (di lavoro, ma anche di piacere), momenti di sollazzo, lunghe passeggiate, et cetera; tuttavia, memore di quanto sta accadendo, cerco di limitare al massimo ogni attività non essenziale: ne va della salute di tutti i consociati, che mi sta particolarmente a cuore.

Ci rendiamo conto che una mascherina ben calzata può salvare una vita umana? Siamo consapevoli che il Covid-19, come quasi tutti i virus, è – volendo ricorrere ad un paragone sportivo – campione assoluto di salto in lungo (anzi, di salto con l’asta)?

Usiamo quella benedetta testa, cari Lettori: giorno dopo giorno, da assiduo frequentatore (ma non per diletto) della strada, mi accorgo che la gente sta perdendo il senso civico. Preoccupante, vero? Molto, direi!

La strada, si sa, è in salita: quest’oggi, a quanto consta dalle notizie giuntemi, la curva dei contagi non s’è affatto arrestata; anzi, secondo le fonti mediatiche più attendibili, essa avrebbe raggiunto “il picco dal due maggio” (cfr. “La Repubblica”, edizione online): non abbassiamo la guardia, perché un passo falso potrebbe costarci molto caro!

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