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Alluvioni, Fiore: “Notizie drammatiche giungono da Piemonte e Campania. In Italia il cemento cresce più della percentuale delle nuove nascite. Consumiamo ben 2 metri quadrati di territorio al secondo mentre in 50 anni abbiamo avuto più di 1700 morti per frane ed alluvioni”

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Paliaga: “Tra il 7 e l’8 Ottobre del 1970 l’alluvione di Genova con 35 morti. A distanza di 50 anni abbiamo un territorio con forti criticità”.   

 

Napoli, 8 Ottobre – “Il 72% della superfice che si trova al di sotto dei 50 metri di quota è stato modificato. Questo significa creare delle forti condizioni di pericolo. C’è una vera congestione del costruito che aumenta il rischio alluvionale a Genova. Abbiamo avuto importanti alluvioni nel 1970 e nel 2014 e siamo in presenza di fenomeni alluvionali che si ripropongono ogni 50 anni. Siamo in presenza di un territorio con forti criticità”. Lo ha dichiarato il geologo Guido Paliaga della Società Italiana di Geologia Ambientale che in occasione del 50esimo dell’alluvione che tra il 7 e l’8 Ottobre del 1970 travolse Genova con ben 35 morti, 100 feriti e danni ingenti, ha condotto un gruppo di studenti di Geologia proprio nei luoghi alluvionati nel 1970.

E la Sigea lancia un forte allarme per l’Italia: non si può puntare solo alla realizzazione di opere strutturali!

“Saremo costretti ad aggiornare il Rapporto periodico sul Rischio posto alla Popolazione italiana da frane e inondazioni. Dal 1969 al 2018 ben 3629 località italiane e 2.068 Comuni sono stati interessati da frane e inondazioni con 1713 morti, 320.117 evacuati e senza tetto. Un dato che dobbiamo già aggiornare, stando alla cronaca proveniente dal Piemonte, Lombardia, Liguria e Campania con crolli di importanti ponti risalenti all’epoca romana e soprattutto ancora morti. Incredibilmente abbiamo visto immagini di case a pochi passi da torrenti o fiumi. Il timore – ha concluso Antonello Fiore, Presidente Nazionale della Società Italiana di Geologia Ambientale –  è che con ogni probabilità saremo costretti ad aggiornare ancora i bollettini. Ed allora c’è una domanda forte: perché ci riduciamo di volta in volta ad affrontare l’emergenza e non agiamo per davvero in prevenzione? In Italia cresce più il cemento che la popolazione. Solo tra il 2018 ed il 2019 abbiamo consumato il territorio al ritmo di 2 metri al quadrato al secondo, mentre nel 2919 sono nati solo 420.000 bambini.

E’ come se ogni culla di un nuovo nato, in Italia, fosse per il solo primo anno di vita al centro di un piazzale asfaltato di 12 metri di lato. I 785 ettari consumati nel solo Veneto, corrispondono a 1.100 campi di calcio, in Puglia i 625 ettari consumati corrispondono a 23.700 campi da tennis. La Commissione De Marchi, nata in un’Italia che aveva chiaro il suo futuro è davvero lontana. Ora abbiamo un Paese stanco, soprattutto stanco di applicare il solito schema post – evento. Dobbiamo rilanciare l’Italia e l’occasione c’è, l’occasione è ora realizzando progetti di qualità, spendendo bene i soldi ed avendo un’idea, un’identità di Nazione che vuole guardare al futuro con limpidezza. Le opere strutturali non bastano, dobbiamo mettere in campo azioni concrete di mitigazione del rischio idrogeologico e anche di sensibilizzazione”.

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