Cultura

L’Ambiente geostorico della Pasqua ortodossa in Romania e altrove alla ricerca del mito della risurrezione

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Napoli, 28 Aprile – Il prof. U. Bernardi, Sociologo dell’Università di Venezia, sosteneva che non esiste un’Italia, ma tante piccole quante sono quelle dei comuni, circa 8000. A 15 anni lessi il primo libro extrascolastico “Le memorie di un ottuagenario” di Ippolito Nievo, laureato in lettere a Padova e in un naufragio morto misteriosamente in servizio da Tenente addetto a far quadrare i conti della spedizione dei mille guidata da Garibaldi. Nello stesso periodo adolescenziale lessi pure “Piedimonte d’Alife tra storia e attualità” di Dante B. Marrocco, presidente dell’ASMV, morto nel 2006. In entrambi i saggi notai una descrizione più particolareggiata di piccoli ambienti, che i libri scolastici di storia, arte, economia, ecc. non trattano, forse pure per economia di spazio. Contemperare non solo la storia locale e generale è utile per chi deve o vuole capire meglio la realtà ambientale. La Geografia spesso, scriveva G. Valussi, anni fa, non è quel contenitore vuoto che la storia riempie. Già in questo sottile dibattito geostorico sta non poco dello studio ambientale, che l’Ecologia Umana compie. Per Ambiente bisogna intendere un insieme di Natura e Cultura, dove la seconda predomina sulla prima da pochissimi secoli, prima era l’inverso per l’evoluzione culturale repentina che ci ha condotto  nell’attuale IV rivoluzione industriale o della tecnologia digitale. Ciò premesso devo anche dire che ho avuto la fortunata combinazione di svolgere il servizio di docente del MAECI (Ministero Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale) sia in vari sati esteri per esami finali liceali che in servizio quinquennale una regione geostorica della Transilvania con due capitali: quella degli antichi Daci, “Sarmizegetusa Regia” sui monti di Orastie, a 1200 metri di quota d’estate, d’inverno era a vale, e quella voluta da Traiano, 50 km più ad ovest, dopo la conquista del 106 d. C.: “Colonia Ulpia Traiana Augusta Dacica Sarmizegetusa. Erano entrambe nel territorio romeno della Judet Hunedoara, di cui Deva era il capoluogo con un liceo straniero italiano, il Liceo Tecnologico ”Transilvania”, che aveva pure sezioni italiane, inglesi e francesi. Alla sezione inglese venne il console statunitense a Cluj Napoca a tenere una lezione sulla Democrazia nel suo Paese oltreoceano, mentre alla sezione italiana quello a Timisoara. L’ambiente geostorico è basilare per esaminare altri aspetti territoriali di un qualsivoglia Paese. Tali aspetti sono sia naturalistici (geologici, minerari, botanici, zoologici, antropici, palentologici, etologici, ecc.) che sociali ed economici, senza trascurare anche l’aspetto religioso, che si esprime anche nelle ricorrenze festive come la Pasqua, che richiama il mito antico della risurrezione dopo la morte. Domenica 2 maggio, ricorre la festività della Pasqua ortodossa, che interessa non solo la Romania, ma un ben più vasto territorio dell’Europa orientale e tratti di Africa, Asia ed Americhe. Nel 2021 tale festività religiosa ortodossa ricade circa un mese dopo della Pasqua cattolica e ciò perchè la liturgia segue l’antico calendario giuliano pur restando in uso il calendario gregoriano per tutti gli scopi civili. Sappiamo che la differenza  tra i due calendari è che il calendario giuliano, più antico, è spostato indietro di 13 giorni rispetto al gregoriano. Su consiglio dell’astronomo Sosigene, Giulio Cesare, introdusse il calendario che da lui prese il nome. 12 mesi e 365 giorni, più un giorno extra ogni 4 anni (bisestile) portando la media dei giorni per anno a 365 e 6 ore. Geniale, ma non perfetto. Quindi basta aggiungere due settimane per sapere quando sarà la Pasqua ortodossa? No, poiché i 13 giorni di differenza tra i due calendari fanno sballare tutti i computi dei cicli lunari. Esempio – quest’anno il primo plenilunio di primavera per noi è stato quello del 28 marzo, ma per gli ortodossi quello non andava bene per calcolare la Pasqua perché per loro risultava prima dell’equinozio per via dei 13 giorni di sfasamento. Quindi hanno dovuto prendere in considerazione il plenilunio successivo, quello del 27 aprile, che per altro è un martedì, e quindi dovranno aspettare fino alla domenica 2 maggio. Nel 2017 invece il plenilunio dell’11 aprile per entrambi non cadeva di domenica né risultava prima dell’equinozio per cui la domenica successiva, il 16 aprile, fu Pasqua sia per cristiani che ortodossi. La prossima occasione in cui la Pasqua cattolica coinciderà con la Pasqua ortodossa sarà nel 2025 (20 aprile), ma il 2025 è anche il 1.700 anniversario esatto dalla conclusione del Concilio di Nicea, il primo concilio ecumenico cristiano, quello voluto dall’Imperatore Costantino nel tentativo di ristabilire l’unità religiosa minata dalle varie correnti dogmatiche. Quale migliore occasione per stabilire una data comune e definitiva per celebrare la Pasqua? Non è semplice innanzi tutto perché modificare le regole per determinare quando debba cadere il giorno di Pasqua significa anche modificare il Mercoledì delle Ceneri (46 giorni prima della Pasqua), la prima domenica di Quaresima, l’Ascensione (39.mo giorno dopo Pasqua), Pentecoste (49.mo giorno), Santissima Trinità (56.mo), Corpus Domini (60.mo), e Sacro Cuore (68.mo giorno dopo Pasqua). Ancora più complicato è il fatto che, per definizione, la Pasqua è una festa mobile, determinata dal calendario lunare e non quello solare. Le sacre scritture non identificano i giorni esatti della Passione di Cristo ma indicano solo che quando ci fu l’Ultima Cena si festeggiava la Pesach, la Pasqua ebraica, cioè la festa primaverile che ricorda la liberazione del popolo ebraico dall’Egitto e il suo esodo verso la Terra Promessa. La Pesach, secondo il calendario lunisolare ebraico, si celebra durante il primo plenilunio di primavera. Secondo la tradizione Gesù risorse la domenica successiva, ecco allora come calcolano la Pasqua tutti i cristiani – bisogna aspettare: L’equinozio di primavera (20 marzo); Il primo plenilunio di primavera (quindi un plenilunio dal 21 in poi); La prima domenica dopo il primo plenilunio. Tra autorità religiose e civili non sempre c’è stato accordo, quasi mai direbbero alcuni atei incalliti oppure integralisti religiosi in contraltare. Fatto sta che studiare l’Ambiente non significa soprassedere alle caratteristiche antiche e moderne tipicamente spirituali dell’Homo sapiens. F.Faggin dice che la scienza deve occuparsi anche della coscienza dell’uomo e non lasciarla solo ai saperi umanistici o letterari-poetici. Ma resto nell’ambiente romeno che conosco un po’ meno bene di quello italiano, ma più di altri extranazionali. Da Deva, città della Transilvania occidentale, mi scrive, che Domenica scorsa è stata Domenica dei salici in Romania, il collega Gabriel Nitu Bogdan che insegnava lingua italiana, si è maritato ha avuto una figlia e oltre ad essere ufficiale stimato di polizia regionale a Deva  è divenuto prete ortodosso e ha una sua parrocchia, che ho visitato un paio d’anni fa, prima della pandemia. Da noi gli rispondo si chiama Domenica delle palme. Ecco una prima differenza tra cristiani dell’Europa occidentale ed orientale. Un’altra delle molte, è il mangiare l’agnello o meno. Ebbene io gli dico che al centro-sud Italia quasi tutti mangiano l’agnello a Pasqua, mentre al nord in pochi. Egli mi precisa che in Romania lo mangia chi se lo può permettere. Quando insegnavo là, a Deva mi precisò che da noi in Italia la Dottrina sociale della chiesa è più marcatamente incisiva che non in ambiente romeno. Stamane passeggiando sulle rive del Brenta, ho letto un avviso parrocchiale esposto in bacheca che invitava a donare l’8 per mille alla chiesa cattolica, poi precisava che 8 mila sono i progetti finanziati in varie parti d’Italia. Nel primo periodo  del servizio in Transilvania notavo le donne lavare i panni lungo i ruscelli, i carri del fieno tirati dai buoi, ecc. insomma mi sembrava l’ambiente rurale italiano di 50 anni prima. Dunque la Romania, nonostante abbia superato il ciclone politico comunista, conservava molto di tipicità precedente compresa la cultura religiosa sedimentatasi in quasi 2000 anni di storia, ma che poggiava su una precedente religiosità, che oggi molti dimenticano, tranne i cultori di storia ed archeologia, ma pure di Ecologia Umana che è multi-inter e transdisciplinare. Notavo pure che la festività di Pasqua è molto più sentita che da noi anche con processione esterne alle chiese. Tutti i romeni che si incrociavano nella settimana che precedeva la Pasqua si appellavano: Hristos a Înviat! (Cristo è in viaggio) con la risposta “adverat ca est in viat” (si è vero che è in viaggio). Nel 2003, a New York, in commissione d’esame di stato al liceo italiano G. Marconi, ho conosciuto un collega nonchè giornalista umbro, che è divenuto poi Diacono di Gualdo Tadino, Alberto Cecconi, di cui ricordo una sua precisazione storica sull’incontro di Ponzio Pilato, con Gesù Cristo. Alla precisazione davanti al Governatore romano Pilato, del figlio di Dio e Maria vergine, che era: “via, verità e vita”, Pilato lo zittì così: ”Questa è la tua verità”. Spesso mi capita di ripetere la precisazione riferitami dal collega Alberto, quando qualcuno afferma qualcosa di banale, cioè non adeguatamente motivata. Il sacro è una caratteristica dell’Homo sapiens? Perché no. L’Uomo è universale e nel suo cervello si nascondono ancora parti misteriose che la razionalità umana scopre a poco a poco da oltre 10 mila anni, documentandole, prima le tramandava oralmente di generazione in generazione. Il mito di poter vivere in eterno o anche quello intermedio di vivere e risorgere dopo la morte ancora appassiona molti della nostra specie biologica Homo sapiens, catalogata da un Naturalista creazionista svedese, di fine 1700, C. Linneo, padre della moderna classificazione binomiale.

