Attualita'

L’Ecologia Umana non stravede per le encicliche papali e i governi che trattano ancora suddito il cittadino

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Napoli, 8 Ottobre – Stravedere, soprattutto positivamente e in modo acritico, per le ultime encicliche papali non è dell’Ecologia Umana che rappresento. Le voci critiche servono ad informare il cittadino che ha il dovere di concorrere al progresso della società come recita l’art. 4 della nostra carta costituzionale, scritta forse con meno “novelli Guelfi”.

Le voci a favore dell’ultima enciclica, come della precedente, si sprecano nello stravedere acritico, che giudico filo suddito e poco attento al cittadino pensante come indicava A. Einstein.

 

Tra gli adulatori si notano personalità dell’ambiente dei sacrati cattolici e dei novelli Guelfi civili come riportato dalla Stampa ieri: “Sarà in libreria a partire dal 12 ottobre la prima edizione commentata della nuova enciclica di Papa Francesco”Fratelli tutti” Sulla fraternità e l’amicizia sociale”. Il volume è introdotto dal vescovo teologo Bruno Forte che sottolinea come in questo testo il Pontefice riproponga quanto a lui sta più a cuore: «Da una parte riprendendo la centralità del tema della fede e della vita teologale, dall’altra ribadendo il valore di un’etica e di una spiritualità ecologiche, ma soprattutto concentrandosi su quel cuore del Vangelo di Gesù Cristo che è la fraternità» e: biblista Piero Stefani (“Fratello, tra Antico e Nuovo Testamento”); l’ebraista Massimo Giuliani (“Fratellanza e amicizia sociale in prospettiva ebraica”); l’islamologo Massimo Campanini (“Fratellanza umana e appartenenza religiosa nel Corano”); lo storico del cristianesimo Roberto Rusconi (“Il santo chiamava fratelli cristiani i lebbrosi”); la medievista Chiara Frugoni (“Comprendere e non giudicare. Un aspetto della fratellanza di san Francesco”); lo storico dell’educazione Fulvio De Giorgi (“Una pedagogia dell’amore politico”); il filosofo Salvatore Natoli (“Cristianesimo come etica universale?”); l’epistemologo Mauro Ceruti (“La rotta della fraternità, nel tempo della complessità”); il pedagogista Pier Cesare Rivoltella (“Fratellanza come saggezza digitale”); il poeta e scrittore Arnoldo Mosca Mondadori (“Lo sguardo di Cristo sul mondo)”. Le loro sono analisi utili a penetrare l’enciclica e a dar conto delle radici bibliche, della teologia e della spiritualità, della storia, del rapporto con ebraismo e islamismo, e di altro ancora mai estraneo alle domande religiose, ma anche sociali e filosofiche di questo documento rivoluzionario. Un testo che riposiziona quello che è forse il tema cristiano per eccellenza, la fratellanza/sorellanza, al centro del mondo contemporaneo, declinato con estrema attenzione insieme in riferimento alle altre religioni, alla pace, al lavoro, ai diritti (compreso quello della proprietà), ma anche al perdono, alla memoria, alla solidarietà…”. Premetto che il mio scritto, segue la stesura di un saggio ambientale che interessa l’evoluzione del suddito a cittadino globale con un unico stato, che indico negli USA perché più democratico di altri pure grandi e potenti. Questo scritto sull’enciclica vaticana, invece, nascerebbe anche da una cultura ed un’esperienza internazionale mutuata dal carattere multidisciplinare, interdisciplinare e transdisciplinare dell’Ecologia Umana, scienza che studia l’Ambiente come insieme di Cultura e Natura. Secondo noti prof. universitari di Geografia, la Cultura ha il primato sulla Natura, mentre prima della rivoluzione industriale era l’inverso come al tempo di Leonardo da Vinci che scriveva: ”Natura, maestra dei maestri”. In effetti l’Uomo, con la potenza della tecnologia di cui può disporre, è sempre più artefice del proprio ambiente. L’Ecologia Umana che io sostengo è quella ecocentrica (l’Ambiente al centro) non basata dunque sulla visione antropocentrica antica, ne biocentrica moderna e di moda anglosassone per cui più diffusa ovunque con il dominio della lingua inglese. Una volta condussi una lasse di studenti adulti, di Domenica, a visitare in bicicletta il parco naturale del Delta del Po. Erano con me due colleghi (uno più anziano prof. di matematica e Ing., Franco Maretto, e uno più giovane e prof. di religione (IdR) dentro il cui programma scolastico è approfondito non la sola religione cattolica, ma anche le altre religioni non cattoliche: Islamismo, buddismo, induismo, animismo, sette, Walter Visentin) che apprezzarono- forse più di me naturalista che dà valore anche all’innovazione e soprattutto all’uso della natura per il bene dell’Uomo- l’opera di conservazione, di quel parco naturale inter-regionale. Là, conobbi il direttore del parco fluviale, pure naturalista, che poi si trasferì a dirigere il museo di Storia naturale di Iesolo. Entrambi avevamo conosciuto un valente Archeologo (esplorò anche le grotte del mitico fiume Lete) rettore del museo del sottosuolo di Taranto. Più di mezzo secolo fa i musei naturalistici erano di Storia naturale, poi di Scienze naturali, ma alcuni comunali hanno ancora l’antica dicitura come Milano, Verona, Iesolo, Bucarest, ecc. mentre a Deva in Romania si chiama, dal 2014,  Museo della Civiltà Dacica, dopo la sua inclusione sul portale www.euromuse.net. Il portale europeo offre informazioni multilingue sui musei e sulle mostre temporanee e permanenti in Europa, contribuendo alla promozione delle offerte di turismo culturale. Con un semplice click, sul portale euromuse.net, oltre alla presentazione del museo, potete trovare informazioni anche sulle sue mostre temporanee. Il Museo della Civiltà Dacica e Romana di Deva ha una sezione di storia, una d’arte, una di scienze naturali e un’altra di numismatica, ospitando collezioni di archeologia dell’epoca preistorica, dacica, romana, medievale, collezioni numismatiche, d’arte decorativa e di etnografia, collezioni di botanica e paleontologia e una biblioteca. Il museo, trovo scritto nel sito, un po’ campanilistico, è il secondo della Romania ad essere promosso su un portale europeo, accanto al Museo Nazionale d’Arte di Bucarest. A 100 metri dai due palazzi museali c’è la Biblioteca Judeziana “Ovid Densusianu” con la rivista “Vox Libri” che ha ospitato articoli miei come l’ultimo: Anfora dei  ricordi in Judet Hunedoara.

