Piantare alberi per raffreddare la città e ridisegnare le piazze: il team della Federico II propone soluzioni concrete contro le isole di calore urbane

Napoli, 10 Luglio – Napoli deve cambiare pelle per affrontare le sfide del clima che cambia. È questo il messaggio al centro della ricerca condotta dalla professoressa Carmela Gargiulo, docente di Ingegneria presso l’Università Federico II, presentata al forum internazionale di Istanbul. Lo studio, intitolato “Cambiamenti climatici e spazi aperti urbani. Un’analisi spazio-statistica della capacità adattiva a Napoli”, individua nella carenza di verde urbano uno dei principali fattori che alimentano le isole di calore della città.

«Napoli ha nella sua tradizione urbana grandi piazze senza verde e quartieri densamente popolati privi di alberi. Ora bisogna pensare a un’evoluzione diversa della città», spiega Gargiulo. Le ondate di calore, sempre più frequenti durante l’estate, stanno trasformando alcuni luoghi in veri e propri forni a cielo aperto.

I dati sono chiari: un aumento del 30% della copertura arborea può abbassare le temperature locali fino a 1,3 gradi. Lo studio individua le zone più critiche nei Quartieri Spagnoli, a Scampia, Pianura, e nelle grandi piazze o aree di parcheggio con poca densità edilizia ma una forte impermeabilizzazione del suolo.

«Stiamo mappando queste aree con un software che calcola l’effetto di alberi, fontane o tetti verdi sulla temperatura urbana», continua la docente. Tra le soluzioni proposte: piantare alberi dove oggi c’è solo asfalto o pietra, installare fontane urbane e incentivare la vegetazione sui tetti, specie dove lo spazio è scarso.

Un esempio emblematico è Piazzale Tecchio, cuore del campus d’ingegneria: «Attraversarlo d’estate è una tortura sotto il sole», racconta Gargiulo. Ma anche Piazza Municipio, un tempo ombreggiata da alberi e rinfrescata da fontane, oggi è diventata un solarium rovente. Stessa sorte per Piazza Dante, Piazza Plebiscito e Piazza Garibaldi. L’invito è a seguire modelli già sperimentati in città europee come Rotterdam e Parigi, dove i viali alberati e le superfici permeabili stanno diventando strumenti centrali della progettazione urbana.

Il team della Federico II è pronto a mettere le proprie competenze al servizio del Comune: «Il sindaco Manfredi, da ingegnere ed ex rettore, conosce il valore della ricerca. Siamo disponibili a collaborare con l’amministrazione per sviluppare nuovi piani urbanistici e sfruttare i fondi europei per il verde urbano», conclude Gargiulo.

Napoli, con il suo straordinario patrimonio storico e urbano, non può più permettersi di ignorare l’urgenza climatica. Il calore che si sprigiona da piazze spoglie e strade impermeabili non è solo una questione ambientale, ma anche sociale: colpisce soprattutto i più fragili, gli anziani, i bambini, chi non ha accesso a spazi verdi o case ben isolate.

Ripensare l’urbanistica non significa cancellare la storia della città, ma interpretarla in chiave nuova. Gli alberi, le fontane, i tetti verdi non sono orpelli estetici: sono infrastrutture di resilienza, strumenti per rendere Napoli più vivibile, equa e pronta al futuro. Il cambiamento climatico non aspetta. E nemmeno Napoli dovrebbe farlo.

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Raffaele Ariola
“Giornalista pubblicista con una grande passione per lo sport, in particolare per il calcio, da sempre definito lo sport più bello del mondo. Scelgo, ogni volta che scrivo, di essere al servizio della notizia e del lettore, raccontando i fatti con chiarezza ed essenzialità. Credo fermamente che l’unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede”.