Raffaello Sanzio, Resurrezione di Cristo, 1501-1502, Olio su tavola, 52 x 44 cm, San Paolo del Brasile, Museu de Arte de São Paulo. La risurrezióne (o resurrezióne), dal lat. tardo (crist.) resurrectioonis, der. di resurgĕre «risorgere». Il fatto di risorgere, di ritornare in vita dopo la morte: la credenza nel poter risorgere è comune a molte religioni; il miracolo operato da Cristo, semidivino, di Lazzaro, la Risurrezione della carne e dei morti, sono formule che nei simboli della fede cristiana esprimono il convincimento secondo cui, alla fine dei tempi, anche i corpi vivranno risuscitati e tutti gli uomini torneranno in vita per un’esistenza interminabile di salvezza o di dannazione: la formula più antica, risurrezione della carne, oppone alla concezione platonica, che rifiuta al corpo l’immortalità, la concezione biblica dell’unità indivisa della persona; la seconda formula, risurrezione dei morti, accentua invece la restituzione alla vita degli uomini caduti nella morte a causa del peccato, concezione in cui l’immortalità del corpo è postulata piuttosto dalla completezza del composto umano; la prima formula allude più esplicitamente alla salvezza della natura nella sua integrità, carne e spirito, la seconda all’aspetto collettivo, sociale, alla «comunione dei santi». La dottrina della risurrezione degli uomini trova nel cristianesimo il suo fondamento e la sua garanzia nella r. di Cristo, il Salvatore che riscatta dal peccato (morte) con la sua incarnazione, passione, morte e risurrezione; con questo sign., il termine è spesso usato per lo più con l’iniziale maiuscola): la festa, la commemorazione della Pasqua di R.; e in iconografia in un opera figurativa che rappresenta la risurrezione di Cristo. Rinascita, riacquisizione di valori e beni spirituali perduti: r. morale di un individuo, r. civile di un popolo. Più raram., in usi enfatici, ricostituzione, ripresa della propria attività: celebrare la r. di una gloriosa accademia. Il mito continuerà anche dopo dell’unico stato globale che il cittadino organizzerà in u prossimo futuro? Nel cervello noi naturalisti, in genere, cerchiamo tracce del legame dell’Uomo con l’Universo, altri, alcuni fisici, la cercano nella meccanica quantistica come Federico Faggin, che ho sentito a Padova.

