Cultura

La Romania e 1,2 milioni di immigrati ortodossi in Italia onorano la Pasqua ortodossa una settimana dopo di Napoli

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Napoli, 17 Aprile – Napoli ha già festeggiato la Pasqua cattolica e chissà se qualcuno ha potuto visitare la chiesa i Santa Maria la Nova dove c’è il sepolcro del principe romeno Vlad III detto Dracula, là sepolto a fine XV sec. dalla figlia Maria maritata con il nobile Ferillo, imparentato con il re di Napoli D’Aragona. Quest’anno la Pasqua Ortodossa cade una settimana dopo di quella cattolica. Può capitare qualche rara coincidenza di date ma più spesso la Pasqua Ortodossa cade una o più settimane dopo la Pasqua Cattolica. La spiegazione è legata ai diversi calendari che sono riconosciuti dagli stati e dalle chiese. La Pasqua cattolica viene calcolata secondo il calendario gregoriano mentre quella ortodossa tiene conto del calendario giuliano (da Giulio Cesare). Inoltre, il calcolo delle date per la Pasqua tengono in considerazione le fasi della luna: luna piena dopo l’equinozio primaverile, per i cattolici, e luna nuova per gli ortodossi. Sia a Natale che a Pasqua l’ambiente festoso romeno non era solo esterno alla scuola, ma si sentiva e si faceva notare pure a scuola (Colegiul Tehnic”Transilvania” poi mutato in Liceo tecnologico “Transilvania”, ma prima si chiamava solo Liceo Auto come si chiama ancora la fermata dell’autobus cittadino di Deva (circa 70 mila residenti e capoluogo regionale di Hunedoara con quasi mezzo milione di abitanti). A Natale si preparava il cenone della tradizione e si cantava “Brad frumos“ (Abete bello tu sei l’albero religioso o divino che foglie non perde…). In Italia ci sono 1.206.938 romeni immigrati nel 2019 (933.354 nel 2013) e di seconda generazione, molti miei studenti in Italia erano figli di romeni, ed erano più impegnati dei loro coetanei rimasti in patria perché i figli degli emigrati hanno motivazioni diverse che spingono a maggiori impegni scolastici. Molti dei miei studenti romeni si sono anche laureati.

Le donne immigrate, tra cui molte badanti, sono in numero maggiore degli uomini, 693.649 rispetto a 513.289. Il maggiore numero di romeni in Italia è nel Lazio dove nel 2019 se ne registravano 233.469 (164.163 nel 2013), segue la Lombardia con 176.582 (136.233), Veneto 126.912 (102.429), poi le regioni meridionali come la Campania con 42.808 (30.409 nel 2013). Loro la chiamano diaspora oppure “il ritorno a casa” Non si dimentichi che i romeni derivano, in gran parte dai legionari di Traiano nel 106 d.C., che sottomise la Dacia con 14 delle 28 legioni di cui disponeva e uccise quasi tutti i maschi prigionieri che si rifiutarono di combattere nelle legioni di Roma, caput mundi). Per dirmi qualche drttaglio della cucina romena a Pasqua, da me interpellata dgitalmente, mi scrive Herminia Palu che lavora a Mantova:” La tradizione ortodossa è un punto ben noto, ma so che la carne di agnello viene consumata in tutta la Romania. Le uova di Pasqua vengono colorate un grande giovedì con vernice per dipingere le uova, o quando non vengono trovate sono state fatte con gusci di cipolla rossa. Viene prodotta una tipica torta di pasta frolla chiamata Pasca, è un impasto dolce ripieno di brioche ricotta e uva passa. Mentre Denise Toma, che cura la Rivista “Vox Libri”, mi scrive: ”In tutta la Romania la carne d’agnello viene consumata per Pasqua. Bistecca o drob … una pasta di fegato e agnello. con molte cipolle verdi, prezzemolo, ecc. E le uova sono colorate in tutto il paese. Certo, la maggior parte sono Rossi. E vengono utilizzati colori commerciali. In Bucovina viene preservata la tradizione di IMPESTRITATULUI …. Quelle bellissime uova con modelli”. Io ricordo più che