Ciò premesso, per l’io narrante e per il lettore del media, rilevo che con il rilancio del media dello stato del Vaticano, “Osservatore Romano”, il sovrano  della stato del Vaticano, erede culturale di Roma caput mundi, lancia anche la sua nuova Enciclica. Quando tempo è passato da quando Costantino con l’aiuto dei legionari cristiani, suoi ultimi alleati, sconfisse Massenzio, al Ponte Milvio, in una sanguinosa guerra civile per la conquista del potere di un impero che già mostrava i segni del fuoco amico come il ridursi delle virtù senatorie e il religioso monoteismo- già sperimentato nell’antico Egitto- che avanzava sul politeismo atavico. Con la nuova enciclica sociale Fratelli tutti, il Vescovo di Roma, anzi direi novello Cesare imperiale, Capo di Stato Vaticano e Successore di Pietro martire, mostra la sua via concreta per arrivare a quell’obiettivo: il riconoscersi fratelli e sorelle, fratelli perché figli, custodi l’uno dell’altro, tutti sulla stessa barca, come ha reso ancora più evidente la pandemia. Scrive Il Messaggero ”Il titolo del documento – tratto da uno scritto di San Francesco- è stato tanto criticato da teologhe e associazioni femminili di tutto il mondo per la carenza di linguaggio inclusivo”. Papa Francesco capo dello stato Città del Vaticano Firma l’enciclica post Covid sulla pietra del sepolcro di San Francesco, ad Assisi, da solo, immaginando una Chiesa più povera, meno strutturata e più aperta verso migranti, bisognosi, musulmani. Sullo sfondo dell’Enciclica c’è la pandemia da Covid-19 che – rivela Francesco – “ha fatto irruzione in maniera inattesa proprio mentre stavo scrivendo questa lettera”. Assumono, quindi, particolare rilevanza i movimenti popolari: veri “poeti sociali” e “torrenti di energia morale”, essi devono essere…). Che strano questa pandemia è partita dalla Cina e là avrebbe fatto morire poche persone mentre gli USA ha avuti più lutti di tutti con New York di 9 mln di abitanti e con circa 100 mila italiani.