A. Einstein, altro fisico più noto, ma del secolo scorso, disse che:”La parola di Dio per me non significa altro che l’espressione, il prodotto della debolezza umana, la Bibbia una collezione di venerabili ma ancora piuttosto primitive leggende”. La lettera di Einstein fu venduta all’asta a caro prezzo. L’Uomo da sempre ha praticato il culto dei morti, pure se ha nel suo passato protostorico guerre tribali ed anche necrofagie. La sacralità umana però trova una sua specifica catalogazione, organizzazione e gestione anche gerarchica in sistemi religiosi di cui quello cattolico ci è più noto, dove è ancora presente il papa-re. Allo Stato del Vaticano attuale sono accreditati decine e decine di ambasciatori e altrettanto la nomina o rinomina all’estero da parte del Segretario di Stato, card. Parolin d’origine vicentina. Nonostante la penuria di preti, papa Francesco, non “apre” al matrimonio dei sacerdoti, né concede alle donne la celebrazione eucaristica. Appena eletto papa, come i suoi predecessori ha nominato non pochi cardinali e ciò per rafforzare la sua maggioranza espressa al Conclave. Di tanto in tanto, come in tutti i palazzi del potere, anche in Vaticano, la libera stampa riesce ad evidenziare scandali di ogni tipo come tra gli ultimi la vendita di immobili a Londra da parte del ministro economico vaticano. Fuori porta a Bologna, alcuni decenni fa, ho assistito al Sinodo cattolico ed osservato tutti i vescovi separati dai cardinali, con diverso vestito e cappello, che battevano le mani allo sfilare in corteo delle varie associazioni o fazioni della grande monarchia vaticana: Comunità di Sant’Egidio, Comunione e Liberazione, Focolarini, Neocatecumeni, ecc. Ma leggiamo i numeri della potenza di questo Stato antico, che scrive e parla la lingua dei Latini, tra i più piccoli ma più potenti del mondo. Tra il 2010 e il 2016, il numero dei vescovi dipendenti da quello di Roma, è aumentato del 4,88%, passando da 5.104 nel 2010 a 5.353 nel 2016; tuttavia gli incrementi risultano differenziati dal punto di vista territoriale. In conclusione su 1,3 miliardi di cattolici, su quasi 8 miliardi di persone globalmente, vi sono l’equivalente di 120 legioni di armati di fede cristiana nel mondo (circa 90 legioni di preti cattolici, 10 di vescovi e più di 20 di studenti cattolici). A ciò bisogna aggiungere i cristiani ortodossi. La Chiesa ortodossa romena è una chiesa ortodossa autocefala. Ne fanno parte la maggior parte dei romeni l’86% della popolazione di circa 19 milioni. I fedeli sono di +20 milioni (18.817.975 in Romania, 720.000 nella Repubblica di Moldova). Tra tutte le chiese ortodosse quella romena è seconda solo alla Chiesa ortodossa russa per numero di fedeli. I fedeli della chiesa ortodossa romena si riferiscono al proprio credo con il nome Dreaptă credință (“corretto credo”). Il governo comunista che seguì quello di Petru Croza nativo di Bacia, vicino Deva, con la Legge dei culti del 1948 introdusse uno stretto controllo statale sulla Chiesa. I monasteri furono trasformati in laboratori artigianali ed i monaci furono incoraggiati a dedicarsi a lavori laici. I vertici della gerarchia ecclesiastica mantennero buone relazioni con il regime comunista, ma furono molti i membri del clero a dissentire: fino al 1963 (N. Ceausescu diventa n.1 del potere nel 1965 e lo mantiene fino al 1989) oltre 2.500 tra sacerdoti e monaci furono arrestati ed ulteriori 2.000 monaci furono obbligati ad abbandonare la vita monastica. Oltre ai dissidenti che venivano condannati a detenzioni piuttosto lunghe, vi furono anche molti preti che collaborarono e fecero gli informatori perla Securitate, la polizia segreta. Nel 2001, la Chiesa tentò invano di modificare la legge che rendeva di pubblico dominio gli archivi della Securitate, per impedire il pubblico accesso ai dati sugli ecclesiastici che collaborarono con il regime. Fu solo dopo il 1989 che la Chiesa fu svincolata dal controllo statale, sebbene lo stato continui a finanziare il clero attraverso la corresponsione degli stipendi. La Chiesa Ortodossa romena è la sola Chiesa ortodossa che usa una lingua romanza nella liturgia divina. I registri religiosi bizantini fanno menzione anche di una originale forma di diocesi nella regione – chiamata  episcopato di campagna – come contraltare dei centri religiosi più noti delle grandi città. Questo può essere paragonato ai “vescovi monastici” dell’Irlanda, i quali univano le funzioni di abate a quelle di vescovo distrettuale per una regione che non aveva ancora un episcopato. Anche la stessa parola chiesa in romeno, Biserică, è unica in Europa. Proviene dal latino basilica (a sua volta presa in prestito dal greco βασιλική – che significa “comunicazioni ricevute dal re” e “il luogo dove l’Imperatore amministrò la giustizia”), piuttosto che da ecclesia (dal greco εκκλησία, “convocazione”). Oltre 12 mila sono i sacerdoti e diaconi ortodossi romeni in sei diocesi e sedici arcidiocesi. In territorio romeno esistono più di 400 monasteri per un totale di 3500 monaci e 5000 suore. Tre Metropolie della Diaspora in Europa e due Arcidiocesi della diaspora (l’arcieparchia delle Americhe e l’eparchia di Australia e Nuova Zelanda) hanno funzioni al di fuori dei confini romeni. In Romania, si trovavano più di 15 università teologiche nelle quali studiano per conseguire il dottorato più di 10.000 studenti (alcuni dei quali dalla Bucovina e dalla Serbia, usufruendo di qualche borsa di studio). Esistono in Romania più di 14.500 chiese per i credenti ortodossi romeni. Oltre 1000 di queste sono in procinto di essere costruite o restaurate come si spera anche quella del monastero francescano vicino a Brad/Hunedoara da me visitato nel 2007. Mi accompagnava nei primi tempi il collega, che curava la Biblioteca liceale, Joan Bodrean, che mi condusse a Sarmizegetusa Regia e ad Alba Iulia.

In Italia risiedono 1.146.000 romeni, la più numerosa comunità straniera sul nostro territorio. Con l’ingresso, di fatto nel 2017, della Romania nell’Unione Europea molti sono partiti soprattutto dalle regioni più agricole come la Moldavia romena verso il nord Italia, meno al sud anche se nel Lazio e a Roma vi sono rispettivamente 190mila e 80 mila romeni, il massimo in Italia. Forse sentirsi a Roma tra i romani li fa sentire più a casa e solo con una vocale diversa la e al posto della a. Circa l’80% degli immigrati romeni in Italia è in possesso di diploma di scuola media superiore e circa il 10% è in possesso di laurea. Secondo dati delle Camere Commercio IAA, a marzo 2013 risultavano iscritte nel Registro del Commercio in Italia 44.817 ditte individuali relative a cittadini romeni, per circa il 70% relative al settore delle costruzioni e localizzate per il 95% nel Nord e nel Centro Italia. Sono inoltre registrate 29.372 società in cui uno degli azionari o dei dirigenti è un cittadino romeno. In Romania vi sono altrettante aziende italiane delocalizzate e in Transilvania abbondano quelle del Veneto, tanto che Timisoara viene ancora appellata come Treviso 2. L’immigrazione romena in Italia è parte di quel fenomeno migratorio dei romeni che ha interessato l’Italia nel XX sec. accresciuto dopo la caduta di Ceausescu del 1989 fino ad oggi. La loro fede ortodossa in prevalenza cura l’anima e la organizzazione del sacro romeno è in gran parte riunita sotto la Eparchia ortodossa romena d’Italia; grazie al contributo dell’immigrazione romena, si stima che dal 2008 la religione ortodossa sia la prima comunità religiosa in Italia dopo quella cattolica. Una mappa delle religioni presenti in Italia l’ha stilata il mio omonimo, Prof. Enzo Pace, tra i massimi esperti di storia e sociologia delle religioni in Europa.

