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Quino & Mafalda: la ricerca della verità attraverso il linguaggio dell’innocenza

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Napoli, 27 Luglio – Scrivere fumetti è un modo per afferrare emozioni diverse, comunicare con espressioni, provare le stesse intense emozioni che si provano nella vita reale. Amplificare, dunque, anche quelle opposte, purché si provi qualcosa di costruttivo ed edificante. Oltretutto, insieme ad una sconfinata fantasia, mette in luce arte, bravura tecnica, conoscendo perfettamente il codice di appartenenza.

Andiamo nello specifico, elencando le caratteristiche principali: figure, simboli convenzionali, segni cinetici, sequenza di vignette, battute, dialoghi, caratteri. Oggi proponiamo un fumetto famoso in tutto il mondo. La sua prima apparizione fu da testimonial di una lavatrice della Mansfield. Si, avete capito, è proprio lei: “Mafalda” la bambina ribelle, piccola e paffutella, di circa 6 anni, dalla folta capigliatura crespa e nera sormontata da un vistoso fiocco per capelli.

La piccola contestataria di Quino è sempre profondamente preoccupata per l’umanità. La guerra nel Vietnam fu un esempio lampante, ma emergono nel suo cuore anche altre fondamentali problematiche come la fame, il razzismo, l’ecologia, i diritti per l’infanzia, i diritti umani, e a seguire, molto presente anche per il quinto anniversario della fine della dittatura.

Andando oltre, non poteva di certo mancare la sua opinione sul mondo della politica! Spesso si diverte a lanciare slogan di una campagna pubblicitaria contro la sottomissione della donna, ne citiamo alcuni  esempi a caso: Rosy Bindi. Critica, aspramente, le dichiarazioni del presidente del consiglio dei ministri Silvio Berlusconi, lanciando la frase: “Non sono una donna a sua disposizione”…

La ritroviamo ancora protagonista di due serie di cortometraggio d’animazione. Insomma, è facile apprezzare la presenza della piccola Mafalda in tanti ruoli, uno diverso dall’altro, sempre rappresentando la giustizia a tutela dei più deboli.

Ma chi è Mafalda? A spiegarcelo è colui che l’ha messa al modo. “Ho voluto mettere in risalto un carattere che possedesse la capacità di confrontarsi con gli adulti, riguardo le complesse opinioni e i  meccanismi della politica e della società, viste con gli occhi di un bambino”, ci spiega Quino, fumettista argentino, il cui vero nome è: Joaquín Salvador Lavado Tejón. 

Disegno di Rosa Ferrante

L’estroso fumettista, dunque, mette al mondo un personaggio con la forte capacità di confrontarsi con gli adulti riguardo alle complesse logiche e meccanismi della politica e  della società, viste con gli occhi di bambino che può, come nella fiaba dei vestiti nuovi dell’imperatore, mettere a nudo la stupidità, la meschinità e gli interessi che sono dietro alle azioni dei ‘grandi’ (guerre, razzismo, miseria).

Come ha scoperto la passione per il fumetto?

“Volevo il confronto con la società, parlare dei problemi del mondo in modo diretto ed intelligente, usando la fantasia di una matita e creare un fumetto buffo e simpatico che attirasse attenzione. Capace, sostanzialmente, di capire le complesse dinamiche del mondo”.

Mafalda nasce nel lontano 1963. Un personaggio a fumetti, che secondo Quino, nonostante la sua tenera età, riuscisse nell’intento di affascinare grandi e piccini, contestando ogni tipo di ingiustizia.

Perché creare una piccola bambina per contrastare l’iniquità che circola libera nei pensieri?

“L’unica cosa che possiamo asserire, –  spiega Quino, – è che attraverso un personaggio a fumetto, possiamo combattere qualsiasi tipo di avversità, grazie agli occhi innocenti di un bambino. Tutto ciò può essere percepito in modo diverso e disinteressato, perché l’innocenza dei bambini colpisce molto più dell’indifferenza degli adulti”.

Abbiamo notato l’assenza di Mafalda per molti anni, come mai?

“È un’argentina verace, ha necessità di un po’ di tempo per ricaricarsi…. Dopo aver percorso chilometri e chilometri, senza mai fermarsi, in un area di sosta, –  risponde ironico Quino – mi sono dedicato in seguito esclusivamente alla creazione di tavole umoristiche e satiriche”.

Qual è il suo paradosso?

“Il mio paradosso riguarda i valori di verità, gli stessi dell’amico Williard Van Omar Quine”.

Non ci resta, a questo punto prima di lasciarla andare, proporre un’ultima domanda alla bambina paffutella dai capelli spettinati, la simpatica e ribelle Mafalda.

Se dovessi rinascere, vorresti essere sempre lo stesso fumetto? Quale messaggio vuoi lasciare a questo mondo?

“Se potessi, chiederei di rinascere in un essere umano, con la stessa caparbietà, e la stessa determinazione. Vorrei nascere giudice, per poter fare giustizia per tutte quelle persone che non hanno potuto difendersi, per mancanza di danaro, o perché non hanno, haimè, trovato persone capaci di adempiere a tale dovere. Insomma, ci vuole tatto, uguaglianza e rispetto per il prossimo in un mondo che, purtroppo, gira per i fatti suoi. Il messaggio che vorrei trasmettere è l’eredità del coraggio, cioè contrastare la paura di chi usa il potere per scopi personali”.

 

 

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