L. Montagner ed altri hanno ipotizzato un virus come arma biologica. 30 e passa anni fa, mi incuriosì e interessò, non poco, la lezione, dell’Autore del saggio Il capitale invisibile, sul cattocomunismo che avanzava spedito e bussava alle porte della cultura dell’Europa occidentale e in Italia in modo speciale. Egli sostenne che si faceva strada l’incontro tra il solidarismo cattolico e quello marxista versi il cosiddetto povero. Oggi rilevo che aveva intuito il nuovo verbo che domina la cultura italiana ma non solo. Anche in Argentina, nel 2000, notai tale fenomeno in pieno sviluppo embrionale e forse già nato e svezzato. Il Capitale invisibile fu pubblicato dal noto Pedagogista, Giovanni Gozzer, che riconosce alle idee il loro valore essenziale per accrescere il capitale visibile o materiale. Della nuova enciclica papale mi ha colpito il richiamo di Francesco, che proviene dall’ambiente argentino, ad un sacrato ortodosso da cui avrebbe imparato non poco sull’amore e sull’amicizia. Ebbene anch’io l’ho forse imparato dalla borghesia, dai sacrati e dal popolo ortodosso della Romania (circa l’84% dei romeni sono di fede ortodossa come il mio amico, anche sacrato, che insegnava letteratura italiana in Romania) in 5 anni tra loro come docente. Là, in Transilvania, ho visitavo spesso monasteri ortodossi come quello di Prislop in judet Hunedoara, vicino Hatec. Ma visitavo anche i monasteri cattolici, come quello semi-abbandonato di San Francesco a nord di Brad, sui monti dell’oro o Apuseni, monti del tramonto (apus, in romeno, significa tramonto nonchè le molte chiese ortodosse e le minori cattoliche, che Ceausescu, fino al 1989, aveva fatto confiscare perché, come Mussolini, strinse un patto dittatoriale con il patriarca ortodosso per dominare meglio i propri sudditi e fedeli, dichiarando una sola la religione nel territorio statale, Mussolini lo fece nel 1929 per i sudditi religiosi in Italia, Bergoglio lo fa con la Cina qualcosa di simile e non alla luce del Sole democratico.

Molto bella è la nuova chiesa ortodossa illuminata di sera a Deva in Transilvania, dove i preti hanno mogli e figli mentre papa Francesco non abolisce il celibato dei circa 40.000 preti, 5.500 vescovi e alcune centinaia di cardinali per la liturgia a 1,5 mld di fedeli del verbo cattolico su scala planetaria. Paragonata alla forza militare di persuasione di Roma, caput mundi, il Vaticano dispone oggi di circa 10 legioni di preti, una di ufficiali superiori (vescovi) e 3 centurie di consoli o delegati di legione (cardinali). Si potrebbe ipotizzare che papa Francesco, preferisce importare, a breve almeno 10.000-20.000 preti e 50-100 vescovi, made in Cina? Perché no, là costano meno e ne trovi quanti ne vuoi e poi alla Cina, dopo l’accordo segreto bilaterale Vaticano-Cina, il Vaticano può chiedere di più se non tutto quello che vuole.

Di tale accordo il vicentino cardinale, Parolin, non lo ha voluto rivelare al ministro degli esteri statunitense, Pompeo, che lo aveva esortato a non firmare accordi bilaterali con la Cina. Gli ha detto che le divergenze con gli Usa ci sono e tante Ma il papa, monarca assoluto, firma ciò che vuole e con chi vuole, anche con le dittature e non con le democrazie occidentali di cui gli USA sono un emblema per molti. La Democrazia statunitense sarà anche imperfetta, ma sempre migliore delle migliori dittature o democrazie monopartitiche come Cina, Russia, ecc.. Non ho nulla contro la Cina, anzi anni fa scrissi un saggio d’Ecologia Umana sulla Cina edito da leolibri.it, ma qua, per il lettore del media digitale, mi interessa rilevare che hanno ancora un governo da monopartito, un bassso Pil procapite e l’inquinamento delle metropoli è alto come anche l’uso massiccio del carbone per far funzionare alcune attività economiche. Quando la Cina diventerà pluripartitica e dunque più democratica somiglierà alle democrazie occidentali, Usa in testa. Ma il papa fa accordi con la Cina! Dico ciò perché è uno dei miei capitoli del saggio ambientale che sto per stampare, se trovo una casa editrice con il rischio imprenditoriale e non da “Sussidistan” diffuso in Italia. I nuovi sudditi che generano i governi spendaccioni all’italiana, sono sempre più poveri, perché anche i veri poveri quando hanno un potere d’acquisto minore del passato o del 1973 quando è finito il boom economico. Nel nuova enciclica papale non si accenna, da una mia prima lettura grossolana e rapida, ai fratelli, Caino ed Abele: i figli di Adamo ed Eva e del fratricidio del primogenito agricoltore Caino che uccise Abele, pastore e più generoso, dunque quello che, eufemisticamente, porse l’altra guancia ”cattolica” per perdonare? Anni fa, in periodo di competizione elettorale in USA tra la Signora Clinton e Trump, scrissi un articolo, tra i pochissimi osservatori dell’ambiente sociale degli USA, che avrebbe vinto Trump.