Ogni religione si ritiene pura e coerente, laddove le altre sarebbero confuse, contraddittorie, primitive. Ciascuna tende a considerarsi superiore, più completa, più “vera”. Un’aspirazione alla verità forse legittima, ma certamente rischiosa. Combinata con ragioni politiche, economiche e ideologiche, essa può trasformare la religione in una macchina da guerra e il confronto sulla fede in scontro di civiltà. Esistono, in realtà, molti collegamenti che rendono le religioni meno lontane tra loro di quanto siano portate a credere. “Sotto le sacre volte”, scrive Enzo Pace, “nulla si crea e nulla si distrugge”. Le religioni, dunque, possono essere rappresentate come grandi sistemi di credenze stratificati, interrelati e propensi ad alimentarsi reciprocamente, perché accomunati da una struttura profonda: il potere della parola, capace di fissare o spostare i confini degli universi di senso individuali e sociali. Una delle prime comunità cristiane fu in Armenia nel primo sec. d.C. e venne predicata da 2 dei 12 apostoli, Bartolomeo e Taddeo. L’Armenia dunque fu la prima nazione ad adottare il Cristianesimo. Ciò avvenne quando il sovrano Tiridate III, convertito e battezzato con la sua corte da Gregorio Illuminatore, nel 301 d.C. dichiarò religione di Stato il cristianesimo. M.Eminesco, massimo poeta romeno del 1800 avrebbe avuto ascendenti armeni molto religiosi che avrebbero influenzato parte delle sue poesie universali. Gli ortodossi, soprattutto in Europa, sono oltre 200 milioni di persone, che vivono ad oriente della cattolica Polonia e della cattolicissima Ungheria, i discendenti del tremendo condottiero Attila dunque, sono cattolici romani e non ortodossi. Lo notavo in Transilvania, con le loro scuole, professori ed anche il partito UDMR (Unione Democratica Magiara Romena), che con meno del 5% di consensi è spesso ago della bilancia tra i due maggiori partiti romeni, il PSD e il PNL, attualmente al governo e alla presidenza della repubblica semipresidenziale alla francese. A Deva, come in tutte le città romene, vi sono diverse fedi religiose professate, ma con preponderanza di quella ortodossa, che fu rafforzata dal dittatore comunista Nicolae Ceausescu con un Patto stato-chiesa, analogamente al Patto Lateranense tra Papa Pio XI e Benito Mussolini.

Di conseguenza le altre confessioni religiose furono quasi bandite, vilipese ecc.. Uno sguardo alla storia della Transilvania può illuminare anche coloro che sanno solo che è l’ambiente draculiano per antonomasia. Per i romeni Dracula non è un vampiro, ma un semplice principe o voivoida, che difese la Romania dall’espansionismo ottomano anche con metodi feroci. Transilvania, dal latino significa ‘oltre la foresta’ (trans ‘oltre’, silva ‘foresta’); la foresta si riferisce ai monti a nord di Deva/Hunedoara detti Apuseni o del tramonto (ricchi di miniere d’oro che Traiano utilizzò dopo il 106 d.C.) molto boschivi che separano l’estesa pianura ungherese dall’altopiano Transilvanico. Il primo documento in cui fu usato il termine ultra silvam, cioè ‘oltre la foresta’, riferendosi a quest’area, risale al 1075. Il termine Partes Transsylvanæ ‘zone oltre la foresta’ risale allo stesso secolo (nella Legenda Sancti Gerhardi) e successivamente divenne l’espressione usata nei documenti in latino del Regno d’Ungheria (come Transsilvania). Anche il nome ungherese della Transilvania,  Erdély, significa esattamente ‘oltre la foresta’. I due nomi sono quindi la semplice traduzione uno dell’altro. Con la sconfitta dell’impero d’Austria-Ungheria da parte anche dell’esercito romeno e con il Trattatato di Parigi che ne seguì nel 1920, tutta la Transilvania ed il Banato passarono allo stato di Romania, quasi raddoppiandone l’estensione e popolazione. In precedenza, invece, già verso la fine del XIII sec., i re ungheresi iniziano la repressione sui romeni del sud dei Carpazi. La penetrazione magiara è lenta e dura più di tre secoli. Fin dai tempi di santo Stefano (997-1038), il re che pose le basi dello stato cattolico ungherese con l’appoggio del papa, in Transilvania si fa ogni tentativo per convertire i romeni ortodossi alla fede cattolica. Misure anti ortodosse vengono adottate dal re Ladislao (1272-1290) e poi da Luigi d’Angiò (1342-1382), temperate sotto il regno di Mattia Corvino, che proveniva da una famiglia romena ortodossa della Transilvania. Nel 1526 gli ungheresi subiscono la dominazione degli ottomani e la Transilvania accetta la sovranità delle Porta, restando principato autonomo, ma vassallo. Dopo il 1541, molti nobili magiari si stabiliscono in Transilvania. Con la Riforma protestante il Luteranesimo e calvinismo prendono piede, ma la maggioranza della popolazione della Transilvania resta ortodossa. Nel 1683 il principato autonomo della Transilvania passa sotto la dominazione degli Asburgo cattolici. L’imperatore Leopoldo I d’Asburgo con il Diploma dà una vera organizzazione alla Transilvania: principato autonomo, retto da un governatore eletto dalla Dieta e confermato dalla corte di Vienna; le religioni ammesse sono la cattolica, la luterana, la calvinista e l’unitariana. Gli Asburgo mirano all’espansione del cattolicesimo e si avvalgono soprattutto dell’opera dei gesuiti, per lo più ungheresi, ritornati in Transilvania al seguito della casa imperiale. L’imperatore Leopoldo con la Risoluzione del 1698 offre ai romeni la possibilità di scegliere una delle 4 religioni. Lo stesso anno il cardinale Leopoldo Kollonich, arcivescovo di Esztergom e primate d’Ungheria, lancia un “manifesto” ai preti romeni transilvani: solo coloro che accetteranno la dottrina cattolica nella sua integrità beneficeranno dei privilegi della Chiesa e dei preti di rito latino. La quasi totalità dei preti e dei fedeli resta però attaccata all’ortodossia. In un Diploma del 1699 l’imperatore si dichiara soddisfatto dell’unione dei romeni, dei greci e dei ruteni alla Chiesa di Roma.

