Un nuovo scavo nella Casa di Elle e Frisso rivela i disperati tentativi degli abitanti di salvarsi dall’eruzione del 79 d.C.
Pompei, 30 Aprile – Pompei continua a raccontare la sua tragica grandezza. Nell’ultima campagna di scavo lungo via del Vesuvio, nella cosiddetta Casa di Elle e Frisso, è emersa una scena di toccante umanità: un letto disposto di traverso per sbarrare l’ingresso di una stanza, nel vano tentativo di difendersi dalla furia dell’eruzione che distrusse la città il 24 agosto del 79 d.C.
Lo scavo, i cui risultati sono stati pubblicati oggi sull’E-Journal degli Scavi di Pompei, ha restituito i resti di almeno quattro vittime, tra cui un bambino. Tra gli oggetti rinvenuti, una bulla in bronzo — l’amuleto che veniva fatto indossare ai bambini maschi — e un raffinato set in bronzo per la tavola, con brocche, coppe e attingitoi.
La casa prende il nome da un affresco mitologico raffigurante Elle e Frisso ed è situata accanto alla più nota Casa di Leda e il cigno, documentata nel 2018. Tra gli ambienti riportati alla luce, l’atrio con impluvium, un cubiculum, un elegante triclinium decorato, e un vano con tettoia centrale da cui, secondo gli archeologi, penetrarono i lapilli che costrinsero gli abitanti a cercare riparo.
“Scavare a Pompei significa confrontarsi con la bellezza dell’arte, ma anche con la fragilità della vita,” ha commentato il direttore del Parco archeologico, Gabriel Zuchtriegel. “In questa piccola casa meravigliosamente decorata abbiamo trovato le tracce degli abitanti che cercarono di salvarsi bloccando un ingresso con un letto. Ma la corrente piroclastica ha invaso tutto, trasformando ogni ambiente in una trappola di cenere incandescente.”
Ulteriori indizi, come le soglie rimosse e le pareti in fase di lavorazione, fanno supporre che la casa fosse in ristrutturazione al momento dell’eruzione. Nonostante ciò, era abitata, e i suoi occupanti, anziché fuggire, rimasero fino alla fine.
Oggi, tra quelle stanze mute, la cenere ha preservato non solo gli oggetti, ma i gesti, le scelte, le paure. E ci restituisce il racconto struggente di chi, davanti all’inevitabile, ha cercato fino all’ultimo di proteggere ciò che aveva di più caro: la propria casa, la propria famiglia, la propria vita.
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