In Italia i media con moltissimi articolisti, filodemocratici, scrissero di sconfitta di Donald Trump. Ebbene, su queste colonne di media, io ribadisco che gli USA voteranno ancora partito repubblicano, sebbene di stretta misura come l’altra volta, poichè il ceto medio- non ancora smantellato come da noi a causa delle tasse più alte- non vota democratico. Nel mio saggio ambientale “Canale di Pace. Chi vuole la pace non desidera la guerra ma uno stato unico globale” propongo, dopo un ampio capitolo dedicato alla covid19 con le paure alimentate dai media come una sorta di “IV guerra mondiale fredda”, uno stato globale come federazione degli attuali 196 stati anche per distribuire meglio le risorse planetarie. Nel saggio ambientale, il filo conduttore, è l’evoluzione del suddito a cittadino (che l’art. 4 della Costituzione italiana definisce: “Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”).

Il cittadino dunque va visto con i suoi diritti e con i suoi doveri non solo con i primo oppure con i secondi come il pagare le tasse se ha qualcosa e se ne ha di più pagare di più. Ciò sembra essere valido in Italia dove la pressione fiscale supera abbondantemente il 45% poiché molte merci, comprate nei supermercati e ipermercati, sono tassati al 22% come anche riparare degli stivaletti da donna al negozio specializzato. Pur valutando, con la scienza della vulcanologia dove feci la tesi di laurea, che l’eruzione di un vulcano, non piccolo, inquina più di molti secoli moderni del nord del mondo, quello ad economia più avanzata, non metto in dubbio l’aumento di inquinamento atmosferico causato anche dal nuovo mercato mondiale di merci globalizzate con le nostre tavole imbandite, in inverno e primavera, da ciliegie argentine, noci californiane, melograno israeliano, fagiolini egiziani, ecc. Ciò che più danneggia il divenire del suddito in cittadino cosciente perché istruito bene, è la paura usata anche dai governi democratici moderni e non solo dalle dittature del recente passato. Tale paura è tanto più elevata quanto i governanti sono di bassa cultura e impreparati nel confrontare modelli di sviluppo antitetici (capitalistico, collettivistico, socialdemocratico, ecc.) e scelgono spesso una mistificazione dell’uno o dell’altro. Ciò accade ad esempio al Governo italiano, che da alcuni decenni, continua a spandere e spendere per aumentare la paga ai troppi consiglieri regionali e finanziamenti a pioggia ai vari enti privati e comuni italiani con migliaia di partecipate ben foraggiate dai soldi pubblici. Il suo debito pubblico è esorbitante e nonostante ciò si continua a fare programmi di sviluppo basati sulla spesa pubblica. Anche il comune di Roma ha avuto sindaci più o meno spendaccioni.

