Napoli, 4 Dicembre – Non sono al top delle mie condizioni, dacché avverto, da stamane, un leggero mal di testa; tuttavia, considerato il carattere nefasto dell’evento verificatosi ieri in quel di Lamezia Terme…non posso permettermi d’astenermi dal dedicare qualche misero rigo al giovane che, dopo aver salutato la famiglia nell’andare al lavoro, non ha fatto più ritorno a casa propria per colpa della sistematica inosservanza, da parte di tanti datori, delle norme in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.
Desidero, anzitutto, esternare il mio incomparabile dolore, considerato che è venuto a mancare un essere umano che svolgeva onestamente la propria mansione; ma sono parimenti intenzionato a buttar fuori tutto lo sdegno che, allo stato, mi anima: è mai possibile, cari Lettori, che in pieno terzo millennio si perseveri nel trascurare la normativa summenzionata? E, soprattutto, chi permette che avvenga tutto questo?
Non voglio in alcun modo sostituirmi agli esperti in materia, né tantomeno alla Magistratura requirente (alla quale, però, raccomando di esaminare il caso con dovizia, senza fare la «corsa del ciuccio»), ma mi si permetta di dire apertamente che i continui mòniti rivoltici dal Presidente della Repubblica, l’insigne giurista Sergio Mattarella, stentano a venir recepiti appieno: si pensa, infatti, unicamente ad accrescere i profitti, senza tener conto in alcun modo di quella dignità propria della persona umana in quanto tale. Esemplificando, il «padrone» pensa sovente a rendere più pingue il suo borsello, mettendo in luce una strafottenza disumana che di certo rallenta la tanto auspicata crescita del Paese sotto il profilo sociale.
Mai smetterò di ricordare i versi della canzone «Era bello il mio ragazzo», cantata da Anna Identici a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso: analizzarla tutta può apparire noioso, dunque intendo soffermare l’attenzione sulla parte conclusiva della penultima strofa, in cui il protagonista, in fin di vita su un letto nosocomiale, dice alla madre che s’è trattato solo di un «piccolo incidente», aggiungendo che «quando si lavora sodo non c’è soldi da buttare: non puoi metter tanta cura per far su l’impalcatura».
Orbene, il trentottenne di Lamezia – del cui nome ed aspetto sono all’oscuro – è stato tratto al passo estremo proprio da chi, mosso dal desiderio d’intascare qualche Euro in più, non ha valutato con attenzione certosina i rischi (anche soltanto potenziali) derivanti da un assemblaggio maldestro dei ponteggi.
Il risultato è noto a tutti, ma ora è necessario tanto mobilitarsi per far sì che le Istituzioni provvedano di conseguenza, tanto far sì che la legislazione sulla sicurezza in àmbito lavorativo subisca un mutamento radicale, facilitando gli adempimenti alle parti datoriali e garantendo, al tempo stesso, una maggiore comprensibilità da parte dei lavoratori, con particolare riguardo ai diritti e – soprattutto – agli strumenti di tutela che essi possono esperire nei confronti del Paperon de’ Paperoni che, pur senza dirlo apertamente, li considera oggetti e, quindi, non previene in alcun modo le possibili tragedie.
Faccio mie le parole del Capo dello Stato: «Occorre un impegno corale di istituzioni, aziende, sindacati, lavoratori, luoghi di formazione affinché si diffonda ovunque una vera cultura della prevenzione». Quindi….«jamm a ce movr» (It.: «non indugiamo a muoverci»), perché ne va della vita di persone come noi!
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