Tra divieti e formazione: due modelli a confronto nell’affrontare l’emergenza educativa dei social media. In Italia la proposta della materia scolastica “Comunicazione e Linguaggio”, nel solco degli insegnamenti di Papa Francesco e Papa Leone XIV sul valore educativo e sociale della parola.
Roma, 19 Giugno – La decisione del Governo britannico di introdurre il divieto di accesso ai social media per i minori di 16 anni segna un passaggio significativo nel dibattito internazionale sugli effetti delle piattaforme digitali sulle nuove generazioni. La misura, adottata per ridurre l’esposizione precoce dei giovani agli ambienti social, nasce dalla crescente preoccupazione per l’impatto dei social network sulla salute mentale, sulle relazioni sociali e sui comportamenti adolescenziali.
Il provvedimento si inserisce in un contesto globale in cui governi e istituzioni stanno progressivamente riconoscendo i rischi connessi all’ecosistema digitale: dipendenza da social media, esposizione a contenuti dannosi, cyberbullismo, radicalizzazione dei linguaggi e diffusione di odio online con conseguenze sempre più rilevanti sul benessere dei minori.
In Italia, il dibattito segue una traiettoria complementare ma distinta, che non si limita alla dimensione del divieto, bensì punta su un intervento strutturale di carattere educativo. Da tempo il comunicatore Biagio Maimone, direttore della Comunicazione della Fondazione Bambino Gesù del Cairo, il cui Presidente è Monsignor Yoannis Lazhi Gaid, già Segretario personale di Sua Santità Papa Francesco, insieme all’esperto di comunicazione Angelo Bertoglio e a Hector Villanueva, hanno elaborato una proposta rivolta al Governo italiano e al Ministero dell’Istruzione e del Merito per l’introduzione della disciplina scolastica “Comunicazione e Linguaggio” a partire dalle elementari.
La proposta nasce dalla consapevolezza che l’emergenza digitale non sia soltanto tecnologica, ma soprattutto educativa e culturale. L’utilizzo dei social ha infatti trasformato profondamente le dinamiche relazionali tra i giovani, favorendo spesso l’emersione di linguaggi aggressivi, pratiche di esclusione sociale, hate speech e forme di violenza verbale che, in diversi casi, hanno generato conseguenze psicologiche gravi.
La cronaca degli ultimi anni documenta con crescente frequenza episodi di bullismo e cyberbullismo, campagne di odio online e situazioni di forte fragilità giovanile legate all’uso distorto delle piattaforme digitali, fino a casi di istigazione indiretta all’autolesionismo. Un quadro che evidenzia la necessità di intervenire non solo sul piano regolatorio, ma soprattutto su quello educativo.
La disciplina “Comunicazione e Linguaggio” si fonda su un principio centrale: l’educazione digitale come strumento di prevenzione di odio e violenza online. Il progetto prevede l’introduzione, già dalla scuola primaria, di un percorso formativo volto a sviluppare nei giovani la capacità di utilizzare in modo consapevole, responsabile e rispettoso gli strumenti di comunicazione digitale e interpersonale.
Secondo i promotori, non è sufficiente limitare l’accesso ai social per affrontare la complessità del fenomeno. È invece necessario costruire un sistema educativo stabile in grado di fornire agli studenti strumenti concreti per riconoscere e contrastare i meccanismi dell’odio online, la manipolazione comunicativa e le dinamiche di violenza digitale. In questa prospettiva, la scuola assume un ruolo centrale come presidio formativo non solo tecnologico, ma anche etico e sociale, con l’obiettivo di rafforzare la capacità dei giovani di comprendere le conseguenze delle proprie interazioni digitali e l’impatto delle parole nello spazio pubblico online. La proposta si inserisce in un orizzonte culturale più ampio che interpreta la comunicazione non come semplice strumento neutro, ma come fattore determinante nella costruzione delle relazioni sociali e della coesione civile.
Tale visione trova autorevole conferma nel magistero di Papa Francesco, che ha più volte richiamato il valore delle parole come strumenti di costruzione della fraternità e della pace, sottolineando la necessità di una comunicazione capace di contrastare la cultura dell’odio, dell’aggressività e della disinformazione. Nella stessa direzione si colloca anche Papa Leone XIV, che ha evidenziato come il linguaggio rappresenti una responsabilità sociale ed educativa fondamentale, soprattutto nell’era digitale, invitando a promuovere forme di comunicazione rispettose della dignità della persona, del dialogo e della verità. I richiami dei due Pontefici rafforzano la convinzione che educare all’uso corretto delle parole significhi educare alla convivenza civile, al rispetto reciproco e alla costruzione di relazioni umane fondate sulla consapevolezza e sulla responsabilità.
Il confronto tra l’approccio britannico e quello che si sta delineando nel dibattito italiano evidenzia due strategie differenti ma potenzialmente complementari: da un lato il contenimento attraverso il divieto di accesso, dall’altro la formazione attraverso una strutturata educazione digitale orientata alla prevenzione di odio e violenza online.
In questo scenario, la proposta della disciplina “Comunicazione e Linguaggio” promossa dal comunicatore Biagio Maimone, si configura come una risposta sistemica all’emergenza educativa contemporanea, mirata a intervenire alla radice del problema: la qualità del linguaggio e la responsabilità della comunicazione nell’era digitale.
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