a Pasqua a Deva/Hunedoara si festeggiava con le uova colorate, una tradizione diffusa nelle cerimonie tradizionali soprattutto di rito ortodosso romeno. La Romania è per l’85% di rito ortodosso, poi ci sono altre varianti di cattolici-di rito romano, greco, uniate e protestanti. Ceausescu, come Mussolini strinsero patti con un’unica religione, ortodossa per la Romania e cattolica in Italia, ciò per consolidare le proprie dittature. Solo che l’Italia ha un altro stato con cui trattare, il Vaticano e,invece, la Romania tratta con il Cardinale o primate nazionale. In Italia a Pasqua, tra i latini preponderanti in centro-sud si mangia l’agnello a Pasqua, le uova si colorano soprattutto in piccoli villaggi settentrionali. Il mio colto collega di scuola a Deva nel 2005, Gabriel Nitu, che parlava più che bene la lingua italiana e nativo di Bcarest, mi parlava delle tradizioni pasquali ortodosse romene con dovizia di particolare,  mi ha inviato due sue fotografie. Una a Deva e l’altra a Sarmizegetusa Regia, la ex capitale dei Daci suoi monti di Orastie che si allega. Quel luogo, da me ammirato nel 2004,  ha 14 altari sacri, d’estate era a oltre 1000 metri di quota con boschi di faggio tutt’intorno e i re Burebista prima e Decebalo poi, governavano la Dacia insieme a Zamox il sommo sacerdote, e pare che quando giunse l’imperatore Traiano con le sue 14 legioni, immolarono giovani maschi per ringraziare gli dei e vincere sull’impero romano, ma evidentemente i loro dei non gradirono!

Comunque per chi volesse approfondire le analogie tra Italia e Romania può leggere il libro riportato in bibliografia. In Romania, la tradizione di deporre le uova dice che le uova sono rossastre o incastonate nella Passione che porta poi alla risurrezione e alla Gioia. In passato si credeva addirittura che le uova rossastre di Pasqua non si spezzassero mai. Chi ne sa non poco della tradizione delle uova colorate di Pasqua è la popolare artigiana Gabriela Elena Neculai, che tiene seminari creativi al Museo Etnografico di Brasov. L’insegnante ha mostrato ai bambini di Brasov come deporre le uova di Pasqua secondo il metodo tradizionale di ceratura. Lei sa alcuni segreti su come decorare le uova a casa. Il metodo di ceratura prevede diversi passaggi per preparare l’uovo per la ceretta (prima le uova vengono sgrassate con acqua e detergente usato nel lavaggio, bollite e poi tenute al caldo fino a quando non vengono asciugate), l’uovo viene decorato con l’aiuto del conteggio o della matita. Questo conteggio viene tenuto in cera calda, quindi linee, punti sull’uovo, in modo da ottenere il motivo desiderato. Dopo aver ottenuto il motivo, le uova vengono introdotte nella vernice, dove rimangono per circa 4-5 minuti fino ad ottenere il colore desiderato; dopo aver rimosso la vernice, tenerla asciutta per alcuni minuti, in un luogo caldo, quindi cera via dall’uovo. Viene riscaldato alla fiamma di una candela fino a quando la cera non si scioglie, quindi la cera viene cancellata con un panno asciutto. Da dove deriva e da quanti anni ha la tradizione di colorare le uova? Le uova erano dipinte in Cina prima della nascita di Gesù Cristo, essendo considerato un simbolo di equilibrio, creazione, fertilità, vita e di rinnovamento della natura. In Romania, si dice che la prima menzione risale al 1700, quando si descrivono le usanze pasquali alla Corte Reale di Bucarest, dai tempi di Costantin Brâncoveanu. Molti in provincia apprendono dalle mamme il culto cattolico ortodosso che di solito avviene dalla Crocifissione di Gesù Cristo quando Maria Maddalena e la Madre del Signore che erano venute a piangere suo figlio crocifisso, deposero il cesto di uova vicino alla croce e arrossirono dal sangue che gocciolante dalle ferite