Napoli, 5 Febbraio – «È inutile che Salvini e Tajani dicano di votare sì. Una volta che tutti votiamo sì, che succede?». Nicola Gratteri, procuratore di Napoli, interviene senza giri di parole nel dibattito sul Referendum della Giustizia, mettendo in discussione l’efficacia reale dei quesiti referendari se non accompagnati da una volontà politica di riforma concreta del sistema.

Ospite della trasmissione Campania 24 su Canale 9, Gratteri ha chiarito che il nodo centrale non è il voto in sé, ma ciò che avverrà dopo. «Si abbia il coraggio, o la capacità, o la volontà di modificare il codice di procedura penale per impedire gli arresti domiciliari», ha detto, proponendo un modello già esistente: «Facciamo come nei processi di mafia, per i quali non ci sono gli arresti domiciliari».

Il procuratore ha poi allargato il discorso al tema delle garanzie, denunciando quello che considera un doppio standard nell’applicazione dei principi di presunzione di innocenza. «Si parla di garanzie fino alla sentenza definitiva della Cassazione quando ci sono i colletti bianchi o qualche pubblico amministratore arrestato, condannato in primo e in secondo grado», ha osservato. In quei casi, secondo Gratteri, «si sostiene sempre che è innocente». Da qui l’affondo: «Mettetevi d’accordo con voi stessi, cercate di capire se la garanzia deve valere nei confronti di tutti, anche di chi ha ucciso una persona».

Nel mirino del magistrato anche la riforma sulla separazione delle carriere, definita «mal concepita» e «impropriamente chiamata riforma della giustizia». Gratteri ha criticato il percorso parlamentare del provvedimento, sottolineando come «sia arrivato il pacchetto in Parlamento e nessuno abbia osato modificarlo».

Particolarmente dura la valutazione sulla riforma del codice penale voluta dal ministro della Giustizia Carlo Nordio. «È una riforma nella quale viene detto che per poter arrestare una persona la devi avvertire e lasciarla cinque giorni libera prima che vada in tribunale e nell’ufficio del gip per leggersi le carte», ha spiegato. «Sembrerebbe una barzelletta, ma è una riforma voluta da Nordio».

Secondo il procuratore di Napoli, le conseguenze non sono teoriche ma concrete: «Alcuni di questi sono scappati; altri hanno minacciato i denuncianti, le parti offese». Un quadro che, a suo avviso, svuota di significato il dibattito referendario se non accompagnato da scelte normative coerenti.

Nel confronto sulla giustizia, Gratteri richiama dunque la politica a una responsabilità più profonda: meno slogan, più interventi strutturali. Perché, avverte, il rischio è che il “sì” alle urne resti una risposta senza effetti reali.

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