Prima sconfitta stagionale per gli azzurri, battuti 2-1 davanti al proprio pubblico. Il Como sorprende per personalità, qualità nel palleggio e organizzazione, mentre il Napoli paga errori individuali, poca fluidità e una produzione offensiva insufficiente. Non bastano Hojlund e l’assalto finale.
Napoli, 30 Agosto – Il primo esame davanti al pubblico del Maradona si trasforma subito in una serata da dimenticare per il Napoli di Massimiliano Allegri. Dopo il successo sofferto e discusso sul campo del Genoa, gli azzurri cadono 2-1 contro il Como e mostrano tutti i limiti di una squadra ancora lontana dalla versione che il nuovo tecnico vorrebbe costruire.
A Napoli fa festa Cesc Fabregas. E non è un successo casuale. Il Como vince perché interpreta meglio la partita, gioca con coraggio, muove il pallone con maggiore naturalezza e soprattutto non rinuncia mai alla propria identità, nemmeno in uno degli stadi più complicati della Serie A.
Il Napoli, invece, procede a strappi. Reagisce, accelera, prova ad affidarsi alle qualità dei singoli, ma raramente riesce a dare continuità alla propria pressione. Il 2-1 finale premia una squadra lariana più lucida e punisce un Napoli troppo vulnerabile quando è costretto a gestire il pallone sotto pressione.
È il Como a dare fin dalle prime battute la sensazione di essere maggiormente dentro la partita. La formazione di Fabregas non arriva al Maradona per difendersi bassa e aspettare. Cerca invece il possesso, occupa gli spazi e costringe gli uomini di Allegri a rincorrere.
Il vantaggio ospite nasce proprio dalla qualità della manovra: Diao trova il tempo e lo spazio per servire Baturina, che concretizza l’azione e gela il Maradona. Il Napoli prova a reagire, ma la prima grande occasione per il pareggio viene sprecata da Lang, che da posizione favorevole non riesce a trovare la porta con un colpo di testa.
Quando la squadra fatica a produrre attraverso il gioco collettivo, serve allora un’iniziativa individuale. Hojlund prende in mano la situazione e ristabilisce l’equilibrio con una conclusione mancina dal limite dell’area. Un gol importante, che sembra poter cambiare l’inerzia della serata. L’illusione dura pochissimo.
Il Napoli concede al Como la possibilità di tornare immediatamente avanti e gli uomini di Fabregas non si fanno pregare. Una gestione difettosa del pallone che coinvolge Anguissa e Rrahmani spalanca la strada a Douvikas, rapido a sfruttare l’incertezza della retroguardia azzurra e a riportare gli ospiti in vantaggio. È l’episodio che fotografa meglio le difficoltà del Napoli.
Allegri vuole una squadra solida, capace di concedere poco e di controllare i momenti della partita. Contro il Como accade quasi l’opposto: gli azzurri subiscono due reti nel primo tempo e soprattutto permettono agli avversari di giocare con troppa serenità in zone del campo nelle quali sarebbe servita maggiore aggressività.
Il problema non riguarda soltanto la difesa. Quando il Como alza la pressione e sporca le prime linee di passaggio, il Napoli perde fluidità e fatica ad accompagnare l’azione con tempi corretti.
Nella ripresa ci si aspetta un Napoli differente. Più feroce, più verticale, più disposto a rischiare. La pressione aumenta, ma non abbastanza da trasformarsi in un assedio continuo. La squadra di Allegri tiene maggiormente il pallone senza riuscire però a creare un numero significativo di occasioni limpide. Il Como si abbassa quando necessario, protegge l’area e continua a difendere con ordine. Una delle chance migliori capita a Olivera, che si ritrova il pallone buono per il 2-2 ma conclude al volo fuori da posizione favorevole.
Allegri cerca nuove soluzioni. De Bruyne prova ad accendere la manovra con la propria qualità, mentre nel finale arriva anche il momento di Lucca, inserito per aumentare peso e presenza dentro l’area di rigore. La sensazione, però, resta la stessa: il Napoli attacca più con la necessità di recuperare il risultato che attraverso una struttura realmente capace di mettere il Como alle corde. Il Maradona torna a crederci proprio quando la partita sembra ormai indirizzata.
Al 95’ Lobotka trova la rete che farebbe esplodere lo stadio e regalerebbe al Napoli un pareggio insperato. La gioia dura però soltanto pochi istanti: nell’origine dell’azione viene rilevata una posizione irregolare di Lucca e il gol viene annullato. È l’ultima emozione della partita. Il Como resiste e porta via da Napoli tre punti pesantissimi.
Una sconfitta alla seconda giornata non può naturalmente trasformarsi in una sentenza. Ma sarebbe altrettanto sbagliato liquidarla come un semplice incidente di percorso. La partita contro il Como lascia indicazioni sulle quali Allegri dovrà lavorare.
Il Napoli dispone di talento, esperienza e alternative offensive di alto livello, ma deve ancora trovare equilibrio tra la necessità di essere compatto e quella di produrre un calcio sufficientemente aggressivo. Quando il ritmo si abbassa, gli azzurri diventano prevedibili. Quando invece provano ad accelerare senza la necessaria protezione, rischiano di lasciare spazi agli avversari.
Anche alcuni dei giocatori chiamati a spostare gli equilibri non riescono a incidere come ci si sarebbe aspettati. Il centrocampo alterna buone iniziative a momenti di difficoltà, mentre davanti Hojlund rappresenta una delle poche note realmente positive, non soltanto per il gol ma per la capacità di costruirsi una soluzione anche quando i rifornimenti scarseggiano.
La sfida è soprattutto collettiva: Allegri dovrà trasformare una somma di individualità di altissimo livello in una squadra capace di riconoscere più rapidamente i momenti delle partite. Se Napoli si interroga, Como può invece sorridere. Il successo del Maradona ha un peso che va oltre i tre punti. La squadra di Fabregas dimostra di poter mantenere la propria filosofia anche contro avversari costruiti per obiettivi superiori.
Il Como non si limita a contenere. Gioca. Costruisce. Accetta il rischio. Cerca il pallone anche sotto pressione e utilizza la qualità tecnica come strumento per difendersi e attaccare. Dopo il pareggio dell’esordio contro l’Udinese arriva così una vittoria che alimenta immediatamente le ambizioni dei lariani e manda un segnale al campionato: questa squadra vuole provare a frequentare stabilmente la parte nobile della classifica. Per il Napoli, invece, il debutto stagionale al Maradona consegna la prima frenata dell’era Allegri. Non c’è ancora motivo per parlare di crisi, ma il messaggio della serata è chiaro: il talento da solo non basta. E contro un Como così organizzato, nemmeno il Maradona è riuscito a fare la differenza.
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