di Gesù. Il Signore, vedendo che le uova erano arrossate, disse ai presenti: “D’ora in poi farai uova rosse e strapazzate in ricordo della mia crocifissione, come hai fatto oggi”. Spesso sono le nonne che tramandano ai nipoti l’arte di colorare le uova pasquali. Alle scuole di base, materne ed elementari la colorazione delle uova pasquali viene insegnata dalle maestre e sempre più bambini vorrebbero imparare, lo fanno con piacere e sono orgogliosi che le vere “opere d’arte” possano uscire dalle loro mani. Le uova di Pasqua si decorano a casa il Giovedi Santo. Per ottenere l’uovo di Pasqua più bello devi essere paziente e farlo con piacere, sarebbe una gioia preparare queste uova per il pasto di Pasqua e per la gioia della Risurrezione del Signore. Come si  sceglie la vernice giusta in commercio? Per scegliere la vernice si dipinge semplicemente le uova con la stessa vernice per molti anni. Ci sono segreti per creare vernici naturali per la casa? Sì, possono essere dipinti con la buccia di cipolla, con barbabietola rossa, ora differisce da un’area all’altra. Ci sono molte idee e ogni casalinga ha la sua tecnica di pittura delle uova, ma per la scultura non si adatta a tutto, ad esempio non potrei dipingere le uova scolpite con fogli di cipolla perché le uova dovrebbero essere bollite in quest’acqua, ma la cera si scioglierebbe e non si scioglierebbe uscire dal modello desiderato. Come possiamo decorare le uova a casa con i soliti utensili da cucina? Le idee sarebbero molte, con le foglie di diverse piante catturate sull’uovo con un materiale molto sottile, quindi immerse nella vernice, con decorazioni del commercio, ci sono molte idee che circolano nell’ambiente online in modo che chiunque voglia avere uova speciali possa trovare un’idea in qualsiasi momento ; ma dal mio punto di vista, nulla è paragonabile alle uova deposte.

Cosa ne pensi delle uova decorate in stile moderno con personaggi dei cartoni animati, ad esempio? Dipende dal messaggio che vogliamo inviare ai bambini e alle persone che ci circondano; Insegno a mio figlio (a casa e ai bambini a scuola) che l’abitudine di “decorare le uova” è quella che ho imparato da mia madre e mia nonna e ha un significato religioso; dipende da ogni famiglia quale tradizione abbia. A Deva in judet Hunedoara ad esempio molti le uova le coloravano per più funzioni e  con motivazioni diverse. Alcune nonne a Brad le uova le impastravano (impaestritau) con varietà di colori speciali e segreti di casa in casa. A Deva e ad Alba Iulia le uova le coloravano spargendovi sopra foglie di cipolla, ma anche in giallo e con succo di pomodori. In questo periodo sto scrivendo delle analogie esistenti, a mio giudizio, tra il sommo poeta romeno Mihai Eminesco (E) e quello italiano Dante Alighieri (D). Del primo le opere più famose sono: Luceafărul (Lucifero), Mi resta un solo desiderio e le cinque Epistole. E. fu attivo nella società letteraria “Junimea”, fu un membro di spicco del Partito Conservatore Romeno e fu, anche, “Redattore capo” del quotidiano “Il Tempo” di Bucarest nonchè giornalista de “Il Corriere di Iași” dell’omonima città che divenne, per un breve periodo, capitale della Romania nella Grande Guerra. E. fu un fervente sostenitore della lingua nazionale romena come D. fu un sostenitore convinto dell’uso della lingua italiana nata dal volgare e in sostituzione della lingua latina adatta solo ai colti ecclesiastici, nobili e a poche proessioni moderne. Entrambi furono osteggiati per aver sostenuto la diffusione linguistica, che noi oggi utilizziamo comodamente. Nella Divina Commedia D. cita molto la natura e gli animali più che le piante: leone, lupa, api colombe, serpenti, ecc.. Sia in E. che in D. il cielo, la divinità e la donna sono