Cultura

“Non è di Maggio”: grandi consensi per l’ultimo romanzo dello scrittore napoletano Luigi Romolo Carrino

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Napoli, 10 Marzo – L’ultima fatica dello scrittore napoletano Luigi Romolo Carrino sta facendo il giro dell’Italia. Non è di Maggio, edito da Arkadia/SideKar, è uscito solo da pochi giorni. È un romanzo complesso, sofferto e amato. Come il suo autore, è vero fino allo spasimo.

Tanta roba nel romanzo: 253 pagine impregnate di tutta la sua vita, di studio letterario, tecnica e stile. Un libro elaborato, dove la lingua, sua caratteristica bella, è densa di significati. Una commistione di italiano e napoletano, oracolante e irresistibile; è il libro dei silenzi e dei segni che emanano i corpi.

Già dall’incipit del romanzo ci si sprofonda con l’anima, il corpo, i pensieri e si resta muti ed estasiati al cospetto della sua lingua che risalta con un intrico di napoletanità, traslati e verità. Un mondo vissuto contadino che si sovrappone alla nobiltà marcia, allo scempio dell’incanto d’amore.

Il romanzo richiama lo scenario di Procida, località bella, con il mare e il cielo e il vento che incorniciano gli eventi. Episodi nefasti, duri, sofferti su un’isola che sfoggia pergolati, uva, odori di mosto, di muffa di cantina, di legna ammucchiata e di vita tribolata.

Di amore straziato, di figliolanza e consorti senza ritorno da quel mare tiranno che pur dà da vivere agli isolani, pescatori duri e bonari. Pagine di bellezza, di pura poesia, liricità che entrano nelle ossa del lettore attento e sensibile, che si lascia cullare dalla prosa che sorprende e ammalia, punge e trafigge.

È emozione, che entra nella pancia, la fa tremare e sussurra al cuore lasciando comunque una fragranza di bellezza. E quando stanno per finire le pagine è proprio allora che si insinua nel lettore il desiderio di tornare indietro e indietro ancora, riprendere, finire, chiudere gli occhi, toccare con una dolce carezza la copertina, portandosela al petto per stringerla in un abbraccio e far balenare nella mente il pensiero: quando leggerò un altro libro così?

E il pensiero vola allo scrittore dell’anima, del dolore, del mistero profondo, del buio. Siamo a marzo e, tuttavia, Non è di Maggio è per tutti i mesi, tutte le stagioni, tutto l’anno. Sempre.

Nelle prime pagine del romanzo troviamo la citazione di Elsa Morante e la dedica rivolta ad Elsa e Anna Maria e a tutte le altre meravigliose scrittrici e poetesse italiane. Che importanza hanno avuto queste letterate nella sua vita di scrittore?

Un’importanza infinita. La prima volta che mi sono imbattuto nella Morante avevo diciotto anni. Era un periodo duro, mio nonno faceva la chemio e io, appena patentato, lo accompagnavo in ospedale. Per attendere il ciclo di terapia, comprai La Storia in una libreria lì vicino e cominciai a leggerlo. Non so quante volte ho letto questo romanzo, e ogni volta è uno stupore. Negli anni che sono passati, a ogni passaggio ho aggiunto al mio corredo enciclopedico nuove cose che nella lettura precedente non avevo colto. È così, con alcuni autori è così. Questa è la letteratura. Della Morante, poi, ho letto tutto.”

I suoi lettori hanno atteso con ansia l’uscita di questa ultima fatica. Cosa si aspetta, quali pensa possano essere le loro reazioni?

Ogni volta è un’emozione. Questo romanzo è la summa di tutto ciò che volevo scrivere. Credo di aver dato il mio massimo e spero che i lettori possano apprezzare questo miscuglio di tradizione e scienza, di credenze popolari e “realismo magico” che pervade tutta la narrazione.”

Con questo romanzo, il suo stile si è evoluto o è lo stesso che abbiamo conosciuto con gli altri suoi lavori?

“Sono sempre io. Ho soltanto adeguato alla mia storia i registri narrativi giusti, per me, a ogni personaggio e in questo mio romanzo ce ne sono molti. Oltre alle figure femminili, estremamente determinanti nella vita di Salvo, ci sono storie che riguardano alcuni isolani e che caratterizzano l’adolescenza di questo ragazzo dai poteri speciali.”

Perché la scelta di inserire tra i tanti personaggi il bimbo autistico?

“La condizione autistica ben rappresenta il tema del testo. L’incomunicabilità. Non è un caso che Salvo riesca a comunicare tramite il pensiero primigenio, senza il passaggio per una lingua, ma con un linguaggio autentico come solo il pensiero riesce a fare. Nuccio è bellissimo nella sua realtà, è puro, è bianco, è luce e tutto questo passa attraverso un nuovo alfabeto fatto di carne, “umano” nella sua accezione più stupefacente.”

NON È DI MAGGIO viene alla luce dopo nove anni di duro lavoro. La scrittrice Wanda Marasco, finalista al premio Strega 2017 con La compagnia delle anime finite (in realtà, doppia candidatura, anche da parte del saggista Cesare de Seta) ti ha presentato al premio con una motivazione forte: l’inadeguatezza di stare al mondo. Quali sono le sue aspettative?

“Sì, questa è la terza volta per me. Non ho mai superato la selezione, nelle altre due occasioni. È sempre un onore partecipare a questo premio ed è un onore immenso che mi abbia presentato Wanda Marasco, una scrittrice meravigliosa e con un talento immenso. Non mi aspetto altro: quest’anno i romanzi in lizza sono più di sessanta, e ci sono nomi incredibili. Da Trevi a Pellegrino, da Ciabatti a Di Pietrantonio, da Mozzi a Calandrone, da Gazoia a Bajani: grandi autori e autrici. Per me va già bene così.”

Progetti per il futuro? C’è qualche altro libro in cantiere? A che cosa ti stai dedicando?

“Intanto riuscire a sopravvivere, vista la mia salute ballerina. Ho qualche idea, sì. Ma non sto scrivendo. Di solito, prima di mettermi al computer cerco di raccontarmi la storia nella testa. Vorrei scrivere un thriller, ma in questo momento ho in mente solo il personaggio principale, il titolo e so che avrà a che fare con l’alchimia. Per ora, faccio il ghostwriter e l’editor.”

LA TRAMA. “Non è di maggio” racconta di Salvo, nato nel bottone più bello del Mediterraneo, dove il mare parla saggio e forte dei suoi cinque miliardi di anni. Salvo, il bambino indaco, è il frutto di un amore vietato ed è il gemello, uguale all’altro fatto sparire, nascosto alla famiglia blasonata che non avrebbe mai permesso di avere come nipote il figlio di un contadino. E il ragazzo, tenuto in stretta segretezza, vive accudito da Rosina la janara, perché sua madre Angela cade nel buio fitto dopo la morte del compagno avvenuta prima della nascita dei figli. Salvo, che ha avuto il nome del papà, da Rosina apprende sortilegi che sa gestire e mettere in atto, ma il potere più grande che possiede è la capacità di piegare lo spazio-tempo. Crede di essere arrivato sulla Terra per insegnare un modo di amare differente, dove le persone si “vedono” davvero per quelle che sono, ma ben presto si accorge che è solo. Soltanto con Nuccio, coetaneo e autistico, compagno dei suoi giorni di “vita”, riesce a trovare il modo di comunicare in un personalissimo Universo. Salvo ama il cielo e Nuccio il mare, sono i luoghi a cui sembrano appartenere da sempre ed è lì che vorranno tornare.

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