Ai preti “uniti” (un tempo venivano erroneamente chiamati “uniati”, ndr) vengono accordati tutti i privilegi e vengono esentati dalle imposte come i preti di rito latino. Il Secondo Diploma leopoldino (19-30 marzo 1701) è ritenuto il vero atto di fondazione della Chiesa greco-cattolica in Transilvania. I quindici articoli garantiscono alla Chiesa e ai preti uniti, che possono contrarre matrimonio prima di essere ordinati presbiteri e mantenere la spiritualità e la liturgia tipiche dell’ortodossia, gli stessi privilegi dei preti di rito latino: esenzione dalle imposte, dalle tasse doganali, dalle decime per le terre delle chiese. Articolo 3: Gli uniti sono considerati cittadini uguali agli altri e non come “tollerati”. Articolo 5: La Chiesa greco-cattolica viene fatta dipendere dall’arcivescovo ungherese di Esztergom. Un gesuita viene chiamato a controllare l’attività dei vescovi. L’imperatore si definisce “padrone supremo” della Chiesa greco-cattolica con il diritto di nominare i vescovi. L’imperatrice Maria Teresa nel 1746 nomina quattro “protettori”, che instaurano un regime di oppressione nei confronti del clero e dei fedeli romeni ortodossi, che si oppongono alla Chiesa greco-cattolica. Da un censimento del 1762 emerge che più di 500 chiese degli ortodossi passano agli uniti. Decine di monasteri ortodossi vengono dati alle fiamme. Molti gli arresti, le esecuzioni capitali, le distruzioni di interi villaggi ortodossi. Per portare i romeni a convertirsi al cattolicesimo e soprattutto per sottomettere la Chiesa romena di rito greco-cattolico al controllo e agli interessi dell’Ungheria – nel 1867 la Transilvania veniva ammessa al regno ungherese contro la volontà dei romeni – il governo di Budapest crea nel 1912 la diocesi greco-cattolica magiara di Hajdudorog. Il papa Pio X con la bolla Christi fideles graeci approva l’8 maggio 1912 la richiesta del governo austro-ungarico di erigere questa diocesi sovvenzionata dallo stato. Viene posta sotto la giurisdizione dell’arcivescovo latino di Esztergom, benché canonicamente dovesse dipendere dal vescovo greco-cattolico di Oradea o di Gherla. All’opposizione il governo magiaro risponde con la forza: intellettuali e preti vengono imprigionati. La Chiesa greco-cattolica conosce una grande espansione nella prima metà del XX sec. Il 1° dicembre 1948 viene soppressa e messa fuori legge. Contava più di 2 milioni di fedeli, 2.000 parrocchie, 2.500 chiese, 3 seminari con più di 300 seminaristi, un’accademia teologica, 9 istituti religiosi, 20 scuole con oltre 3.000 alunni, 4 istituzioni caritative. Dal 1948 fino al dicembre 1989 (uccisione del dittature comunista Ceausescu e di sua moglie Elena), ha avuto 12 vescovi imprigionati, praticamente tutta la gerarchia greco-cattolica, 500 preti e 20-30 mila fedeli incarcerati, e moltissimi obbligati a passare alla Chiesa ortodossa. Molti hanno resistito e si sono rifugiati nelle chiese cattoliche di rito latino di lingua ungherese, che godevano di una certa libertà di azione. Nel 2011 ho presentato il mio libro: ”Italia e Romania. Geografia, Analogie Regionali e di Ecologia Umana”, Sapere Edizioni, presso la chiesa Cristo Risorto vicino casa mia. Erano presenti anche due preti romeni di Oradea, invitati da don Alessio. Il vescovo greco cattolico di Oradea, Virgil Bercea, qualche decennio fa disse: «I nostri preti uniti lavoravano e clandestinamente celebravano e amministravano i sacramenti in un’intera zona; altri fedeli ascoltavano la messa in rito greco-cattolico alla Radio vaticana e altri andavano dai latini. Tanta gente si è raggruppata attorno alle suore o a persone più preparate. Poi, quando, nel 1964, i nostri sacerdoti sposati e religiosi sono usciti dalle carceri, è cominciata una nuova fase di riorganizzazione della Chiesa clandestina. Giovani e adulti sposati sono stati ordinati sacerdoti; si celebrava nelle case e negli appartamenti dei fedeli; si preparavano i bambini alla prima comunione; si celebravano i matrimoni nelle case e si facevano le sepolture quasi pubblicamente. I nostri vescovi, usciti dalle carceri, erano molto coraggiosi. Tutti hanno riconosciuto nel vescovo Alexandru Todea, che passò 27 anni in isolamento forzato, il capo nella nostra Chiesa greco-cattolica. Metropolita di Braj, Fagaras-Alba Iulia, fu creato cardinale nel 1992 da Giovanni Paolo II. La vita della Chiesa era molto intensa e i nostri preti con le loro mogli lavoravano con coraggio e totale dedizione». Gli ortodossi romeni hanno un’anima curata con riti e liturgie diverse alquanto dalle cristiane guidati da Francesco, (Vescovo di Roma e cardinale italo-piemontese-argentino), mentre gli ortodossi sono acefali ed hanno loro patriarchi alla guida spirituale di come gestire il sacro e il profano nella società, dove sono radicati da dopo Costantino il Grande. La storia naturale e sociale dell’Homo sapiens è stata esaminata da tanti saperi naturalistici e storici. La sua lenta evoluzione biologica ha ceduto il passo ad una più veloce evoluzione culturale-digitale e in futuro anche degana?