particolarmente importanti per elevare l’uomo verso l’universo dell’anima divina. Credo che entrambi abbiano attinto dal politeista Virgilio che scriveva di anima universale. Nelle scuole romene-come al Colegiul Tehnic “Transilvania” di Deva- dove ho insegnato dal 2004 al 2008- ogni anno c’èra la giornata dedicata ad E., in Italia, manca questa bella e buona consuetudine di onorare la memoria e le opere di uno scrittore universale. Ricordo che alla Casa di Cultura di Deva, il collega, letterato e storico, Gligor Hasa (morto, da pochi giorni, a 82 anni), promosse la giornata dedicata ad E., emozionandosi nel ripetere, mormorando sotto voce, i versi del sommo letterato romeno. Se chiedi ad un romeno, anche anziano, chi era E., egli ti sa recitar passi salienti delle opere di E., invece, ciò non si verifica in Italia per D. o per altri grandi scrittori di qualunque dominio culturale. La causa forse è da ricercare nel fatto che oltre mezzo secolo di dittatura comunista in Romania ha obbligato tutti a frequentare le scuole, mentre i 23 anni di dittatura fascista in Italia non hanno egualmente saputo obbligare a frequentare le scuole tutti i cittadini. Ne consegue che in Romania, mediamene, il popolo è più colto, scolasticamente, di quello italiano? Si. Entrambi i popoli latini però hanno la più bassa percentuale di laureati nell’Unione Europea, causata anche dal sistema statalista dell’istruzione (con una visione del cittadino, senza diritti di scelta della scuola e dei docenti) che fa di ognuno il suddito di sua maestà la Burocrazia statale. L’Unione Europea è riuscita a superare in anticipo l’obiettivo, fissato per il 2020, del 40% di laureati. Nel 2018 si contavano infatti 40,7% di giovani (30-34 anni) laureati europei in possesso di laurea, ma con vistose eccezioni, a partire dall’Italia che tra i membri dell’Unione Europea è praticamente fanalino di coda con il 27,8% di laureati, superata solo dalla Romania con il 24,6%. L’Italia è anche tra i Paesi che conta più abbandoni agli studi, dopo Spagna, Malta, e Romania. Spiccano innanzitutto le performance dei Paesi nordici dove oggi praticamente un giovane su due risulta laureato: in Irlanda la quota raggiunge il 56,3%, in Olanda il 49,4%, in Danimarca il 49,1%, nel Regno Unito il 48,8%, in Francia il 46,2% e in Spagna il 42,4%. Poco più indietro la Germania con il 34,9 per cento. Va però segnalato che comunque l’Italia con il 27,8% di laureati ha fatto un buon balzo in avanti partendo da numeri bassi: nel 2002 contava una quota di laureati del 13,1%. In poco meno di 20 anni li ha quasi raddoppiati. La Divina Commedia”, scritta dal 1306 e il 1321, è il capolavoro di D.. Essa è anche l’opera che racchiude tutta la sua esperienza umana, civile, politica, spirituale e poetica. E’ composta da tre cantiche (Inferno, Purgatorio e Paradiso), ciascuna delle quali comprende 33 canti, scritti in terzine di endecasillabi, eccetto l’Inferno che contiene un canto in più quale prologo all’intera opera. L’Inferno viene completato probabilmente verso il 1309, il Purgatorio verso il 1312, il Paradiso verso il 1318; tuttavia Dante lavora sulla Commedia fino alla morte. E. e D. sono due uomini illustri, studiati ed ammirati da milioni di studiosi, studenti e cittadini qualunque di ogni pare del pianeta Terra. Per millenni ancora i due sommi poeti latini splenderanno nell’universo culturale dell’Homo sapiens, le loro opere sia immortali che universali e non credo che la cultura anglosassone ne abbia prodotti di migliori, nonostante oggi detenga le università migliori del mondo come valuta ogni anno l’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico). «L’utilità dell’inutile» è il titolo di un fortunato bestseller, pubblicato in francese nel 