Lo stesso Sindacato per eccellenza, la CGIL, dissente, tramite il suo Segretario Nazionale, Landini, che dice “siamo ormai Sussidistan”. Sono i dipendenti sindacalizzati a preoccuparsi e non i non pochi nullafacenti dei politici al Governo della nostra Repubblica, nata dalle lotte della Resistenza per un domani migliore. Quasi tutte le tasse in Italia, le pagano i 23 milioni di dipendenti, il resto paga ben poco a partire dalle aziende che scaricano spesso come beni strumentali tutta una serie di beni e servizi, ben fatturati. Inoltre a me sembra che con la covid19 e l’informazione ecologica, i nostri media, a stragrande maggioranza infondono solo paure varie nel popolo, che considerano composto di sudditi senza valutare che molti, non tutti, sono cittadini, che o non vanno più a votare oppure gli votano contro fino ad avere, oggi in Italia, un governo di minoranza della volontà popolare espressa alle penultime e ultime tornate elettorali regionali. Dunque non c’è più un governo della maggioranza ma una sorta di dittatura della minoranza? Perché no? E’ evidente a tutti tranne che al 25-30% di consensi dei due partiti al governo. I media, purtroppo, asserviti troppo spesso ai politicanti di bassa cultura, diffondono informazioni che pongono in rilievo la paura causata dall’inquinamento della natura senza proporre soluzioni realistiche e non solo demagogiche e populiste. Le varie Agende di organismi sovranazionali sorte per frenare il progresso col destinare ingenti risorse per limitare l’emissione di gas nocivi nell’atmosfera non trovano tutti e 196 gli stati concordi e ad opporsi sono non solo gli USA ad economia avanzata, ma anche l’India, la Cina, il Brasile, ecc. ad economia attardata. A Lecce, dal 14 al 16 Ottobre 2020, presso le Officine Cantelmo e Grand Hotel Tiziano e dei Congressi si svolgerà il IX Convegno Nazionale sul particolato atmosferico: PM2020. Si svolgerà per la prima volta a Lecce dal 14 al 16 ottobre prossimi c.a., il Convegno Nazionale sul Particolato Atmosferico, giunto quest’anno alla sua nona edizione. L’evento è organizzato dalla Società Italiana di Aerosol (IAS), in collaborazione con l’ Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del CNR, l’ Università del Salento e la Provincia di Lecce, nel rispetto delle norme di sicurezza antiCovid, vedrà arrivare nella Città del Barocco i maggiori esperti del settore. Indubbiamente se spaventa l’inquinamento dell’idrosfera e litosfera, spaventa di più quello dell’atmosfera: ogni minuto l’uomo respira quasi 20 volte (una inspirazione di mezzo litro d’aria ricca di ossigeno e povera di anidride carbonica e un’espirazione dove emette meno ossigeno e più anidride carbonica) dunque di circa 10 litri d’aria al minuto sono utilizzati anche dai bambini che hanno più atti respiratori. Anni fa seguivo spesso le questioni connesse all’inquinamento dell’aria con l’Ordine dei Chimici di Padova che mi invitava ai loro Convegni. Padova è una città con troppe polveri sottili nell’aria nonostante inceneritore, dicono, d’avanguardia ma dopo mezzanotte l’aria che respiro mi appare più nauseabonda delle ore diurne. Ma rallegriamoci di ciò che discutono a Lecce e suaccennato. L’iniziativa metterà a confronto per alcuni giorni le diverse comunità scientifiche sui temi legati al particolato che, nelle scienze dell’atmosfera, indica l’insieme delle sostanze solide o liquide sospese in aria (con la quale formano una miscela detta “aerosol atmosferico”) che hanno dimensioni che variano da pochi nanometri a 100 µm e il Presidente IAS sottolinea: “Inizialmente il Convegno si sarebbe dovuto svolgere a fine maggio, poi a causa dell’emergenza sanitaria abbiamo deciso di rinviarlo all’autunno, ma di farlo comunque in presenza, nel rispetto, ovviamente, di tutte le procedure di sicurezza antiCovid. Si parlerà del PM in tutte le sue sfaccettature e correlazioni, dall’inquinamento e patrimonio culturale, fino ai blocchi di traffico e al lockdown, temi di scottante attualità alla luce di tutto quello che sta accadendo nel 2020. Dopo Milano (2004) e la prosecuzione con cadenza biennale a Firenze (2006), Bari (2008), Venezia (2010), Perugia (2012), Genova (2014), Roma (2016) e Matera (2018), ora anche Lecce sarà protagonista di questo Convegno che focalizzerà l’attenzione su temi di grande attualità legati al particolato atmosferico, che spaziano dalla composizione chimica alle trasformazione e diffusione atmosferica.

