Napoli, 16 Ottobre – Nel suo saggio “Educare nella complessità”, la pedagogista Rosaria Peluso porta alla luce, con rigore e umanità, la realtà delle scuole di frontiera di Caivano e dell’area nord di Napoli. Un’indagine sul campo che non si limita a documentare il disagio delle nuove generazioni, ma che si trasforma in una lente critica attraverso cui leggere le sfide educative del nostro tempo.

A introdurre il lavoro, il contributo del pedagogista Fabrizio Manuel Sirignano, che sottolinea come, in un mondo attraversato da cambiamenti rapidi e spesso disorientanti, la formazione non sia più solo un’opportunità individuale, ma una necessità collettiva. Mai come oggi, educare è diventato un atto decisivo per la tenuta stessa della società.

Le scuole osservate da Peluso si trovano in territori segnati da marginalità, devianza, fragilità sociali. Ma è proprio da questi contesti difficili che emerge la vera portata della sfida educativa: fornire ai ragazzi non solo nozioni, ma strumenti per orientarsi in una realtà priva di certezze, dove il sapere ha perso la sua struttura lineare e gerarchica.

Il modello attuale di conoscenza, spiega Sirignano, è sempre più reticolare: frammentato, privo di un centro fisso, aperto a interpretazioni molteplici. Per i giovani, questo significa confrontarsi con un mondo incerto, dove è facile smarrirsi se non si dispone di solide coordinate formative.

In questo scenario, la scuola assume un nuovo ruolo, non più trasmettitore di verità assolute, ma spazio critico di costruzione del senso. Serve una formazione che abitui alla pluralità dei punti di vista, alla gestione dell’incertezza, all’accettazione della complessità. La certezza lascia il posto alla possibilità, la linearità all’interconnessione, l’uniformità alla diversità.

Il sapere scientifico resta fondamentale, ma va oggi inteso in chiave probabilistica, aperto, in continua evoluzione. Educare nella complessità, dunque, non è uno slogan, ma una responsabilità concreta che riguarda insegnanti, famiglie, istituzioni. Perché, come ricorda Sirignano, da questa sfida dipende il futuro stesso della convivenza sociale. Il libro di Rosaria Peluso è un invito a non voltarsi dall’altra parte. A guardare in faccia le fragilità del presente per costruire, proprio da lì, una nuova idea di scuola, di sapere, di umanità.

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