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Quando la bellezza è ‘diversa’, Hope for the future: una passione, un lavoro, un progetto sociale

Napoli, 14 Settembre – Catturare uno scatto, fotografare l’immagine e dare voce alla naturalezza di un corpo. Quell’urgenza a volte illogica di sentirsi perfetti, come se la bellezza fosse essenziale per il raggiungimento di qualsivoglia obiettivo. Essere belle non è il passepartout per la felicità, né un dovere sociale, ma è la consapevole e serena accettazione di convivere con i propri difetti, perché proprio questi sono la vera bellezza. Questo è Hope for the future, l’innovativo ed originale progetto realizzato da Giuseppe Marano, talentuoso hair stylist del Color Store Hair Beauty di Napoli in Via Nicolardi.

L’idea nasce dalla stretta collaborazione di Giuseppe con Luigi Russo e Raffaele Marano, in sinergia con la casa di produzione cinematografica Hobos Factory. Un manifesto di rinascita che denota grande sensibilità verso le donne, in cui viene espresso il concetto di bellezza nella sua accezione più ‘pura’, lontano da clichè che vogliono la donna dal corpo armonico e ‘performante’. Naso all’insù, pancia piatta e labbra carnose, sono solo alcuni dei canoni imprescindibili per l’affermazione sul piano dell’estetica. Un’omologazione quasi ‘ossessiva’ tale da rendere fragile anche le personalità più forti. Hope for the future, dice no ad incasellare l’idea di bellezza all’interno di schemi e definizioni, e punta a valorizzare tutte le donne, legandola a valori interiori e introspettivi.

Donne che diventano modelle e loro stesse registe, perché hanno la percezione di cosa sia attraente e fascinoso del loro corpo, e decidono con spontaneità quali panni ‘vogliono vestire’.

Come si è avvicinato al mondo dell’hair styling?

“Sarò molto sincero, per puro caso, come accade per molti eventi della nostra vita. Da bambino sognavo di fare il giornalista, di quelli che viaggiano per raccontare storie da tutto il mondo, alla Tiziano Terzani, per intenderci! Ma sono cresciuto in un quartiere difficile dell’area Nord di Napoli e i miei genitori non avevano grosse possibilità economiche. Non mi è mai mancato nulla, ma capivo che i loro sforzi, i sacrifici, erano grandi e non volevo più pesare sulle finanze di casa. E fu così che all’età di 16 anni, finite le ore di scuola, mi recavo in un salone di parrucchiere in cui lavorava mio fratello. Ero bravo a cogliere ed imparare i ‘trucchi’ del mestiere. E’stato amore a prima vista. Una professione straordinaria, che ogni giorno mi gratifica e regala soddisfazioni, stimolando costantemente il mio estro ed entusiasmo”.

Cosa rappresenta per lei la bellezza e cosa pensa possa rendere unica una donna?

“Inizierei dalla seconda parte della domanda. A determinare l’unicità di una donna è proprio il suo vissuto, il modo in cui fronteggia e reagisce agli alti e bassi della vita. Il corpo di una donna è come la tela per un pittore, sulla quale trasferisce e racconta la storia della gente. Non riesco a fare un distinguo tra esteriorità e interiorità quando si parla dell’universo femminile. La bellezza, infatti, emerge dall’armonia tra questi due mondi. Quando creo un colore, un taglio, cerco di entrare in sintonia con chi ho di fronte. Il mio obiettivo in quel momento non è solo valorizzare le sue caratteristiche estetiche, ma cercare di plasmare un’immagine che possa esprimere appieno anche la sua personalità.  Il mio desiderio è che ogni donna brilli di luce propria, nella sua essenza. Arrivare all’anima delle persone, alla loro profondità, questo per me è prioritario. “La bellezza è negli occhi di chi guarda”, direbbe il celebre scrittore tedesco Goethe. Per alcuni, per esempio, la bellezza è vedere un cielo limpido, azzurro, con il sole che tramonta sul mare e i gabbiani che fanno acrobazie sullo sfondo; per altri invece è meraviglioso il rumore di un temporale, il mare quando è in tempesta con la luce abbagliante dei fulmini al posto dei gabbiani. Un quadro che raffigura un’immagine per me di una bellezza folgorante, ad altri non trasmette nulla. È lo stesso per l’esteriorità delle persone. Ho anche la percezione che la bellezza sia legata ad un proprio stato emotivo, specifico di un momento. Quando si è innamorati, credo che tutto ci appaia migliore, si apprezza la leggerezza, si vive l’emotività. Non esiste un criterio universale per classificare il bello o il brutto, non è questione di proporzioni, simmetrie o perfezione come spesso ci propinano i social, che ci vorrebbero senza difetti, cicatrici, privandoci d’identità, quanto piuttosto è creazione di armonia e singolare autenticità. La mia non credo sia una visione romantica della bellezza. Sono più che convinto che l’anima di una donna sia il suo valore aggiunto. Il quadro è già incorniciato, a me spetta solo renderlo speciale con un tocco di colore”.