A Toronto, in questi giorni, si discute ad alto livello, su promozione della nostra Ambasciata, di esperienze sulla riduzione dell’inquinamento climatico in Architettura. Anni fa il famoso il Club di Roma, più drastico del MIT, propose lo sviluppo zero, che fece gridare evviva ai radical-chich mondiali e preoccupazione agli altri. Tra i non vaccinati all’ecocatastrofismo con l’uomo inquinatore e cattivo c’è anche lo stato del Vaticano che con l’Enciclica “Laudato sì’” di papa Francesco, ha scritto: ”48. L’ambiente umano e l’ambiente naturale si degradano insieme, e non potremo affrontare adeguatamente il degrado ambientale, se non prestiamo attenzione alle cause che hanno attinenza con il degrado umano e sociale. Di fatto, il deterioramento dell’ambiente e quello della società colpiscono in modo speciale i più deboli del pianeta: «Tanto l’esperienza comune della vita ordinaria quanto la ricerca scientifica (questa è una sua verità, non la verità scientifica) dimostrano che gli effetti più gravi di tutte le aggressioni ambientali li subisce la gente più povera». Per esempio, l’esaurimento delle riserve ittiche penalizza specialmente coloro che vivono della pesca artigianale e non hanno come sostituirla, l’inquinamento dell’acqua colpisce in particolare i più poveri che non hanno la possibilità di comprare acqua imbottigliata, e l’innalzamento del livello del mare colpisce principalmente le popolazioni costiere impoverite che non ha dove trasferirsi. L’impatto degli squilibri attuali si manifesta anche nella morte prematura di molti poveri, nei conflitti generati dalla mancanza di risorse e in tanti altri problemi che non trovano spazio sufficiente nelle agende del mondo. 49. Vorrei osservare che spesso non si ha chiara consapevolezza dei problemi che colpiscono particolarmente gli esclusi. Essi sono la maggior parte del pianeta, miliardi di persone. Oggi sono menzionati nei dibattiti politici ed economici internazionali, ma per lo più sembra che i loro problemi si pongano come un’appendice, come una questione che si aggiunga quasi per obbligo o in maniera periferica, se non li si considera un mero danno collaterale. Di fatto, al momento dell’attuazione concreta, rimangono frequentemente all’ultimo posto. Questo si deve in parte al fatto che tanti professionisti, opinionisti, mezzi di comunicazione e centri di potere sono ubicati lontani da loro, in aree urbane isolate, senza contatto diretto con i loro problemi. Vivono e riflettono a partire dalla comodità di uno sviluppo e di una qualità di vita che non sono alla portata della maggior parte della popolazione mondiale. Questa mancanza di contatto fisico e di incontro, a volte favorita dalla frammentazione delle nostre città, aiuta a cauterizzare la coscienza e a ignorare parte della realtà in analisi parziali. Ciò a volte convive con un discorso “verde”. Ma oggi non possiamo fare a meno di riconoscere che un vero approccio ecologico diventa sempre un approccio sociale, che deve integrare la giustizia nelle discussioni sull’ambiente, per ascoltare tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri. 50. Invece di risolvere i problemi dei poveri e pensare a un mondo diverso, alcuni si limitano a proporre una riduzione della natalità. Non mancano pressioni internazionali sui Paesi in via di sviluppo che condizionano gli aiuti economici a determinate politiche di “salute riproduttiva”. Però, «se è vero che l’ineguale distribuzione della popolazione e delle risorse disponibili crea ostacoli allo sviluppo e ad un uso sostenibile dell’ambiente, va riconosciuto che la crescita demografica è pienamente compatibile con uno sviluppo integrale e solidale». Incolpare l’incremento demografico e non il consumismo estremo e selettivo di alcuni, è un modo per non affrontare i problemi. Si pretende così di legittimare l’attuale modello distributivo, in cui una minoranza si crede in diritto di consumare in una proporzione che sarebbe impossibile generalizzare, perché il pianeta non potrebbe nemmeno contenere i rifiuti di un simile consumo. Inoltre, sappiamo che si spreca approssimativamente un terzo degli alimenti che si producono, e «il cibo che si butta via è come se lo si rubasse dalla mensa del povero». Ad ogni modo, è certo che bisogna prestare attenzione allo squilibrio nella distribuzione della popolazione sul territorio, sia a livello nazionale sia a livello globale, perché l’aumento del consumo porterebbe a situazioni regionali complesse, per le combinazioni di problemi legati all’inquinamento ambientale, ai trasporti, allo smaltimento dei rifiuti, alla perdita di risorse, alla qualità della vita (altra sua verità). Attualmente il n. 3 della gerarchia monarchica vaticana, sta destando scandalo per le presunte tangenti e creste fatte ai soldi del Vaticano: dall’immobile supercostoso di Londra alla Sardegna, ecc.. Ma leggiamo la cronaca, di un media specializzato sulla lotta alla mafia, in merito e non solo: ”Un nuovo scandalo colpisce la Chiesa di Papa Francesco. Al centro l’acquisto da parte dell’obolo di San Pietro (si tratta di un fondo di 60/70 milioni di euro all’anno per un terzo destinati alla carità e per il resto alle casse della Santa Sede e ai bisogni del papato) un palazzo