Napoli e la violenza dei giovanissimi: numeri in crescita e un fenomeno che cambia
Napoli, 12 Marzo – A Napoli la violenza giovanile mostra segnali sempre più preoccupanti. Nel primo semestre del 2025 sono stati 27 i minori arrestati o denunciati per omicidio, un dato che sfiora già il totale dell’intero 2024, quando i casi registrati nei dodici mesi erano stati 28. Un aumento netto se confrontato anche con il 2019, quando i minori coinvolti in reati di omicidio erano stati tredici.
I dati emergono dal rapporto “Dis(armati). Un’indagine sulla diffusione della violenza giovanile, tra percezione e realtà”, realizzato dal polo ricerca di Save the Children con il sostegno della fondazione Iris Ceramica Group Ets. Lo studio restituisce un quadro complesso e frammentato della violenza tra adolescenti, mettendo in luce sia il cambiamento nelle modalità con cui viene esercitata – spesso in gruppo – sia l’aumento della permanenza dei minori nel sistema penale di giustizia minorile, anche in seguito all’entrata in vigore del cosiddetto Decreto Caivano.
Napoli rappresenta uno dei contesti più critici analizzati dall’indagine. Oltre ai casi di omicidio, crescono anche altri indicatori legati alla violenza. Nel primo semestre del 2025 73 minorenni sono stati arrestati o denunciati per porto abusivo di armi, un fenomeno che negli ultimi anni ha registrato un incremento costante. Se nel 2014 i minori coinvolti erano 65, nel 2024 il numero è salito a 152, più che raddoppiando. Un trend che si osserva anche in altre grandi città italiane, come Milano, Roma, Bologna e Torino.
A Napoli, sempre nel 2025, 73 minori risultano accusati di lesioni personali nei soli primi sei mesi dell’anno, mentre nel 2024 i casi complessivi erano stati 147. Diciotto invece i minorenni denunciati per rissa, a fronte dei 42 registrati l’anno precedente. Numeri che, secondo gli esperti, indicano come in città la soglia dello scontro si sia “alzata in modo preoccupante”.
Secondo Save the Children, episodi di ferimenti e omicidi tra giovanissimi non erano mai stati così frequenti negli ultimi anni, anche in quartieri storicamente popolari come la Sanità e i Quartieri Spagnoli. In molti casi, spiegano i ricercatori, ragazzi di appena 14 o 15 anni vengono arruolati dalle organizzazioni criminali, perché rappresentano una manodopera meno costosa, riducono l’esposizione degli adulti e garantiscono una presenza continua sul territorio.
Di fronte a questo scenario, l’organizzazione sottolinea la necessità di affrontare il fenomeno con un approccio più ampio rispetto alla sola repressione. «Per prevenire e affrontare la violenza giovanile – spiega Antonella Inverno, responsabile ricerca e analisi dati di Save the Children – è fondamentale un cambio di prospettiva da parte del mondo adulto, che spesso fatica ad ascoltare davvero i giovani e a coglierne i bisogni più profondi».
Dal lavoro di ricerca emerge come la violenza tra adolescenti sia spesso alimentata da vuoti educativi, solitudine e mancanza di opportunità e spazi di crescita. Secondo Inverno, un approccio esclusivamente emergenziale, basato soprattutto su punizione e controllo, rischia di non essere coerente con i principi del diritto minorile e di rivelarsi inefficace nel lungo periodo.
Il quadro che emerge dal rapporto è quindi quello di una città in cui la violenza giovanile non è più un fenomeno episodico ma una realtà strutturale che coinvolge sempre più ragazzi molto giovani. Un segnale che chiama in causa non solo la giustizia penale, ma anche la scuola, le famiglie, le istituzioni e l’intero tessuto sociale.
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