Anna Tortora: “Difendere i diritti delle donne significa difendere la dignità umana”
Napoli, 19 Agosto – In un’epoca in cui la politica sembra correre dietro ai social e ai titoli brevi, Anna Tortora va in direzione opposta: rivendica il valore dell’approfondimento, della responsabilità e della formazione civica. Docente, giornalista politica e referente di Azzurro Donna, ha fatto della sua esperienza un progetto: riportare le persone, soprattutto i giovani e le donne, al centro della vita pubblica.
Aveva solo sette anni quando, davanti alla televisione, seguì l’elezione di Francesco Cossiga a Presidente della Repubblica. Quel momento, racconta oggi, “ha acceso in me la voglia di partecipare attivamente”. Da allora non ha mai smesso di credere che la politica possa essere strumento di cambiamento. Oggi, porta avanti una visione fondata su competenza, valori e inclusione. Anna Tortora non ama le scorciatoie: per lei la politica è fatta di studio, responsabilità e ascolto. Ha costruito la sua visione partendo da tre pilastri – teologia, formazione e impegno civile – che, intrecciati, diventano bussola per leggere il presente e immaginare il futuro. Con lei abbiamo parlato di valori, sfide internazionali e della forza di una politica capace di restare vicina alle persone.
Professoressa Tortora, il suo percorso unisce formazione teologica, insegnamento e giornalismo politico. In che modo questi ambiti si intrecciano nella sua visione della società e della politica?
“La teologia mi ha insegnato ad approfondire il senso dell’esistenza, il rispetto dell’altro e l’etica della responsabilità. L’insegnamento è un confronto continuo con il presente e con le nuove generazioni. Il giornalismo politico mi ha dato gli strumenti per analizzare la realtà e raccontarla in modo critico. Questi tre ambiti, insieme, guidano la mia idea di una politica fondata sui valori, sulla competenza e sulla vicinanza alle persone”.
La sua passione per la politica nasce da bambina, con l’elezione di Francesco Cossiga a Presidente della Repubblica. Cosa l’ha colpita allora e quanto quell’episodio ha inciso sulle sue scelte future?
“Ricordo con vividezza l’emozione di seguire quell’elezione alla Presidenza della Repubblica, che rappresentava un momento cruciale per il nostro Paese. Fu per me la prima consapevolezza che la politica è uno strumento fondamentale per cambiare la società. Quel ricordo ha acceso in me la voglia di partecipare attivamente, ispirandomi alla responsabilità civica. Cossiga era un uomo straordinario e di fine intelligenza, un esempio di leadership e impegno politico”.
Come insegnante, quanto ritiene importante trasmettere ai giovani un’educazione civica e politica consapevole?
“È fondamentale. I giovani devono conoscere le istituzioni, i loro diritti e doveri, e il valore del voto. Un’educazione civica profonda è l’unico modo per formare cittadini responsabili, capaci di partecipare attivamente alla vita democratica”.
Da giornalista politica ha seguito da vicino la scena parlamentare e intervistato esponenti nazionali. Quali differenze nota oggi nel dibattito politico rispetto agli anni scorsi?
“Negli ultimi anni ho notato un cambiamento nel ritmo e nei codici della comunicazione politica. Il dibattito tende a essere più rapido, più orientato alla visibilità immediata che all’approfondimento. È anche una conseguenza dei nuovi strumenti e linguaggi mediatici, che richiedono messaggi brevi e facilmente condivisibili. Questo però rende più difficile mantenere uno spazio per il confronto articolato, quello basato davvero sulle idee e sulle visioni di lungo periodo. Non è necessariamente un peggioramento, ma è sicuramente una trasformazione che pone nuove sfide, sia per chi fa politica che per chi la racconta”.
La politica estera è uno dei suoi ambiti di analisi. Quali sono, secondo lei, le sfide più urgenti per l’Italia sul piano internazionale?
“Innanzitutto, credo che la questione Russia-Ucraina sia la sfida più urgente: è passato troppo tempo e gli ucraini devono poter vivere in libertà e sicurezza. Accanto a questo, la situazione a Gaza necessita di un’attenzione profonda e di un impegno diplomatico serio. La politica estera è un ambito complesso e affascinante che impone continuo studio e aggiornamento. Ci troviamo in un momento di cambiamento epocale, con assetti geopolitici che si stanno ridefinendo e relazioni internazionali sempre più globalizzate e interconnesse”.
In un’epoca di comunicazione veloce e polarizzata, che ruolo può avere ancora il giornalismo politico come strumento di approfondimento e non solo di cronaca?
“Il giornalismo politico ha il compito di restituire complessità. In un tempo dominato da titoli veloci e notizie brevi, l’approfondimento è un atto di responsabilità. Serve a far riflettere, a creare opinione pubblica consapevole e a smascherare semplificazioni pericolose. Il giornalismo politico è un vero “ponte” tra i cittadini e le istituzioni”.
Come referente di Azzurro Donna, quali sono le priorità che intende portare avanti nel suo territorio?
“Le priorità sono l’occupazione femminile, la prevenzione sanitaria e il contrasto alla violenza di genere. Intendo lavorare per creare reti tra donne, valorizzare le competenze femminili e promuovere politiche che rendano davvero possibile la conciliazione tra lavoro e vita familiare. La nostra coordinatrice regionale, Carla Ciccarelli, è sempre pronta a promuovere nuove opportunità”.
