Olmert chiama in causa l’Italia: “Meloni sostenga la fine della guerra a Gaza”

Napoli, 14 Settembre – “La guerra a Gaza deve finire oggi”. Le parole di Ehud Olmert, ex primo ministro israeliano, risuonano come un messaggio tanto urgente quanto in controtendenza rispetto alla linea dura del governo Netanyahu. Intervenuto al convegno “Falafel e Democrazia” a Napoli, Olmert ha invocato la fine immediata del conflitto e un ritorno alla prospettiva politica della soluzione dei due Stati, spesso rimossa dal dibattito israeliano degli ultimi anni.

L’ex premier ha legato la fine delle ostilità alla liberazione congiunta di ostaggi israeliani e prigionieri palestinesi, indicando come passaggio necessario la nascita di una leadership “moderata” in Israele capace di guidare una fase di transizione a Gaza. Nelle sue parole, il futuro del territorio dovrebbe essere affidato all’Autorità nazionale palestinese, chiamata a nominare un governo in grado di amministrare l’enclave.

Un punto cruciale del suo intervento riguarda il ruolo internazionale, con un chiaro richiamo all’Italia. “Sono certo che l’Italia appoggerà questa nostra richiesta – ha dichiarato – e immagino che la premier Meloni sia concorde sul fatto che la guerra finisca oggi e che possa iniziare un dialogo tra Israele e l’Autorità palestinese”. Un riferimento che sembra voler stimolare Roma ad assumere una posizione più incisiva, in linea con l’approccio di mediazione tradizionalmente sostenuto dalla diplomazia italiana in Medio Oriente.

Le parole di Olmert hanno un significato politico che va oltre l’attualità del conflitto: provengono da un ex premier israeliano che, pur lontano dal potere, rappresenta quella parte del campo politico israeliano favorevole a una soluzione negoziata e alla coesistenza con i palestinesi. In un momento in cui il governo Netanyahu appare sempre più isolato sul piano internazionale, il richiamo alla “soluzione dei due Stati” suona come un ritorno a un lessico diplomatico abbandonato ma ancora considerato, dalle principali cancellerie mondiali, l’unica via d’uscita sostenibile da un conflitto definito “storico” e apparentemente senza fine.

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Raffaele Ariola
“Giornalista pubblicista con una grande passione per lo sport, in particolare per il calcio, da sempre definito lo sport più bello del mondo. Scelgo, ogni volta che scrivo, di essere al servizio della notizia e del lettore, raccontando i fatti con chiarezza ed essenzialità. Credo fermamente che l’unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede”.