Napoli, 23 Marzo – C’è chi da piccolo sogna di fare l’astronauta, chi l’eroe invincibile, chi – come Lucio Corsi – voleva essere un duro. Ma dietro questa maschera, il cantautore toscano ha sempre custodito una sensibilità disarmante. Qualche giorno fa, con l’uscita del nuovo album Volevo essere un duro, quella fragilità si fa racconto maturo e toccante, un diario aperto su ricordi, illusioni e vite altrui che diventano specchio dell’anima di tutti noi. C’è un sottile filo che unisce l’infanzia e la disillusione, l’amicizia e la solitudine, la poesia e l’asprezza della realtà. Questo filo lo tesse Lucio Corsi nel suo nuovo album, Volevo essere un duro. Un lavoro che, come una vecchia fotografia ritrovata in soffitta, profuma di storie dimenticate e di personaggi che sembrano usciti da una fiaba urbana.
Nel disco, Corsi abbandona il mondo fiabesco dei suoi lavori precedenti e posa lo sguardo sulle persone. Vere, imperfette, vulnerabili. “Ho cercato di cantare in maniera chiara e diretta di persone”, racconta, rivelando la volontà di rimanere ancorato al concreto pur mantenendo lo sguardo poetico. E così ci troviamo a camminare accanto al fotografo di Volpiano, Francis Delacroix, a fare i conti con Rocco, il bullo delle medie, o a inseguire la notte insieme al Re del rave.
Tra “prati di margherite” e “squallide zone industriali”, l’album alterna la dolcezza dei ricordi all’asprezza della realtà, in un altalena emotiva che è la cifra distintiva di Corsi. “Questo disco è nato strisciando sui marciapiedi, nascondendomi negli armadi o sotto i tavoli”, confida, sottolineando la ricerca di un’autenticità che si nutre anche di memorie rubate e di sogni a occhi aperti.
Musicalmente, l’album è un mosaico di influenze. Da Vasco a Dalla, da Graziani a Bennato, ogni traccia sembra dialogare con la grande tradizione della canzone d’autore italiana, pur restando fortemente personale. “Dopo circa due anni – conclude – ho trovato nove canzoni diverse e le ho convinte ad andare ad abitare nello stesso palazzo”. E in quella casa, fatta di parole e melodie, si respira ancora la voglia di cambiare pelle.
Con Volevo essere un duro, Lucio Corsi non indossa più armature: ci racconta che la vera forza, spesso, è sapersi arrendere alle proprie debolezze. Un invito, forse, a riconoscere il duro che vive in ognuno di noi – e ad abbracciarne anche le crepe.
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