nel centro di Londra al prezzo di 200 milioni. Dunque, le offerte dei fedeli per i bisognosi sono state utilizzate dai vertici finanziari della Segreteria di Stato vaticana per mettere a segno a Londra un’operazione immobiliare da 200 milioni di dollari, realizzata in società con l’imprenditore italo-inglese R. Mincione, che da qualche mese sta provando a scalare Banca Carige. E c’è anche lo scandalo, di cui parla Fittipaldi, di un tentato investimento di 250 milioni di dollari in una piattaforma petrolifera Falcon in Angola. Scandali che stanno consumando uno scontro di potere all’interno del Vaticano stesso. Il segretario di Stato, il cardinale P. Parolin, ha definito l’acquisto dell’immobile a Londra una “operazione opaca sulla quale presto si chiarirà tutto. L’inchiesta vaticana, che ha già provocato la sospensione di cinque dirigenti, parte da una segnalazione dello Ior e del revisore generale su operazioni sospette con i fondi delle offerte al pontefice. L’indagine si inserisce in un momento importante della Chiesa di Papa Bergoglio in cui lui stesso è impegnato nella riforma della Curia, spingendo sempre di più la Chiesa fuori dai confini Vaticani. L’intenzione del Papa sarebbe quella di “delocalizzare” la Chiesa, come già infatti risiede in Africa, in Sudamerica e nell’est del mondo, distribuire il potere, rendere indipendenti le decisioni del clero messicano o polacco o congolese dalle mani di un gruppo di cardinali che regna in Vaticano. Il Consiglio dei Cardinali, secondo indiscrezioni, sarebbe pronto a consegnare al Papa il documento finale che riscriverebbe la costituzione apostolica promulgata da Giovanni Paolo II col pastor bonus dell’88”. Questo papa sta delocalizzando lo stato del Vaticano, operazione mai fatta prima d’ora da nessun pontefice. Francesco intanto insiste con l’encicliche e dopo “Laudato si’”, ha promulgato “Fratelli tutti”, che già dal titolo potrebbe sembrare un romanzo ottocentesco italiano, che finiva sempre: ”e vissero tutti felice e contenti”. Gli adulatori cattolici praticanti (circa il 10% degli italiani) e i laici filovaticanisti (o moderni Guelfi) dedicano alla “Laudato si” illimitati elogi ed altrettanto faranno con “Fratelli tutti”. Ma leggiamo qualche dovuto ossequio più critico nell’intervista al card. Ruini di Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera del 6 c.m.: «La Chiesa italiana è in declino. Criticare papa Francesco non significa essergli contro». Il cardinale: «La corruzione, specialmente in alto loco, è una delle più gravi piaghe della Chiesa. Un movimento contro Papa Francesco? In qualche modo esiste. Meloni meritatamente sulla cresta dell’onda, ma sciolga il nodo Europa». Cardinale Ruini, il nuovo libro di Massimo Franco parla del declino politico-culturale della Chiesa italiana. Lei è d’accordo?  “Questo declino non può non preoccupare. Occorre reagire: un compito che spetta ai laici credenti, ma anche alla Chiesa come tale. Oggi è più difficile di qualche anno fa; ma non impossibile”. Le critiche che hanno almeno due aspetti positivi. Il coraggio leale di chi le fa alla luce del Sole che dà anche un’altra verità e non solo quella prospettata, dal “fallibile” pontefice. Al lettore critico bisogna anche ricordare chi era Francesco d’Assisi, le sue origini borghesi di ricco mercante. Il ricco che si spoglia delle ricchezze terrene non è solo nella chiesa di Roma, ma anche presente in altre religioni dall’induismo al buddismo, ecc.. Sembra quasi di poter ripetere le lusinghe di certi politici italiani che parlano sempre di poveri, ma i loro stipendi e anche gli assegni vitalizi, non sono per poveri. In altri termini si usa il monito popolare ”il ricco già sazio non crede al povero digiuno”! Riporto parte del testo dell’Enciclica “Fratelli tutti, sulla fraternità e l’amicizia sociale”, la terza del pontificato di Papa Francesco, firmata nella giornata di sabato 3 ottobre 2020 sulla tomba di San Francesco, ad Assisi. 1. «Fratelli tutti», scriveva San Francesco d’Assisi per rivolgersi a tutti i fratelli e le sorelle e proporre loro una forma di vita dal sapore di Vangelo. Tra i suoi consigli voglio evidenziarne uno, nel quale invita a un amore che va al di là delle barriere della geografia e dello spazio. Qui egli dichiara beato colui che ama l’altro «quando fosse lontano da lui, quanto se fosse accanto a lui». Con queste poche e semplici parole ha spiegato l’essenziale di una fraternità aperta, che permette di riconoscere, apprezzare e amare ogni persona al di là della vicinanza fisica, al di là del luogo del mondo dove è nata o dove abita. 2. Questo Santo dell’amore fraterno, della semplicità e della gioia, che mi ha ispirato a scrivere l’Enciclica Laudato si’, nuovamente mi motiva a dedicare questa nuova Enciclica alla fraternità e all’amicizia sociale. Infatti San Francesco, che si sentiva fratello del sole, del mare e del vento, sapeva di essere ancora più unito a quelli che erano della sua stessa carne. Dappertutto seminò pace e camminò accanto ai poveri, agli abbandonati, ai malati, agli scartati, agli ultimi. Senza frontiere. 