Liberati alla Mostra d’Oltremare cento esemplari del Thalassa montezumae, predatore naturale della cocciniglia tartaruga. Se i test confermeranno i risultati di laboratorio, si aprirà una nuova strada per difendere il patrimonio arboreo senza ricorrere ai pesticidi.
Napoli, 30 Luglio – Per salvare migliaia di pini non serviranno pesticidi, ma un piccolo coleottero lungo pochi millimetri. È una sfida che sembra scritta dalla natura stessa quella partita nel boschetto della Mostra d’Oltremare di Napoli, dove è stata avviata la prima sperimentazione al mondo che punta a fermare la devastazione provocata dalla cocciniglia tartaruga utilizzando il suo nemico naturale: il Thalassa montezumae, una coccinella originaria dell’America Centrale.
Un centinaio di esemplari sono stati liberati tra gli alberi del parco in quello che potrebbe rappresentare una svolta nella lotta a uno dei parassiti più distruttivi degli ultimi anni. Se l’esperimento darà i risultati sperati, si aprirà la strada a una nuova strategia di difesa biologica, rispettosa dell’ambiente e destinata a proteggere il patrimonio arboreo non solo della Campania, ma anche di molte altre regioni italiane.
Negli ultimi dieci anni la cocciniglia tartaruga ha cambiato il volto di interi paesaggi. Il pino domestico, simbolo del Mediterraneo e presenza storica nei parchi cittadini, lungo le coste e nei centri urbani, è diventato una delle sue vittime predilette. Dopo aver fatto la sua comparsa in Campania, il parassita si è diffuso rapidamente nel Lazio, in Toscana, nelle Marche, in Abruzzo e in Puglia, causando il progressivo deperimento e, spesso, la morte di migliaia di alberi.
Di fronte a un’emergenza fitosanitaria sempre più estesa, la risposta arriva oggi dalla ricerca scientifica. La sperimentazione è coordinata dalla Regione Campania, attraverso il Servizio fitosanitario regionale, con il supporto del Dipartimento di Agraria dell’Università Federico II, promossa dal Ministero dell’Agricoltura e realizzata dal Crea Difesa e Certificazione.
La Mostra d’Oltremare è stata scelta come laboratorio a cielo aperto per le caratteristiche del suo patrimonio arboreo, che consentirà ai ricercatori di osservare il comportamento del predatore sia sui pini più giovani sia sugli esemplari monumentali.
«È un esperimento unico al mondo», ha sottolineato l’assessora regionale all’Agricoltura, Maria Carmela Serluca, spiegando che l’obiettivo è verificare se il Thalassa montezumae sarà capace di confermare sul campo l’efficacia già dimostrata in laboratorio. Se ciò accadrà, sarà possibile disporre di uno strumento concreto per difendere i pini senza ricorrere ai fitofarmaci, soluzione spesso difficile da adottare nei centri abitati e nelle aree costiere, dove gli interventi chimici risultano complessi, costosi e potenzialmente impattanti per l’ambiente.
Il percorso che ha portato fino a Napoli è iniziato a migliaia di chilometri di distanza. Dopo aver constatato che i predatori già presenti nei nostri ecosistemi non erano in grado di contenere l’infestazione, i ricercatori del Crea hanno cercato il principale antagonista naturale della cocciniglia direttamente nelle sue aree di origine, nei Caraibi. Il coleottero è stato individuato nelle isole Turks and Caicos, importato in Italia con le necessarie autorizzazioni e allevato nel centro di quarantena di Firenze, dove ha superato una lunga serie di test prima del rilascio.
Non meno importante è stata la valutazione dell’impatto ecologico. Gli studi effettuati hanno escluso rischi significativi per gli ecosistemi locali, consentendo al Ministero dell’Ambiente di autorizzare questa prima sperimentazione in pieno campo.
Gli esperti, tuttavia, invitano a non aspettarsi risultati immediati. La lotta biologica segue tempi molto diversi rispetto agli interventi tradizionali. Lo scopo non è eliminare completamente la cocciniglia, ma ristabilire un equilibrio naturale che mantenga il parassita sotto livelli compatibili con la sopravvivenza degli alberi.
Il monitoraggio, affidato al Servizio fitosanitario regionale insieme all’Università Federico II, accompagnerà tutte le fasi dell’esperimento. I primi riscontri potrebbero arrivare già dalla prossima primavera, quando sarà possibile verificare se il Thalassa montezumae avrà superato l’inverno e iniziato a riprodursi.
Da questo piccolo coleottero potrebbe dipendere il futuro di un patrimonio verde che caratterizza il paesaggio campano e l’identità di molte città italiane. Se la natura riuscirà davvero a fermare uno dei suoi più temibili invasori, Napoli entrerà nella storia della ricerca fitosanitaria con una sperimentazione destinata a diventare un punto di riferimento internazionale.
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