Nola, 14 Dicembre – La mostra collettiva “I Talenti del Territorio”, inaugurata il 13 dicembre presso il Centro di Formazione JTP, è un viaggio nell’arte contemporanea che racconta storie di territorio, di tradizioni, ma anche di riflessioni sociali e ambientali. Curata dal professor Massimiliano Coppola e anticipata dal convegno “Le professioni della cultura” organizzato dal dirigente del JTP Lucia Casaburo, la mostra è il risultato di un progetto che mette in luce l’interconnessione tra cultura, arte e territorio, raccogliendo le opere di artisti campani e locali che interpretano la realtà attraverso linguaggi e medium diversi.
All’interno delle aule del Centro di Formazione, un edificio destinato alla didattica, la mostra assume un’atmosfera intima, quasi domestica, dove l’arte non è esposta in uno spazio classico e distaccato, ma entra in contatto con la quotidianità. Questo particolare allestimento riflette il tentativo del curatore di integrare le opere degli artisti esposti nel contesto sociale e umano, dando vita a un’esperienza coinvolgente e accessibile. Le opere spaziano dalla pittura alla scultura, dalle installazioni alla fotografia e affrontano temi che vanno dalla spiritualità alla riflessione sul degrado urbano, dal paesaggio alle problematiche sociali.
Tra le opere esposte, quelle di Giacomo Savio, che porta in mostra una scultura, Frammenti di Nur, e un’istallazione di video arte Ascesi. La scultura di una purezza quasi eterea, rimanda alla luce, simbolo di conoscenza e spiritualità. Il medium di Ascesi invece, fa pensare ai vecchi tubi catodici abbandonati sulle carreggiate delle nostre strade, pur trasmettendo immagini naturali e umane. Racconta una ricerca di distacco dal mondo materiale, suggerendo una riflessione sulla guerra e sul bisogno di ritrovare la pace interiore attraverso la spiritualità. Un messaggio che Savio veicola con una forza delicata, invitando lo spettatore a riflettere sulla possibilità di un mondo migliore.
Anche il maestro Nunzio Meo, in un’altra sezione della mostra, presenta due installazioni che esplorano il tema del riciclo e del recupero dei materiali, una riflessione sociale forte. Bandiera di speranza è una composizione che racconta il dramma della guerra, attraverso figure stilizzate in lamina di alluminio e scritte che evocano la sofferenza e il dolore dei caduti. La seconda installazione, Ritorno alle radici, si rifà invece alla cultura sarda e ai suoi simboli ancestrali, in un mix di legno e juta che richiama la vita rurale e le tradizioni di antiche civiltà. L’opera di Meo è un invito alla riflessione sulle radici culturali e sull’importanza di non dimenticare la nostra connessione con il passato.
Passato di terra e di cultura, costante omaggio nelle sculture di Gianfranco Coppola, che porta sempre con se. Attraverso l’antica conoscenza dell’arte dello sbalzo e del cesello, il maestro Coppola, fa un impeccabile resoconto storico artistico delle tradizioni culturali del territorio, il tutto rievocando le tecniche delle civiltà mesopotamiche, egizie e greco-romane. Tra le sue opere, la stele in rame Fiamme dedicata a Giordano Bruno, rappresenta il filosofo nolano e la sua morte tragica sul rogo, simbolo di una lotta per la libertà del pensiero. Accanto a questa i Grifi Alati, in ottone, fanno riferimento alla tradizione dell’arte campana, riprendendo i motivi che decorano gli antichi reperti archeologici dell’Antiquarium delle basiliche di Cimitile. L’artista, con grande maestria, fa dialogare la modernità e l’antichità, trasformando materiali nobili come il rame e l’ottone in un tributo alle radici culturali della nostra terra, senza tralasciare i veri tributi, quelle Madri Capuane omaggiate nella terza opera esposta.
In un contesto completamente diverso, la pittura di Sofia Cannavacciuolo evoca l’intensità del paesaggio e dei miti napoletani. Le sue opere, tra cui Puteoli Antica e Parthenope, rappresentano il legame tra la città e le sue tradizioni leggendarie, raccontando con colori vividi e dinamici la storia di Napoli e dei suoi miti fondatori. La sua ricerca non si limita a una rappresentazione naturalistica del paesaggio, ma attraverso il linguaggio pittorico e l’uso di materiali inusuali come le cialde di caffè, Cannavacciuolo rielabora l’immagine del territorio in chiave personale e suggestiva, aggiungendo un tocco di originalità e freschezza al panorama artistico contemporaneo.
Anna Colmayer, con la sua ricerca espressionista e astratta, porta in mostra una serie di lavori che si concentrano sui volti femminili, affrontando la condizione della donna con una carica emotiva palpabile. In Bacio d’Amore, due figure si uniscono in un gesto di passione, reso ancor più intenso dal rilievo materico delle superfici. L’artista utilizza il legno e altre superfici per incidere e plasmare l’immagine, dando vita a un segno visivo che racconta l’intensità dei sentimenti. La sua Donna con Burka è invece un’opera che riflette sull’identità, sulla cultura e sul contrasto tra tradizione e modernità, portando l’osservatore a una riflessione profonda sulle differenze culturali e sulle tensioni sociali.
Sofia Dell’Aversano Orabona, con il suo approccio fotografico, cattura l’essenza di luoghi e oggetti, trasformandoli in frammenti di memoria e di nostalgia. Le sue fotografie documentano paesaggi urbani e periferici, come nel caso della Bicicletta Abbandonata, che diventa un simbolo di abbandono e solitudine, ma anche di resilienza. Ogni scatto sembra raccontare una storia non visibile, un frammento di vita che viene spesso ignorato, ma che Dell’Aversano Orabona riesce a rendere evocativo e profondo, facendo emergere l’umanità dietro l’oggetto e il paesaggio.
Luigi Albi, con la sua pittura intensamente realista, rappresenta volti di immigrati, esprimendo la condizione dell’altro con una forza visiva che colpisce lo spettatore. Nei suoi ritratti, il colore diventa uno strumento potente per raccontare storie di speranza e sofferenza, mettendo in evidenza i contrasti di luce e ombra come metafore della vita di chi è costretto a lasciare la propria terra in cerca di una nuova opportunità. Le sue opere sono un atto di denuncia contro l’indifferenza sociale e un invito a riflettere sul valore dell’umanità di ogni individuo.
Infine, Luigi Scarano, con le sue opere che mescolano calcinacci, intonaco e terreno flegreo, crea un dialogo tra arte e natura, tra memoria storica e riflessione sull’ambiente. Le sue tele, che evocano l’archeologia e la preistoria, sono dense di materia e significato. Madre Terra e Tellus sono due lavori che interrogano lo spettatore sul destino del nostro pianeta, sulla sua continua trasformazione e sull’indifferenza della società moderna nei confronti della natura. Con una carica espressiva unica, Scarano trasmette la sua preoccupazione per l’ambiente, trasformando i materiali più semplici in simboli potenti di una lotta per la conservazione del nostro mondo. La mostra sarà visitabile fino al 22 Dicembre 2024 presso la sede del Job Training Project in via Giacomo Imbroda n.72 a Nola.
Giuseppe Moscato



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