Nel solco di San Paolino, patrono della diocesi e compatrono cittadino, monsignor Francesco Marino invita la comunità a farsi custode dell’unità e della fraternità, a partire dalla memoria viva di Cristo.
Nola, 23 Giugno – In occasione della solennità di San Paolino di Nola, il vescovo Francesco Marino si rivolge con il consueto messaggio annuale alla diocesi e alla città. Il suo appello è chiaro e urgente: guardare a Paolino come maestro di unità, per la vita spirituale e civile. Un’esortazione che affonda le radici nel motto episcopale scelto dallo stesso Marino – In Illo uno unum – tratto da Sant’Agostino e condiviso, come egli sottolinea con emozione, anche da papa Leone XIV.
Questa espressione, che evoca l’unità possibile nello Spirito attraverso Cristo, non è per Marino un semplice riferimento teologico, ma la sintesi di un intero programma pastorale. «Abbiamo bisogno di costruire ponti – scrive – soprattutto in tempi dove aumentano divisioni e contrapposizioni che sfociano in guerre atroci». La memoria di Cristo, insiste il vescovo, è il primo e indispensabile passo verso questa unità: una memoria che unifica interiormente, orientando ogni scelta e azione.
L’unità, però, non è uniformità, ricorda Marino. Come Pietro e Paolo, anche chi vive oggi la missione della Chiesa può avere visioni diverse. Ma la differenza non deve mai diventare conflitto: «Mettiamo Cristo come asse portante, e la nostra vita non si piegherà né spezzerà neanche nei ‘vicoli più stretti’ della nostra umanità».
Significativo è anche l’appello ai giovani, ai quali il vescovo affida il futuro della città e della tradizione festiva. A loro chiede di vivere la festa dei Gigli come momento di gioia condivisa, non come sfogo di tensioni o rivalità: «Mai armarsi di violenza né in piazza né sui social», ammonisce. Agli adulti e ai maestri di festa il compito di offrire un esempio di sobrietà e conciliazione, affinché la festa diventi davvero “casa della pace”, come auspicato anche da papa Leone XIV.
Nel messaggio del vescovo Marino si intrecciano teologia e attualità, liturgia e vita quotidiana. Le sue parole non parlano solo ai credenti, ma a ogni cittadino chiamato a scegliere tra costruire o dividere, tra custodire la memoria viva di Cristo o lasciarsi travolgere da logiche di scontro.
In un tempo segnato da polarizzazioni e tensioni – religiose, sociali, persino familiari – l’invito alla piccolezza evangelica, alla fraternità e alla gioia autentica assume un valore radicalmente controcorrente. È la sfida di “sparire perché rimanga Cristo”, come ricordava papa Leone XIV. È la proposta di Paolino, il cui esempio continua a parlare a una città che – per dirla con le parole del suo vescovo – deve «ricordarsi di Gesù Cristo» non come simbolo, ma come fondamento di ogni scelta di pace.
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