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Napoli, Murale ed altarini della camorra. Parla Vincenzo Galletta: “Per mio figlio, che faceva il meccanico, ucciso dal boss di Forcella, nessuna targa. Si celebrano solo camorristi”

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Napoli, 6 Aprile – Sulla questione dei murale e degli altarini che celebrano criminali e camorristi interviene anche Vincenzo Galletta, padre di Luigi, il giovane meccanico di Forcella che a 21 anni fu ammazzato da un killer del baby-boss Emanuele Sibillo. Secondo gli inquirenti il giovane meccanico fu assassinato perché gli si volevano estorcere informazioni su un suo cugino, forse vicino ai Mazzarella. Ma Luigi non aveva né legami con la malavita né informazioni da dare ma è stato comunque brutalmente ucciso.

In un’intervista rilasciata a Il Mattino, Vincenzo Galletta racconta: “Leggo di murale che raffigurano giovani rapinatori uccisi durante le loro imprese, di social media sulla gesta di presunti boss ammazzati e mi faccio una domanda: come mai nessuno pensa a chi è morto indossando una tuta da meccanico? Come mai nessuno si appassiona a chi è stato ammazzato per inseguire il sogno di una vita onesta, con le mani sporche di grasso di officina? “.

“I quesiti posti da Vincenzo Galletta non sono soltanto le parole e lo sfogo di un padre distrutto dal dolore ma rappresentano molto di più, sono il grido d’allarme della cittadinanza stanca dei soprusi della criminalità, dell’esaltazione e della celebrazione della camorra e dei delinquenti. Mentre boss, camorristi, assassini, rapinatori e criminali di ogni sorta vengono osannati e santificati con cappelle votive, targhe e murale, le vittime e gli eroi vengono dimenticati, così come le loro famiglie. Questo perché la parte insana della città, quella vede nelle istituzioni un nemico da combattere e nella camorra un dio da celebrare, crede di potersi appropriare di tutto, delle mura e delle strade, edificando altarini e creando murale ovunque vogliano, e anche del diritto alla memoria e alla celebrazione, diritto che secondo loro spetta soltanto a coloro che fanno parte del loro mondo, cioè delinquenti e camorristi.

Ma la colpa è da attribuire anche a quella parte del mondo della cultura radical-chic affascinato ed attratto dal mondo criminale, perché una persona onesta, un lavoratore, uno che ha sempre rigato dritto non fa notizia, non è una storia da romanzo, anche se viene ammazzato.   È una mentalità che va sradicata, qualsiasi mezzo utile allo scopo va utilizzato, non bisogna più tergiversare. Occorre rimuovere tutte le opere che osannano a criminalità per fare spazio ai valori di legalità e ai volti delle vittime e degli eroi.”– le parole del Consigliere Regionale di Europa Verde Francesco Emilio Borrelli.

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