La lettera del vescovo di Nola dopo la Festa dei Gigli: “No alla violenza, sì alla pace”
Nola, 4 Luglio – Non è bastata la suggestione di un “mare di gente” in festa, né l’armonia di obelischi e barca giunti in piazza tra applausi e canti, a cancellare l’amaro epilogo della serata di domenica. Alcuni episodi di tensione e scontro fisico tra paranze hanno segnato negativamente la conclusione della tradizionale Festa dei Gigli di Nola, uno degli eventi di religiosità popolare più emblematici del Sud Italia, riconosciuto patrimonio Unesco. A prendere posizione con fermezza è stato il vescovo di Nola, monsignor Francesco Marino, che ha affidato a una lunga e accorata lettera alla cittadinanza il suo giudizio su quanto accaduto.
“È assurdo che una festa religiosa, che deve essere palestra di pace e di fraternità, si trasformi per alcuni in occasione di scontro con espressione di odio e violenza”, ha scritto il presule, condannando senza esitazioni i comportamenti di alcuni facinorosi protagonisti degli scontri. Per Marino, la gravità di questi atti stride profondamente con il significato autentico della festa e con il tempo storico che viviamo, in cui la preghiera per la pace dovrebbe diventare impegno condiviso e quotidiano.
Il vescovo non si limita però alla denuncia. Nella sua lettera propone una riflessione più ampia, che tocca le responsabilità organizzative e culturali dell’evento. A partire dalla necessità di sanare “la frattura evidente tra famiglie assegnatarie del Giglio, Maestri di festa e paranze”, fino alla richiesta di non prolungare oltre misura i tempi della ballata e di curare con attenzione il linguaggio delle canzoni e le sollecitazioni dei capiparanza dagli altoparlanti.
Tra le righe della missiva, emerge una visione alta e non banale del senso stesso della Festa dei Gigli: non semplice folklore, né vuoto cerimoniale, ma “esame annuale del nostro DNA ecclesiale e civile”. Monsignor Marino si chiede – e ci chiede – se Nola sia ancora capace di essere “crocevia dello Spirito”, luogo di relazioni autentiche, ospitalità, religiosità viva e non solo affezione a riti mondani.
È proprio in questa domanda che la lettera del vescovo si fa documento civile, oltre che pastorale: una chiamata alla responsabilità di tutti – comitati, istituzioni, cittadini – perché la festa torni a parlare un linguaggio condiviso e inclusivo, capace di ispirare e non dividere. Le sue parole non mirano a colpevolizzare, ma a ricostruire un senso di appartenenza e a restituire centralità alla fede e ai valori di San Paolino, patrono della città.
“Bisogna stare in mezzo alla nostra gente e coinvolgersi con passione”, ha scritto Marino, raccontando di aver percepito proprio in alcuni momenti della festa – durante le cene dei comitati, ad esempio – un raro spirito di famiglia, dove giovani e anziani, bambini e adulti di ogni estrazione sedevano insieme “come una sola grande famiglia”.
Nel finale della lettera, il presule rilancia la sfida più profonda: far tornare Nola al centro della vita diocesana, anche nella sua dimensione civile e culturale. “Nola, ricordati di Gesù Cristo”, scrive con forza, chiedendo che la città ritrovi le sue radici cristiane e ripensi la festa non come ostentazione, ma come manifestazione autentica di fede.
Parole che suonano come un appello a rinnovare lo spirito della festa, a proteggerne il significato contro ogni deriva, affinché la “Ballata dei Gigli” torni ad essere davvero, per tutti, palestra di pace e fraternità.
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