2013 e tradotto in numerose lingue – incluso, in prossima edizione, il romeno – di Nuccio Ordine, illustre specialista di studi sul Rinascimento e direttore, insieme a Smaranda Bratu Elian, della «Biblioteca Italiana» edita da Humanitas. Le discipline umanistiche, ritenute «inutili» nella logica mercantilistica della nostra società, sono invece indispensabili per il miglioramento di sé e la crescita dell’umanità. Questi alcuni degli assunti espressi e approfonditi nell’intervista realizzata da Smaranda Bratu Elian. «La comunità romena in Italia è in questo momento solamente una nozione. Esiste solo al livello della coscienza collettiva italiana ed è percepita, in generale, negativamente. I romeni d’Italia di oggi sono molto numerosi, molto eterogenei e molto dispersi, senza che si abbia la coscienza di una comunità». In questi termini si presenta la percezione dei romeni in Italia secondo lo storico Ioan-Aurel Pop, già direttore dell’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistică di Venezia dal 2003 al 2007. L’intervista con il professor Pop dell’Università Babeş-Bolyai di Cluj-Napoca analizza accuratamente anchela ricezione della cultura e della storiografia romena in Italia, la risonanza delle pubblicazioni periodiche specialistiche dell’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia – l’“Annuario” e i “Quaderni” – negli ambienti culturali e scientifici italiani. Ma prende le mosse proprio da un’analisi dell’attuale profilo ed evoluzione socio-culturale della comunità romena nella Penisola. Il suo prolungato e ben qualificato legame con la realtà italiana Le offre un privilegiato punto di osservazione. Come Le pare che venga percepita la cultura romena in Italia? Spesso con un certo interesse, persino esotico in alcuni. La gente è curiosa di sapere di più anche dei romeni, dal significato del loro nome fino alle loro creazioni rappresentative. Purtroppo, negli ultimi anni sono apparse almeno due drastiche limitazioni, tali da impedire seriamente questa percezione. La prima limitazione proviene dalla “fama” di persone in conflitto con la legge, che parecchi dei nostri compatrioti si sono guadagnati e che viene estesa a tutti i romeni.

La seconda implica qualcosa di più profondo e consiste nella promozione di alcuni programmi inadeguati, di interesse strettamente elitario, di ristrettissimo respiro. Non dobbiamo dimenticare che la grande massa del pubblico, potenziale ricettore di cultura, ha un livello di preparazione relativamente ridotto e che non conosce le cose elementari sulla Romania, così come non è in grado di sentire la differenza tra una lingua slava e una romanza. In altre parole, credo che porti maggior vantaggio una semplice conferenza sulla Romania, eventualmente presentata in power point, di fronte a degli studenti di liceo o degli “studenti di terza età”, senza troppe spese. Ma torniamo alla Pasqua ortodossa per immergerci ancora meglio nella cultura latina romena. Per gli ortodossi, la Pasqua è la festa delle feste, tanto da non essere neppure inserita tra le dodici grandi feste dell’anno liturgico, occupa di fatto un posto a parte.  E’ una festa molto sentita, vissuta con intensità e sacrificio, che prevede una lunga e difficile quaresima (che dura 7 settimane), nella quale molti fedeli decidono di non mangiare carne, uova, latticini e bere alcol, per tutti i 48 giorni, intesi come purificazione assoluta del corpo e dello spirito. Alcuni scelgono anche di seguire quella che viene chiamata quaresima nera, che prevede un digiuno assoluto, senza cibo ne acqua, da giovedì santo fino a sabato notte, dopo la messa di resurrezione. L’ultima settimana, Săptămâna mare, la Grande settimana,  è anche di lutto, di meditazione e di sofferenza.