La religiosità dell’Homo sapiens ancora oggi e varia da ambiente e territori diversi, ma quella più nota nel nord del mondo è la cattolica, che vede ancora in Roma una caput mundi religiosa. Fu Costantino, nel IV sec. d.C., a legalizzare i cristiani monoteisti sul vasto impero romano che curava l’anima politeista. Da “inox signo vinces” i cristiani hanno oscurato tutti gli altri Dei per far posto ad uno solo, ma fratello dell’Uomo, dunque ancora semidivina l’anima, che non muore con il corpo. Fin da piccolo mi interessava l’anima universale di Virgilio, poi ho studiato quella della civiltà precedente la greco-romana degli Egizi, che facevano pesare l’anima come il corpo e restava accanto a questo dopo morto prima di volare come una piuma leggera almeno quanto quella del Dio preposto e da allora sono divenuti l’unica o quasi religione, sostituendo la precedente politeista e più attenta ai bisogni dell’Uomo, che ha una spiritualità non piccola, né da sottovalutare. Tutti i templi del passato e le chiese dopo sono stati costruiti per volontà dell’Uomo che intendeva pregare il Dio universale o gli Dei. Si potrebbe quasi fare un’analogia tra monoteismo e politeismo. Nel primo caso siamo in regime monarchico, nel secondo democratico con più poteri, ciascuno simboleggiato da una divinità. Tutti gli oltre 1,3 miliardi di cattolici, del pianeta Terra, festeggiamo la risurrezione dell’Uomo-Dio, nato a Betlemme da una donna della specie Homo sapiens e dal Dio padre. Le opere artistiche dell’Annunciazione cristiana sono tante e dappertutto abbelliscono chiese, monasteri e musei pubblici e privati. In Romania le icone sacre sono spesso scolpite in legno di quercia e si sprecano gli artisti artigianali, locali e poco noti. A Deva, in Transilvania occidentale ne ho conosciuti alcuni oltre al prete ortodosso prima citato, che mi informa ancora sui dettagli che differenziano gli ortodossi dai cristiani che fanno capo a Roma, non più Caput Mundi del vasto impero romano di Costantino, ma parte di un minuscolo stato, il Vaticano, tra i più potenti dei 193 stati dell’Onu. Mi precisava che la Domenica delle palme per loro si chiama Domenica dei salici, e nelle loro croci ortodosse e circolari viene posto al centro una candela accesa con scritto intorno ”il potere della preghiera”.  La Settimana Santa da loro inizia con i riti solenni e tanto di veglia. Venerdì Santo, Vinerea Mare, o il Venerdì della Passione di Cristo è il giorno della processione serale con il Crocefisso, intorno alla Chiesa, alla quale partecipano tutti i fedeli. È un giorno di lutto digiuno assoluto, post negru, come viene chiamato, il più importante durante la Quaresima. Sabato, le donne romene fanno gli ultimi preparativi per la Pasqua, secondo le usanze gastronomiche della propria regione: sarmale (involtini di verza con ripieno di riso e carne), agnello al forno e come dolci, drob – pasticcio di carne al forno, cozonac (un dolce che assomiglia al panettone, con ripieno di cioccolato e uvetta) e la pasca, ricetta con formaggio dolce, fatta al forno. Tutti gli alimenti fatti in casa verranno portati poi in Chiesa , per la benedizione pasquale. Alle 23 di Sabato sera la Santa Messa della Resurrezione: alle 24:00, viene annunciata la Resurrezione di Cristo e il sacerdote porta un cero acceso con la Luce santa, trasmessa poi a ogni fedele, che ha una propria candela. Il sacerdote annuncia più volte “Cristo e risorto!” – Hristos a inviat! e i fedeli rispondono “In verità è risorto!” – Adevarat a inviat!. Dopo la Santa Liturgia, i fedeli rientrano nelle loro case, cercando di mantenere accese le candele. Una volta arrivati, possono consumare i cibi tradizionali. La festa di Pasqua continua domenica e lunedì. Molti romeni scelgono di andare in una gita fuori porta, per preparare la carne alla griglia e stare insieme. Nella giornata della Pasqua orotodossa romena, il pensiero va alle annunciazioni  artistiche che focalizzano il tema-problema dell’Uomo-Dio. E’ come fare un volo ideale in tanti piccoli o limitati ambienti locali di ognuno degli 8mila comuni territoriali italiani e molto di più stranieri ed in particolare quelli ortodossi romeni. Più si allarga l’orizzonte culturale dell’Homo sapiens più aumenta la sua coscienza o consapevolezza di essere cittadino del mondo globale. Fatto ciò egli non può ignorare i modi di vita e di pensare, anche religioso, degli altri circa 8 miliardi di persone della medesima specie biologica, che ha dentro l’anelito verso il sacro e il senso della vita che sfugge spesso. L’astronauta italiano, Luca Parmitano, dice spesso: “quando sono in America mi sento italiano, quando sono fuori del pianeta Terra mi sento terrestre”. Il cordone ombelicale tra uomo e Terra è quasi simile a quello materno? In un arco temporale di alcune decine di milioni si, ma prima o dopo? Chissà se il nostro cordone ombelicale non sia quello universale e non terrestre soltanto. A. Einstein ed altri lo hanno già individuato mediante le lanterne luminose dei saperi fisici e chimici. Noi siamo composti di tutti i 96 elementi chimici anche se 4 abbondano: carbonio, azoto, ossigeno e idrogeno. L’acqua poi rappresenta oltre il 65% dei composti del nostro organismo anziano e più ancora giovanile. Il russo Gagarin, 60 anni fa circumvolò più volte il pianeta Terra. Egli dimostrò che l’uomo è artefice del proprio ambiente terrestre da oltre 10 mila anni da quando divenne stanziale, addomesticò gli animali, fece governance statali e non più tribali, ecc.. Un ben altro volo, quello ideale e nell’anima, in particolare lo vorrei farlo io ora in prossimità della Pasqua ortodossa. Il volo intendo farlo, limitatamente, dall’alto delle cime delle Alpi italiane e transilvaniche oltre agli altri Carpazi. In particolare partendo dal circostante ambiente veneto a quello transilvano la liturgia del sacro abbonda dappertutto. Padova ha più chiese, in proporzione agli abitanti, di Roma e così la più luminosa città marinara di Venezia. In un libro si teorizza ”Tante chiese, tanti peccati”! Sul famoso ponte di Rialto del XVI sec. è scolpita, in tre figure in bassorilievo, l’Annunciazione: guardando la facciata del ponte che è rivolta verso Ca’ Farsetti, alla base sinistra del ponte c’è l’angelo Gabriele, la Vergine Maria alla base destra, e la colomba dello Spirito Santo che opera l’Incarnazione è al centro dell’arco del ponte (opere di Agostino Rubini della fine del 1500). Questa Annunciazione “esterna”, cioè non all’interno di una chiesa o di un palazzo o abitazione, forse è più nota ed evidente di altre Annunciazioni esterne presenti a Venezia, una decina circa. Decine e decine sono invece quelle “interne”, opere artistiche dei più diversi materiali e periodi storici. Nel territorio della Regione Veneto si osservano innumerevoli opere d’arte nelle ville venete palladiane e non nonché nelle tante chiese come a Padova, in primis la Cappella degli Scrovegni: nobili mecenati usurali e commerciati di scrofe da cui il cognome Scrovegni. Sant’Antonio nel 1300 condannava gli usurai padovani che abbondavano, forse ieri come oggi con l’arte del commercio che la Serenissima Repubblica di San Marco potenziò non poco dopo il 1405, anno di conquista della Padova dei Carraresi, dapprima sostituiti dai meno nobili Papafava. I mecenati Scrovegni chiamarono nei primi anni del 1300 e lo ben pagarono Giotto, per fargli abbellire la loro cappella privata nell’ex Arena patavina, dove anche l’indigeno e grande storico di Roma Caput Mundi, Tito Livio, assisteva agli spettacoli gladiatori. Si ribadisce che l’Ambiente è un insieme di Natura e Cultura e non è affatto solo quello naturale, come a molti viene insegnato come ad un bambino credulone. Analizzare l’ambiente è compito anche dell’Ecologia Umana, scienza di sintesi interdisciplinare ed anche transdisciplinare. Visitando ed analizzando tratti ambientali e territoriali argentini, statunitensi, canadesi, africani, asiatici e romeno (ad Alba Iulia ho visitato un museo degli Appuli e della transumanza tra la Dacia e l’Apulia), ho spesso ammirato dipinti dell’incontro Uomo-Dio, annunciati dall’Angelo nella nostra religione che ci cura l’anima o la consapevolezza-coscienza del senso della vita e della morte. L’annunciazione, un tema-problema interessante, fu pensato anche da Michelangelo quando dipinse la Cappella Sistina e fece toccare la mano del Dio a quella d’Adamo.  A Venezia, in pieno Rinascimento, si osserva la tela descrivente l’incontro tra l’Angelo Gabriele e la Vergine Maria nel momento dell’annuncio della venuta di Cristo. Gabriele rivolge il proprio sguardo a Maria e punta l’indice verso il cielo a testimonianza della natura divina del messaggio da lui portato; corrisponde il viso chinato della Vergine in segno di accettazione verso il proprio futuro come madre di Cristo.  Mi preme sottolineare (anche perché sto esaminando una possibile riforma del sistema scolastico da statale e statalista attuale a scuola libera futura) che la civiltà degli Egizi, circa 4000 anni a. C. assegnava agli insegnanti, individualmente, la trasmissione libera dei saperi. Questi formatori erano quasi sacerdoti più che scribi e lo stesso Faraone vi faceva ricorso. Ho visitato la biblioteca d’Alessandria d’Egitto nel 2008, rimanendo estasiato per la storia che essa racchiude.

