Tra sole e temporali, la rinascita dei vigneti campani
Napoli, 10 Settembre – Quest’anno, tra i filari della Campania, l’attesa vendemmia ha il sapore di una piccola rinascita. Secondo le stime di Assoenologi, Unione italiana vini e Ismea, la produzione 2025 crescerà del 13% rispetto alla scorsa campagna, raggiungendo i 696 mila ettolitri. Un risultato che non solo supera la media nazionale (+8%), ma anche la stessa storia recente della regione, che tra il 2020 e il 2024 si era fermata a una media di 582 mila ettolitri.
Dietro questo balzo in avanti c’è un’annata segnata da contrasti: un inverno insolitamente mite, primavere precoci in alcune aree come Sannio e Irpinia, e poi il ritorno improvviso del freddo balcanico che ad aprile ha colpito l’entroterra con gelate localizzate. Le piogge di maggio hanno ridato respiro alle vigne, riempiendo le falde e preparando le piante ad affrontare un’estate rovente. Quando il caldo si è fatto estremo, le riserve d’acqua hanno evitato lo stress idrico, e i temporali di luglio e agosto hanno portato con sé quell’escursione termica che i viticoltori sanno trasformare in eleganza e finezza nel bicchiere.
Non sono mancati i segni della fragilità: in alcune zone la grandine ha lasciato cicatrici visibili. Ma nel complesso lo stato sanitario delle uve è apparso ottimale, con malattie fungine sotto controllo e grappoli pronti a promettere vini non solo abbondanti, ma anche di qualità. Non a caso, la vendemmia è iniziata in anticipo: a fine agosto nei filari del Salernitano si raccoglievano già le basi spumante, mentre nel Casertano era tempo di Pallagrello e Asprinio d’Aversa, e nel Sannio la Falanghina dava il via alla sua nuova stagione.
Ogni vendemmia è una fotografia della terra e del tempo che l’ha generata. Quella di quest’anno in Campania racconta una regione che, pur tra le incognite del clima, continua a difendere la propria vocazione millenaria. Nei grappoli che maturano sui pendii dell’Irpinia, sulle colline del Sannio o lungo le coste vulcaniche del Vesuvio, non c’è soltanto un raccolto in crescita, ma la testimonianza di una resilienza che sa trasformare le sfide in opportunità. E ogni bottiglia che nascerà da questa annata sarà, ancora una volta, un racconto liquido di identità, memoria e futuro.
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