Da New York a Lausdomini: 125 anni fa il dono degli emigrati a San Marcellino

Marigliano, 14 Ottobre – 12 ottobre, 125° anniversario della statua d’argento di San Marcellino. Una storia che viene da lontano. Era il 12 ottobre 1901 quando gli emigrati di Lausdomini, partiti verso le Americhe in cerca di un futuro migliore, vollero donare alla loro comunità d’origine una preziosa statua d’argento di San Marcellino, commissionata a Vincenzo Catello, tra i più valenti argentieri napoletani dell’epoca. A metà dell’Ottocento, la grave crisi agraria e l’inasprimento della pressione fiscale avevano spinto tante famiglie del Mezzogiorno, comprese quelle del nostro territorio mariglianese, ad abbandonare la propria terra, lasciandosi alle spalle affetti, case e tradizioni, con la speranza di una vita nuova oltre l’oceano.

E proprio dall’altra parte dell’Atlantico, tra sacrifici, nostalgia e speranze, prendeva forma una nuova rinascita. Dall’ufficio postale di Ellis Island, a New York, lettere e pacchi attraversavano ogni mese l’oceano per raggiungere Lausdomini. A riceverli era il parroco protempore, una delle poche persone del paese capaci di leggere e scrivere. In quel viaggio verso l’ignoto, San Marcellino era stato il compagno silenzioso degli emigranti: li aveva accompagnati nella traversata, vegliato sulle loro speranze e consolati nelle loro paure. Fu anche grazie a quel sentimento profondo di appartenenza che presero forma nuovi progetti per la comunità: i lavori della cupola e la sua decorazione, affidata a Elia Di Pinto, accanto a un campanile la cui origine viene fatta risalire già alla metà del IV secolo.

Oggi, a 125 anni da quel dono, questa storia torna a parlarci con la stessa intensità. La cupola si prepara a vivere una nuova stagione, con l’avvio dei lavori di ristrutturazione sostenuti anche dal contributo di 30.000 euro appena assegnato dalla Regione Campania. Lausdomini, dal latino lode del Signore e’ una città è uno scrigno di storie, tradizioni e identità, custodite nelle radici e nelle memorie delle sue frazioni. Un patrimonio umano e culturale inestimabile, che abbiamo il dovere di conoscere, proteggere e tramandare. Perché un popolo che custodisce la propria memoria non perde mai la strada di casa.

Anita Capasso

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