Napoli, 15 Ottobre – Francesca Coppola e Roberta Sicilia hanno 24 e 27 anni. Da un anno e mezzo fanno parte del mondo del soccorso sanitario, un universo che conosce urgenze, adrenalina, dolore, ma anche speranza, sorrisi e connessioni umane profonde. Si sono conosciute sul lavoro, ma la loro amicizia ha superato rapidamente i confini del turno in ambulanza: oggi condividono non solo le emergenze, ma anche una complicità rara, quella che rende tutto più efficace, naturale, autentico.
Il desiderio che le ha spinte — e continua a spingerle — a essere infermiere e soccorritrici nasce da una profonda gratitudine verso la vita e dal bisogno quasi viscerale di restituire, ogni giorno, un po’ di bene al prossimo. Non c’è retorica nelle loro parole, solo verità semplici: aiutare gli altri è ciò che le fa sentire realizzate. Durante un turno, vengono allertate per un codice giallo: una caduta accidentale sulle scale del centro commerciale Maximall. All’arrivo trovano una donna seduta, molto dolorante, spaventata, ma fortunatamente stabile. La paziente riesce a spiegare chiaramente l’accaduto.
Da quel momento, l’intervento si svolge con prontezza e precisione: valutazione dei parametri vitali, immobilizzazione dell’arto con una steccobenda, inserimento di un accesso venoso in previsione di eventuali terapie, e infine il trasporto in ospedale. Può sembrare una dinamica ordinaria, ma nulla è mai davvero “ordinario” per chi lavora con attenzione e cuore. Il vero valore è nella delicatezza con cui hanno caricato la paziente, consapevoli del dolore che stava provando, nella cura con cui hanno scelto ogni gesto per non peggiorare la sua condizione. Ma anche — e forse soprattutto — nella loro capacità di rassicurarla, di spiegarle ogni passaggio, di supportarla emotivamente. Roberta e Francesca si muovono come se fossero un’unica persona. “La nostra sinergia è ciò che ci mantiene lucide”, raccontano. Nessuna tensione, solo concentrazione e presenza.
Lavorare insieme per loro non è solo più facile, è naturale. È anche grazie a questo legame che riescono a portare un sorriso, un senso di sicurezza, anche nei momenti di fragilità. Alla fine dell’intervento, ciò che resta impresso non è solo il buon esito, ma lo scambio umano: la riconoscenza negli occhi della paziente, la fiducia dei familiari, la consapevolezza di aver lasciato un’impronta positiva. “Il paziente percepisce quanto amiamo questo lavoro. Anche solo per un attimo, dimentica il dolore, perché sente che siamo lì davvero per lui”. Il soccorso, dicono, cambia la percezione della vita. Ti insegna ad apprezzare ogni piccola cosa, a non dare nulla per scontato. Ti trasforma. E a chi guarda da fuori, consigliano di provarci. Di avvicinarsi al volontariato per capire davvero cosa significa prendersi cura degli altri. In fondo, lo ripetono con un sorriso che racconta tutto: “Fai il lavoro che ami, e non lavorerai nemmeno un giorno della tua vita.”
Rosa Ferrante
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