Politica

Regionali, duro monito eredi DC. Spera:”A noi soltanto la legittimità giuridica per usare il nome e il simbolo della DC”

Napoli, 5 Luglio – Le prossime regionali in Campania provocano, con effetto dirompente e improvviso, una dura serie di polemiche, di accuse e di severi moniti nell’area democristiana.

La goccia che fa traboccare il vaso, l’iniziativa dell’ex europarlamentare Giuseppe Gargani, con la presentazione, all’ Hotel de la Ville di Avellino, del progetto per la Federazione dei Popolari, un “doppio” simbolo Unione di CentroFederazione Popolari Democratici Cristiani, partito che supporterà Stefano Caldoro, in vista delle prossime Elezioni Regionali.

Veemente e immediata, arriva la reazione degli eredi della DC, forti e legittimati dalla sentenza della Corte di Appello di Roma (n.1305 del 2009, passata in giudicato a seguito di sentenza n. 25999/10 delle sezioni unite della Cassazione) che ha statuito, nonostante la diaspora degli organi di vertice all’inizio del 1994, la Democrazia Cristiana è restata in vita negli e con gli iscritti del 1993, anno dell’ultimo tesseramento.

Si continua a parlare a nome della DC – afferma il commissario regionale DC Felice Spera –  ma chi in questo momento sta cercando di riproporre lo scudo crociato, li informiamo che oggi non è più legittimato a farlo. E’ solo un modo per creare confusione nei veri democristiani. La Cassazione – puntualizza Spera – è stata chiara e precisa sull’uso del simbolo.  Noi le leggi le rispettiamo, ma c’è qualcuno che fa orecchie da mercante. Mi riferisco ad una certa classe democristiana del passato che mira semplicemente ad uno scopo ben preciso: lo scioglimento del nostro partito. Pretendono di ripresentarsi con lo scudo crociato che non gli appartiene. Il loro gioco mira a riprendersi i voti dei democristiani con la speranza di assicurarsi un seggio in Regione. Ancora una volta – precisa il commissario –  assistiamo alle falsità democristiane. Non siete più degni di usare e nominare questo simbolo che non vi appartiene, lo avete prima massacrato e poi buttato come uno straccio La democrazia cristiana è ritornata, – conclude Spera –  e coloro i quali la rappresentano legittimamente siamo solo noi”.

Ricordiamo che sulla base della sentenza della Corte di Appello summenzionata, gli iscritti del 1993 si sono riuniti il 12 ottobre 2019, previa convocazione a mezzo di pubblici proclami pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 5 settembre 2019, parte 2°,  in assemblea costituente, ridando vita alla Democrazia Cristiana storica, eleggendo le cariche di vertice: Segretario politico Franco De Simoni, Segretario Amministrativo (Raffaele Cerenza, nonché 20 Coordinatori regionali, uno per ogni regione ed un Coordinatore nazionale, Antonio Ciccarelli.

Un preciso e severo monito, giunge anche dagli organi nazionali della DC. “Ogni altra formazione che voglia fregiarsi della denominazione Democrazia Cristiana ed utilizzare il simbolo,  lo farebbe illegittimamente. Nonostante il giudicato della Corte di Appello di Roma, che ha statuito che la Democrazia Cristiana non si è mai estinta, ma è sopravvissuta negli iscritti del 1993, e nonostante con la assemblea costituente del 12 ottobre 2019 abbia trovato continuità, sulla base di un percorso giuridico suggerito dalle sentenze, vi sono formazioni che insistono nel qualificarsi Democrazia Cristiana”.

All’iniziativa, dunque,dell’ ex europarlamentare Gargani, che punta, innanzitutto, a “superare la diaspora delle componenti figlie della Democrazia Cristiana e a riaggregarle”, c’è la perentoria risposta del segretario amministrativo nazionale Raffaele Carenza che chiarisce, senza giri di parole, la situazione attuale in casa democristiana. Non ci sarà nessun convegno nazionale perché non vi sono 20 partiti o Democrazie Cristiane, ma una soltanto è la Democrazia Cristiana che ha legittimità giuridica e titolo per usarne il nome, il simbolo ed è depositaria della tradizione dei valori. Chi vuole si può iscrivere alla DC e essere soggetto attivo nella politica”.

 


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