In altri termini i docenti nell’antico Egitto, erano quasi sacerdoti come lo sono, in gran parte i laici cattolici che i vescovi nominano per insegnare nelle scuole non statali o libere e materie religiose nelle scuole anche statali. Ma veniamo alla Pasqua. Tutto il mondo ortodosso dell’Europa orientale ha una cultura sulla risurrezione pasquale intrecciata e ricca di spunti riflessivi che fa bene al lettore italiano poter conoscere. I cittadini romeni di fede ortodossa immigrati in Italia sono oltre 1 milione a cui si aggiungono i non pochi cittadini di fede ortodossa della repubblica di Moldavia. La grande Russia accettò la conversione all’ortodossia cattolica nel X sec. e partì da un principe di Kiev. Durante e dopo la rivoluzione d’ottobre del 1917, i bolscevichi e comunisti successivi hanno visto male i religiosi. Poi e con la caduta del muro di Berlino del 1989 molto è cambiato. Secondo i dati ufficiali al 12 dicembre 2008, la Chiesa ortodossa russa contava più di 157diocesi in vari Paesi e 29.263 parrocchie. Nel 1993 le diocesi erano 92, i monasteri 804, dei quali in Russia 234 maschili e 244 femminili, nei paesi ex-URSS 142 maschili e 153 femminili, mentre negli altri Paesi 3 maschili e 3 femminili. Vi sono 30.670 persone sacrate o di clero di cui 27.216 preti e 3.454 diaconi. La Chiesa dispone inoltre di 11.051 scuole domenicali, 5 accademie, 3 università ortodosse, 2 università teologiche, 38 seminari, 39 collegi spirituali di totale 87 enti di istruzione. Inoltre vi sono 29 monasteri di tipo stauropegico, 203 podvorije e 65 gruppi ascetici. I cristiani nel mondo sono 1,3 miliardi (cattolici apostolici romani, ortodossi, coopti, greco-cattolici, protestanti luterani, calvinisti, anglicani, ecc.) un po’ meno sono i musulmani, meno ancora gli induisti, i buddisti e molti sono i secolarizzati o indifferenti al sacro o al religioso che è in ciascun Homo sapiens del 2019 d. C.. Ricordiamo che sono quasi 8 miliardi gli individui o persone della nostra unica specie biologica, ai tempi di Giulio Cesare, eravamo poco più di 10 milioni censiti nel già primo impero romano, che abbandonava, con Cesare, la forma plurisecolare di governo repubblicano, che derivava da quella monarchica iniziale con Romolo semidivinizzato. Cesare fu ucciso per impedire la morte della Repubblica Romana dagli Optimates o Conservatori, mentre Cesare pur essendo nobile era un Populares. Lo scrivente, dopo 10 anni dall’esperienza di insegnamento liceale in territorio romeno, ancora mantiene contatti digitali con alcuni degli ex colleghi e studenti romeni come quelli che hanno inviato foto quando si sono laureati all’Università di Cluj Napoca. Dalla rivista Art-Emis ro, su cui ho scritto in romeno anch’io qualcosa della Romania, leggo un interessante editoriale della direttrice Maria Elena P. che riporto per la ricchezza di spunti riflessivi che proviene da un ambiente culturale ed un mondo spirituale a noi vicino e nel contempo lontano. In Romania, la religiosità è ancora molto appariscente con messe lunghe più delle nostre e con più separazione di genere tra i fedeli là convenuti. Gli altari sono adorni di pitture santificanti e la porticina da cui entrano ed escono i sacrati appare più ricca di un alone misterioso, che gli antichi Egizi sperimentarono per primi. Dai primi sacerdoti Egizi, che costituivano una casta più o meno fedele al Faraone, derivarono, in piccola parte, anche i primi insegnanti dopo una preparazione al sacro non indifferente. Erano uomini particolari (dissimili agli altri sudditi del Faraone sia per modo di vestire, di fare e di pensare) un sacerdote, uno scriba e un insegnante di quella civiltà progredita lungo la fertile valle del fiume Nilo.  In Romania non esiste ancora la carenza di preti, come da noi forse perché là, hanno moglie e figli come gli antichi padri della chiesa compresi gli apostoli scelti dal loro maestro semidivino di 2021 anni fa. In Romania in questo periodo si colorano le uova pasquali e le consuetudini pasquali sono tante e varie a seconda se si va molto o poco in ambienti più tradizionali come nel territorio del Mara Mures o il Medio Mures con Deva. Le processioni sono ancora esterne come quella sentita e popolare del Venerdi Santo a Lupeni vicino alla città mineraria di Petrosani, sempre in Judet Hnedoara. Anni fa, nel 2006, un veterinario patavino, Mario Zaccaria, appassionato ricercatore di biodiversità, notò che i romeni festeggiavano la resurrezione pasquale con maggiore attesa psicologica di noi italiani. Forse il mondo cattolico dell’Europa occidentale è più secolarizzato dal consumismo di quello orientale ortodosso? Pare di si. Eppure loro hanno subito 70 anni di dittatura comunista, che propagandava la religione come oppio dei popoli. La Romania deve il suo nome alla conquista di Traiano della Dacia di re Decebalo nel 106 d.C. In Romania molte piazze hanno al centro il monumento alla Latinità con la Lupa di Roma che allatta Romolo e Remo. La Romania è una isola linguistica Latina in un mare di lingue slave e finniche. Insomma i romeni sono quasi una sorta di nostri cugini storici. Ma leggiamo cosa scrive di interessante la colta editorialista romena citata prima” Nimeni nu poate nega miracolul Învierii lui Iisus” (Nessuno può negare il miracolo della Risurrezione di Gesù): ”Bussate alla porta del nostro cuore vacanze di Pasqua, quando tutti ricordano la Passione, Morte e Resurrezione di nostro Signore Gesù Cristo il terzo giorno dopo la sua crocifissione sul Venerdì Santo. Quindi portiamo alla vostra attenzione il miracolo della verità della discesa della Santa Luce nella tomba di Gesù a Gerusalemme”. Il Millennium e ripetibile miracolo documentato del cristianesimo, miracolo divino che ha fatto san Giovanni Damasceno † scrivendo nel canone Risurrezione: “Ora tutto è stato pieno di luce-cielo e la terra e sotto”. Non pochi religiosi sostengono di anno in anno che, i fedeli in chiesa, hanno la possibilità di osservare una luce come un fulmine che passa attraverso la cupola sopra la cappella del Santo Sepolcro.

