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La schizofrenia da covid e i danni della politica a passi incerti

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Napoli, 9 Novembre – Se avremmo dovuto imparare una lezione dalla storia, sarebbe quella di rimanere uniti sempre e stringerci più forte quando il momento scuro si appresta. Ma l’umanità è reticente alle lezioni, oramai non si impara nemmeno più a scuola, quella fatta a casa. Un individualismo marcato ed una incomprensibile ricerca di clausura tra le mura della propria casa, spesso solo una stanza, sono la regola del vivere comune già da un po’ di anni.

Succede però che quando questa regola la impone l’autorità, allora diventa prigione e dalla propria prigione ognuno si contrappone ad ogni altro diverso da sé stesso. Eppure è prigione per me come lo è per te… La ragione induce il dubbio che le nostre autorità conoscano bene questo nuovo stile di vita solitaria, e sappiano altrettanto bene quanto sia scarsa la memoria dell’umanità. E sempre la ragione induce l’ancor più atroce dubbio che le autorità abbiano sfruttano questa inclinazione umana per far digerire ad un popolo la restrizione oggi, forse l’annientamento domani, dei diritti indiscutibili di questo: primo tra tutti il diritto alla salute, che è alla base di tutti gli altri diritti fondamentali che spettano agli individui ed alla collettività. Si, perché la salute è un diritto individuale e collettivo, il benessere di un singolo dipende strettamente dal benessere del contesto sociale in cui esso è calato. Oggi però, nella contingenza attuale dichiarata emergenziale perché a rischio c’è la salute dell’umanità, i più hanno distrattamente lasciato correre il gravissimo fatto che la salute non è stata tutelata affatto; invece è stata attaccata in ogni sua componente.

E si è fatta Fata Morgana. L’OMS definisce la salute come “lo stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia”. Tale definizione che diventa principio assegna agli Stati e alle loro articolazioni responsabilità e compiti che vanno ben al di là della semplice gestione di un sistema sanitario. Essi dovrebbero farsi carico di individuare e cercare di modificare quei fattori che influiscono negativamente sulla salute collettiva, promuovendo al contempo quelli favorevoli. Ingrediente indispensabile della ricetta: la cooperazione, la collaborazione tra le diverse articolazioni e tra gli individui. Nulla di tutto questo è stato fatto, se si riflette notando i dettagli. Anche solo la scelta delle parole utilizzate nei comunicati degli organi Statali tradisce la strategia della divisione (per evitare forse la moltiplicazione?): “distanziamento sociale” non interpersonale come sarebbe logico trattandosi di prassi sanitaria.

La divisione regna ovunque: nei corridoi dei palazzi dove vengono prese le decisioni, nelle stanze dei bottoni, nelle corsie d’ospedale, nelle aule consiliari delle scuole..e nelle piazze, reali e virtuali. Una crisi come quella che stiamo attraversando oggi, superiore per portata anche a quella che seguì alla seconda guerra mondiale, è testimone della più grande frattura sociale di tutti i tempi, creata ad arte e con ancor maggiore maestria veicolata. Complici una strategia comunicativa errata e volutamente fuorviante; indottrinamenti che hanno messo in quiescenza le ragioni e le coscienze; la sfiducia e la diffidenza figlie del nostro tempo, oggi il mondo nella sua interezza e quello che ci ruota immediatamente intorno sono irrimediabilmente divisi per azione e linea di pensiero.

Elettori di destra contro elettori di sinistra, terrificati contro negazionisti, cervelli allineati contro liberi cervelli. E così anche dalla scienza, che dovrebbe essere un ago imparziale della starata bilancia, arriva l’incertezza, il vago sapere, la verità smentita. I numeri non sono più numeri, ma i morti sono numeri! E allora scordiamoci “la matematica non è un’opinione” perché lo è diventata, potere della televisione! E allora ricordiamoci che la religione non è più l’oppio dei popoli, ma la paura si.

Ricordiamoci che chi detiene l’informazione ed i mezzi per trasmetterla, detiene le redini del mercato, perché oggi la salute e la vita sono beni vendibili che hanno un prezzo, anche altissimo, e che quel prezzo lo hanno deciso altri ed alti dèi che abbiamo creato noi.

 

Carolina Pastore

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