“Hope for the future”. Un progetto lodevole il suo. Cosa le piacerebbe che gli altri condividessero di questa iniziativa? Qual’è il messaggio che intende lanciare?

“L’idea nasce dalla collaborazione con Luigi Russo e Raffaele Marano, miei soci oltre che nipoti. Dopo il lockdown, avevamo voglia di creare un manifesto di rinascita, soprattutto per rispondere con ottimismo, e atteggiamento positivo al brutto periodo trascorso. Ci siamo riusciti grazie alla volontà e sinergia di tutto il Team Artistico Color Store Academy con Dario Renda e la casa di produzione cinematografica Hobos Factory. Insieme siamo riusciti a trasformare un Hair Collection in una campagna di sensibilizzazione sulla bellezza in tutte le sue sfumature. Il messaggio che lanciamo è: Meno uniformità, più felicità. Puntiamo a valorizzare la bellezza autentica perché crediamo fortemente che ognuno sia straordinario nel suo essere come gli va. Siamo contrari ai fotoritocchi estremi che spingono i giovani verso modelli errati e irraggiungibili. Abbiamo scelto di preservare l’originale naturalezza di ciascuno e non uniformarci alle mode, ai canoni in voga del momento. Le modelle protagoniste della nuova collezione non sono professioniste, interpretano sé stesse senza la costruzione di una “femme fatale”. Seduttrici ma con semplicità. Oggi più che mai c’è bisogno di abbattere i pregiudizi, di sconfinare dai limiti culturali che stanno diventando un peso per la nostra società.  Una modella con la sindrome di down che con coraggio esalta la sua femminilità, una donna curvy che mostra con fierezza il suo corpo lontano dagli stereotipi di bellezza, una modella over 60 a dimostrazione che la bellezza non è solo età anagrafica, sono solo alcune delle testimonal che hanno impreziosito il nostro book fotografico. Superare le barriere e portare in primo piano la bellezza che indossiamo quotidianamente, questa è la chiave vincente!”

Programmi futuri?  A chi sono rivolte le sue prossime idee?

“Stiamo lavorando ad un progetto a dir poco eccezionale insieme all’Associazione Bottega dei semplici pensieri ODV. Organizzeremo e partiremo con dei corsi di formazione professionali rivolti ai ragazzi con sindrome di down e con lievi deficit intellettivi, per inserirli in un contesto lavorativo. Faremo di tutto per individuare e stimolare le loro capacità personali, le loro inclinazioni nel campo dell’estetica, dell’hair styling e make-up. Naturalmente riprenderà anche la formazione. Credo sia un investimento continuo per chi fa la mia professione. Abbiamo infatti creato un duplice percorso: uno dedicato ai saloni che fanno parte del gruppo Color Store Family con i quali abbiamo realizzato il progetto Hope for the future, l’altro, di formazione, rivolto a chiunque desideri conoscere il mondo del Color Store e le nostre tecniche esclusive.  Inoltre, siamo già all’opera con una nuova campagna di sensibilizzazione intitolata #Sonocomemiva, ma tutti i dettagli li sveleremo presto attraverso i nostri canali di comunicazione”. 

              

Sabrina Ciani

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