3. C’è un episodio della sua vita che ci mostra il suo cuore senza confini, capace di andare al di là delle distanze dovute all’origine, alla nazionalità, al colore o alla religione. È la sua visita al Sultano Malik-al-Kamil in Egitto, visita che comportò per lui un grande sforzo a motivo della sua povertà, delle poche risorse che possedeva, della lontananza e della differenza di lingua, cultura e religione. Tale viaggio, in quel momento storico segnato dalle crociate, dimostrava ancora di più la grandezza dell’amore che voleva vivere, desideroso di abbracciare tutti. La fedeltà al suo Signore era proporzionale al suo amore per i fratelli e le sorelle. Senza ignorare le difficoltà e i pericoli, San Francesco andò a incontrare il Sultano col medesimo atteggiamento che esigeva dai suoi discepoli: che, senza negare la propria identità, trovandosi «tra i saraceni o altri infedeli […], non facciano liti o dispute, ma siano soggetti ad ogni creatura umana per amore di Dio». In quel contesto era una richiesta straordinaria. Ci colpisce come, ottocento anni fa, Francesco raccomandasse di evitare ogni forma di aggressione o contesa e anche di vivere un’umile e fraterna “sottomissione”, pure nei confronti di coloro che non condividevano la loro fede…7. Proprio mentre stavo scrivendo questa lettera, ha fatto irruzione in maniera inattesa la pandemia del Covid-19, che ha messo in luce le nostre false sicurezze. Al di là delle varie risposte che hanno dato i diversi Paesi, è apparsa evidente l’incapacità di agire insieme. Malgrado si sia iper-connessi, si è verificata una frammentazione che ha reso più difficile risolvere i problemi che ci toccano tutti (questo problema della covid li ha causati i gran parte l’OMS, guidata da un etiope che sembra fosse in combutta con la Cina avvisando il mondo extracinese un mese dopo di ciò che era successo in una città cinese). Se qualcuno pensa che si trattasse solo di far funzionare meglio quello che già facevamo, o che l’unico messaggio sia che dobbiamo migliorare i sistemi e le regole già esistenti, sta negando la realtà. 8. Desidero tanto che, in questo tempo che ci è dato di vivere, riconoscendo la dignità di ogni persona umana, possiamo far rinascere tra tutti un’aspirazione mondiale alla fraternità. Tra tutti: «Ecco un bellissimo segreto per sognare e rendere la nostra vita una bella avventura. Nessuno può affrontare la vita in modo isolato […]. C’è bisogno di una comunità che ci sostenga, che ci aiuti e nella quale ci aiutiamo a vicenda a guardare avanti. Com’è importante sognare insieme! […] Da soli si rischia di avere dei miraggi, per cui vedi quello che non c’è; i sogni si costruiscono insieme» (di quali bisogni parla il papa, i suoi?). Sogniamo come un’unica umanità, come viandanti fatti della stessa carne umana, come figli di questa stessa terra che ospita tutti noi, ciascuno con la ricchezza della sua fede o delle sue convinzioni, ciascuno con la propria voce, tutti fratelli! Fin qua la liturgia, tutta del novello Cesare o monarca del Vaticano del 2020 d. C.. Quanta storia hanno i 7,5 mld di persone della specie Homo sapiens? Tanta ed anche di storia religiosa sia politeista, molti millenni, che monoteista e cattolica solo un paio di millenni. Anni fa un collega, presidente di commissione ed umanista disse interrogando un candidato: “fa piacere  sentire un giovane preparato in storia e non solo quella post-romana, ma anche quella di Roma e precedente”. Aveva ragione perché, per me cultore anche di Ecologia Umana, do valore all’analisi multidisciplinare ed apprezzo sia i saperi umanistici che naturalistici, che non escludono l’Uomo. Questi è da vedere al di là dell’habitat, dove vive con la cultura dominante, e lo considero proiettato in un areale, che va anche oltre il pianeta Terra! Dunque l’Uomo è universale e la religione, con i suoi sacrati (papi cattolici, patriarchi, ecc.) ne gestisce il sacro che è già in lui! Oggi pure i monoteisti musulmani con i loro sacrati usano l’incredulità popolare (meno scolarizzato del popolo cattolico). Gli “ayatollah”, titolo dato a eminenti dottori di scienze religiose e giuridiche, alti dignitari della gerarchia sciita, costituiscono un’aristocrazia teologica che, troppo spesso, unifica il potere religioso e civile. In  Iran, ex Persia, dall’avvento della Repubblica islamica nel 1979, esercitano un forte ruolo politico, prima il deposto Scià, dai nuovi sobillatori e gestori della credulità popolare, aveva tentato di occidentalizzato il suo Paese. L’ONU del futuro redimerà anche le tensioni intrareligiose? Comunque il religioso è un aspetto umano che le gerarchie di tutte le religioni planetarie gestiscono per fini spesso poco umanitari, il cittadino futuro, auspico, che sia tollerante, ma non suddito dei sacrati di fede religiosa.

La lettera, scritta da A. Einstein, a 74 anni, un anno prima della sua morte: «La parola Dio per me non significa altro che l’espressione, il prodotto della debolezza umana, la Bibbia una collezione di venerabili ma ancora piuttosto primitive leggende» è emblematica ed una pietra miliare per la “mia” scienza dell’Ecologia Umana.

Giuseppe Pace (già prof. di scienze naturali anche all’estero, cultore internazionale d’Ecologia Umana formatosi all’Università di Padova, consorziata con altre europee).

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