Una luce paragonata a un globo che si diffonde in piccoli pezzi che raggiungono la lastra su cui si ergeva il corpo di Cristo, accendendo il batuffolo sopra. Luce blu luce che cambia in varie sfumature sotto gli occhi di migliaia di testimoni lungo il Santo Sepolcro di Gerusalemme, la notte della Chiesa ortodossa Resurrezione solo. La Santa Luce è considerata la prova evidente della retta fede, la più eloquente delle meraviglie cristiane che si svolgono nella Chiesa ortodossa…L’evento è considerato dai seguaci cristiani come il più antico miracolo certificato ogni anno. Anche se è stato dimostrato in diversi scritti precedenti, il miracolo può essere documentato, in modo sistematico, nel 1106 è menzionato negli scritti di un monaco russo, Daniel. Da misurazioni scientifiche effettuate dal fisico russo Andrei Volkov sulla tomba di Gesù Cristo, il Grande Sabato di circa 2019 anni fa conferma la venuta del Santo Fuoco e rivela fenomeni che lo caratterizzano “incredibile e del tutto inspiegabile.” La luce notturna di fuoco vivo, splendente come un lampo, illuminava la luce delle candele all’ingresso della chiesa, così come le candele di alcuni dei pellegrini. Nessuno può negare il miracolo, il suo effetto potente e affascinante, contribuendo a rafforzare la fede in Dio. Ricordiamo l’etimologia della parola “Pasqua”. Alcuni dicono Pasqua, altri l’Agnello immolato chiamato “feed”, altri “Vacanze di Pasqua”. Così la Pasqua è plurale per l’alimentazione e non “Pasqua”. divagazioni su questo tema fornisce un falso problema ricercatori del dizionario Thesaurus della lingua romena, a cura di Accademia, troviamo le seguenti certificazioni: il Coresi trovare “Pasqua”: “si tratta di Pasqua con gioia e letizia.” presso Varlaam “agnello pasquale” più vicino. nuovo in Henry Wadsworth trovare “Pasqua”: “e ‘stato dopo la Pasqua e aveva un buon momento.” incontro e di nomi per i nati durante la Pasqua: i Pas rumeni con Pascal in altri paesi, originato nell’aggettivo latino paschalis, derivato da Pascha, che significa Pascal e Easter. Nei documenti, il nome Pascal appare dal 1428 e nel 1441 troviamo la variante nativa Pascu. Qualsiasi nome avrebbe indossato – Pascal, Pascal, Pasquale – “l’uomo non è che una debole canna, ma un bastone riflessivo”, ha detto più di 300 anni fa, Blaise Pascal. Pertanto, è necessario per mantenere in vita la parola “Pasqua” a “Pasqua” …è una sorta di pressione dei media. Dico questo perché la lingua rumena con franchising a basso costo è stata mal riposta nel corso degli anni, ma soprattutto oggi con l’inglese. Andiamo e prendiamo la luce in modo che in noi rimanga la luce e l’amore di Gesù. Andiamo a cantare con San Damasco: “Ora tutti sono pieni di luce, cielo e terra, e quelli sotto. Per mantenere tutta la creatura, la risurrezione di Cristo, in cui ha rafforzato “. Andiamo tutti a godere del trionfo millenario che non può essere paragonato a nessuna delle cose che attraversiamo nella vita. Nostro Signore e Salvatore Gesù ci benedirà tutti con il santo dono del suo amore per gli uomini, con l’amore fraterno, con il desiderio di bene e di pace. Se per alcuni dei nostri fratelli la festa della Pasqua rimane una celebrazione senza grande significato, è forse perché hanno lasciato intatte le facoltà dell’anima, e il loro spirito non può sentire il Cristo svegliarsi. Se il cuore è impegnato nella ricerca della ricchezza e nella lotta contro gli uomini, non c’è gioia spirituale in esso. Se ci sono astuzia e bugie sul trono della ragione, non si tratta di pensieri veri, veramente razionali. La verità del pensiero è il sacrificio: quando un uomo ha un pensiero sacrificale, sappia che è nella verità. Se tutto il corpo morde piacere, nessuna parola di purificazione. Cristo, quindi, attraverso la Sua Chiesa, ci chiama alla Risurrezione, non in alcun modo, ma con una volontà di giustizia e di azioni per dimostrarlo. Più grande sarà la nostra gioia, di più sarà la fede e la speranza, basata sull’esistenza della verità che Cristo è risorto!” In Romania non vi è persona di questo periodo pasquale che incontrando un’altra non dica: ”Hristos a Înviat!”, Cristo è Risorto! Oggi la Chiesa di Roma ha penuria di sacrati, preti e suore, nell’isola di Cylon e altrove nel mondo d’oggi crescono i martiri cattolici, fa eccezione forse la Cina, dopo l’attuale accordo bilaterale tra il dittatore cinese e papa Francesco, ex gesuita. Gli Ortodossi non riconoscono appieno l’Autorità del Papa, ma quella del Patriarca Ortodosso. Ciò deriva da una sorta di scisma perpetrato a Costantinopoli quando il Papa impose quasi il celibato dei sacrati non accettato dai cattolici dell’Europa orientale. Se lo Stato del Vaticano non dà il permesso di sposarsi a preti e suore questi fuggono dai seminari e dai conventi. Risulta infatti che nei 10 anni dal 2002 al 2012, il numero di suore in Italia è crollato da 108.175 a 86.431, quello dei sacerdoti diocesani da 34.376 a 32.619, e il numero dei sacerdoti religiosi (domenicani, francescani, benedettini, gesuiti, salesiani, …) da 18.501 è sceso a 15.672 (con un calo totale pari a 4.58 unità). Nel mondo cattolico la gerarchia è cambiata ultimamente: cardinali e vescovi quasi tutti nobili d’origine, prima, attualmente i principi della Chiesa provengono soprattutto dal volgo come il Cardinale argentino Bergoglio, divenuto Papa anche per rappresentare oltre 450 milioni di cattolici dell’America Latina, il più alto e compatto popolo cattolico mondiale. Nel mondo vi sono 425 mila preti cattolici. Al calo dei preti si fa leva sull’aumento dei diaconi, che anche quest’anno sono aumentati di oltre 1000 unità, superando il numero di 46.312. Prima della conquista di Traiano della Dacia, i Daci avevano una monarchia guidata dal re Decebalo che governava con la casta dei sacerdoti. A Sarmizegetusa Regia, vi sono 14 altari sacri, un orologio solare e cinte murarie con legno intramezzato: mura daciche. L’Ambiente religioso dei Daci, come dei Romani prima di Costantino, era politeista. La monarchia del Vaticano ha ancora oggi meriti e demeriti, tra questi ultimi vi è il continuo frenare l’evoluzione culturale verso il nuovo che avanza con le scoperte scientifiche e tecnologiche. In tale monarchia piramidale, però non poche sono le persone, anche vescovi, che dissentono dal potere centrale romano, come ad esempio il vescovo di Padova del 1600, che era per la teoria eliocentrica, che Galileo Galilei insegnava, mentre il papa faceva bruciare vivo il frate, Giordano Bruno, che pure era contro la teoria tolemaica o geocentrica, sostenuta dalle alte gerarchie vaticane. In precedenza alla conversione di Costantino il Grande, tutti erano politeisti. Ogni divinità curava parti della sensibilità di ogni uomo, dall’amore con Venere, alla guerra con Marte, alla navigazione con Nettuno, alla caccia con Diana, e cosi via fino a Zeus o Giove. In Romania si chiama Dumnezeu, il Dio monoteista degli ortodossi.

 

 

 

 

Giuseppe Pace (Già prof., Naturalista e divulgatore d’Ecologia Umana).

 

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