Napoli, 29 Maggio – Il brutale omicidio della quattordicenne Martina Carbonaro, uccisa a colpi di pietra dall’ex fidanzato diciannovenne ad Afragola, ha scosso profondamente l’opinione pubblica italiana. In un’intervista rilasciata a Il Mattino, lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet offre una riflessione tagliente, denunciando una società che sembra incapace di proteggere i propri giovani e di affrontare le proprie responsabilità collettive.
Crepet esordisce con un’affermazione provocatoria: “Non mi stupisco. E se c’è qualcuno che si stupisce, mi stupisco del suo stupore.” Questa dichiarazione sottolinea come episodi di violenza giovanile non siano più eccezioni, ma sintomi ricorrenti di un malessere profondo. L’indignazione pubblica, secondo lo psichiatra, si è trasformata in un rituale privo di azioni concrete.
Alla domanda sulla colpa dei genitori, Crepet risponde: “La colpa è di tutti.” Evidenzia come la famiglia abbia grandi responsabilità, ma anche come sia più comodo assecondare le richieste dei figli piuttosto che affrontare discussioni per guidarli verso scelte corrette. Questa mancanza di guida contribuisce a una società dove i giovani crescono senza punti di riferimento stabili.
Crepet osserva che l’età media delle vittime e dei carnefici si sta abbassando sempre di più. Racconta di come, durante la notte, sia possibile vedere molti ragazzini in circolazione che bevono, fumano e si drogano. Questo fenomeno non è limitato a una città specifica, ma è diffuso in tutto il paese.
Contrariamente a chi invoca maggiori controlli, Crepet afferma: “Non servono più controlli: servono regole, regole ed educazione, ma non quella di chi la impartisce su Tik Tok.” Sottolinea l’importanza di un’educazione autentica e di regole chiare, piuttosto che di misure repressive o di facciata.
Crepet denuncia l’accesso precoce dei bambini ai social media, affermando che a 11 anni non giocano più con le bambole, ma hanno già profili Instagram. Critica l’indifferenza generale verso questo fenomeno e l’assenza di interventi significativi per regolamentare l’uso dei social tra i più giovani.
L’intervista di Paolo Crepet rappresenta un monito severo ma necessario. La tragedia di Martina Carbonaro non è un caso isolato, ma il risultato di una serie di fallimenti collettivi: nella famiglia, nell’educazione, nella società. È urgente un cambiamento radicale che coinvolga tutti gli attori sociali per costruire un ambiente più sicuro e responsabile per le nuove generazioni.
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