Spesso si parla di “quote rosa”, ma secondo lei qual è il vero valore aggiunto della presenza femminile nelle istituzioni?
“Ho sempre pensato che le quote rosa non fossero essenziali: le donne capaci hanno spesso due marce in più e riescono a emergere per merito. La vera forza della presenza femminile nelle istituzioni sta nella capacità di portare visioni complementari e contribuire a decisioni più inclusive ed equilibrate”.
In che misura il suo impegno politico si intreccia con la battaglia contro la violenza sulle donne e per la tutela dei diritti femminili?
“Difendere i diritti delle donne significa difendere la dignità umana. Mi impegno a livello culturale, legislativo e sul territorio per una società dove nessuna donna abbia paura e tutte possano esprimere il proprio potenziale. Come giornalista, unisco informazione e comunicazione efficace a sostegno delle donne. La politica è soprattutto relazione”.
Tra i temi che segue ci sono giustizia, lavoro, prevenzione sanitaria. Su quale di questi ritiene urgente un cambio di passo concreto e perché?
“Tutti i temi sono fondamentali — giustizia, lavoro e prevenzione sanitaria sono strettamente legati. Ma ritengo urgente un cambio di passo proprio sulla prevenzione sanitaria. Soprattutto in Campania assistiamo a situazioni inaccettabili: liste d’attesa infinite, servizi territoriali carenti, disuguaglianze crescenti. Serve investire in modo stabile nella sanità pubblica, potenziare la medicina territoriale e costruire una vera cultura della prevenzione, per garantire equità e accesso alle cure a tutte e tutti”.
La pandemia ha messo in evidenza fragilità strutturali nel sistema sanitario e nel mercato del lavoro femminile. Quali misure ritiene prioritarie oggi per colmare questi divari?
“Occorre rafforzare il sistema sanitario pubblico, garantendo servizi più vicini ai cittadini. E sul fronte femminile, è urgente attuare politiche attive del lavoro, incentivi alle imprese che assumono donne, e strumenti concreti per sostenere la genitorialità condivisa”.
Quanto conta, nel suo lavoro politico e associativo, la dimensione del “fare squadra” e come si concretizza all’interno di Azzurro Donna Campania?
“Conta moltissimo. Nessun risultato duraturo si costruisce da soli. In Azzurro Donna Campania lavoriamo come una vera squadra, condividendo idee, responsabilità e obiettivi comuni. Il confronto costante tra donne provenienti da territori diversi è la nostra vera forza”.
Lei ha indicato Silvio Berlusconi come punto di riferimento. Cosa resta oggi, secondo lei, della sua visione di una “destra liberale, cattolica e riformatrice”?
“La vera destra è liberale, e per questo Berlusconi è stato fondamentale. Ha tracciato un percorso che ha saputo coniugare libertà economica, valori etici e riformismo, dando una visione chiara e moderna. Oggi è importante che chiunque si presenti come erede di quella tradizione non dimentichi la forza di quel messaggio”.
Se dovesse tracciare un obiettivo personale e politico per i prossimi cinque anni, quale sarebbe?
“Se dovessi tracciare un obiettivo per i prossimi cinque anni, sarebbe quello di promuovere una società più libera e competitiva, con un’attenzione particolare all’empowerment femminile e alla parità di opportunità. A livello personale, voglio supportare iniziative che incentivino l’imprenditorialità femminile e l’innovazione. Politicamente, mi impegnerei per riforme che riducano la burocrazia, semplifichino il sistema fiscale e garantiscano maggiori diritti e opportunità, promuovendo un libero mercato che premia il merito e la responsabilità individuale”.
Dalle sue parole emerge un filo rosso: la politica non è solo rappresentanza, ma responsabilità condivisa. Tortora insiste sulla formazione delle nuove generazioni, sull’urgenza di un giornalismo che restituisca complessità e su una sanità pubblica che torni a essere diritto di tutti. Sono temi che riguardano ciascun cittadino, non solo chi milita in un partito. Per questo, il suo impegno appare come un invito: recuperare il senso della partecipazione attiva, unica vera difesa contro disuguaglianze, semplificazioni e derive di una democrazia fragile.
Il suo percorso dimostra come la politica possa ancora essere un luogo di visione e responsabilità, lontano dalle logiche del consenso immediato. La sua sfida, nei prossimi anni, sarà quella di coniugare innovazione e tradizione, spingendo verso una società in cui la voce delle donne non sia un’eccezione, ma una normalità consolidata. In un Paese che fatica a dare continuità alle riforme, Tortora indica una strada chiara: costruire politiche che non inseguano l’urgenza del momento, ma sappiano resistere nel tempo. Anna Tortora parla di politica come di una relazione viva, fatta di ascolto, confronto e coraggio di proporre. Non rincorre slogan, ma richiama valori che spesso rischiano di perdersi nella velocità della comunicazione. La sua traiettoria personale – tra insegnamento, giornalismo e impegno civile – racconta che non esiste un solo modo di fare politica: esiste invece la possibilità di intrecciare esperienze diverse in un unico orizzonte. Ed è proprio in questa contaminazione che si gioca, forse, la possibilità di costruire una politica più umana e più autentica.
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