Le messe che si svolgono questi giorni sono particolari: il Giovedì Santo vengono letti i 12 vangeli, uno per ogni ora del giorno, mentre il Venerdì Santo, o Venerdì nero, come lo chiamano i credenti, si celebra la messa di requiem, Prohodul, una messa funebre che include un momento particolarmente emozionante, in cui i fedeli circondano la chiesa, con le candele accese, ripercorrendo simbolicamente la Via Crucis, con le sue 14 stazioni.  Al nuovo ingresso nella chiesa, i credenti passano sotto l’epitaffio, un pezzo di stoffa, mantenuto da quattro uomini, che porta ricamato o dipinto la sepoltura di Cristo. La messa della risurrezione inizia sabato a mezzanotte, quando nelle chiese si spengono le luci e il prete esce dall’altare portando la candela accesa e invita tre volte i fedeli ad attingere la luce con le loro candele: “Venite a prendere la luce! (Veniţi de luaţi lumină!). Questo invito ha un valore simbolico sia per la funzione liturgica, che prosegue poi anche fuori la chiesa, sia per i fedeli che si passano l’un l’altro la fiammella, un gesto che crea un avvicinamento spirituale tra le persone. Dopo il rituale iniziale il sacerdote si rivolge ai fedeli dicendo “Cristo è risorto!” (Hristos a Ȋnviat!), e loro rispondono “E’ veramente risorto!” (Adevărat a Ȋnviat!). Tutta la messa viene accompagnata dai canti bizantini, intonati non solo dal coro ufficiale della chiesa ma anche dalla folla. I fedeli tornano a casa con la candela accesa, perché si dice che coloro che riescono a tenere accesa sempre la luce presa in chiesa fino all’arrivo a casa avranno un anno benedetto.

La tradizione vuole che,  ritornate dalla messa,  le famiglie si siedano intorno al tavolo bandito e, prima di iniziare lo “strano” pranzo pasquale nel cuore della notte, mangino il pane benedetto imbevuto nel vino, come simbolo del corpo e del sangue di Cristo. In mezzo al tavolo c’è il simbolo pasquale per eccellenza: le uova rosse. Colorare le uova di rosso è un rituale che simboleggia il sacrificio, il sangue di Cristo. Una leggenda racconta che, dopo la crocifissione di Gesù, i rabbini e i farisei abbiano organizzato un pranzo festivo e uno di loro abbia detto: “Quando questo gallo che mangiamo ritornerà in vita e queste uova diventeranno rosse, solo allora Gesù risorgerà“. All’improvviso, come per miracolo, le uova si sarebbero dipinte di rosso. L’uovo, già di per sé simbolo di vita e di fertilità, è sempre stato visto come segno di resurrezione. La tradizione contadina dice che le uova di Pasqua hanno il potere speciale di proteggere gli animali della fattoria e la famiglia che vi abita.  Infatti, è vietato buttare via il guscio, che invece viene seppellito alla radice degli alberi, per dare fertilità alla terra. Nei villaggi, la mattina di Pasqua la gente si lava il viso in un catino d’acqua con un uovo rosso e una monetina dentro,  per essere sani e ricchi tutto l’anno. Inizialmente, le uova venivano colorate solo di rosso,  coi pigmenti delle foglie di cipolla, ma oggi sono dipinte in colori vari e si ritrovano su tutti i tavoli per essere donate, nel giorno di Pasqua. La tradizione delle uova dipinte, così antica, è stata portata al rango di arte da molti artigiani rumeni,  che dipingono le uova in maniera fantasiosa, con simboli tradizionali o moderni. In Romania ci sono vari centri artigianali che conservano questo mestiere ancora vivo, e sono stati addirittura aperti vari musei delle uova dipinte, încondeiate. Spesso sono delle vere e proprie opere d’arte.

Le uova  colorate sono anche i protagonisti di una tradizione popolare caratteristica, molto amata dai bambini: la battaglia delle uova.  Il pranzo pasquale inizia proprio con questa strana gara delle uova: ognuno impugna in mano il proprio uovo sodo, lasciando la parte appuntita dell’uovo verso l’alto, scoperta. A questo punto si colpisce l’uovo dell’avversario e viceversa. Il grido di “battaglia” è: “Il Cristo è risorto!” e “Davvero è risorto!”. Dal primo uovo che si rompe devono mangiare tutti i membri della famiglia, perché si dice che in questo modo rimarranno sempre insieme. Dopo innumerevoli sfide con i commensali, vince l’uovo più resistente, ovvero colui che a fine del giro avrà l’uovo meno danneggiato. Gli anziani credono che il proprietario di questo uovo sia il più forte ed è quello che resisterà maggiormente alle malattie. Una variante di questa tradizione prevede che il perdente, ovvero quello con l’uovo maggiormente danneggiato, debba poi mangiare tutte le uova in gara. Nonostante si tratti di una gara piuttosto impegnativa per il fegato, sono ancora in molti a rispettarne le regole! A dispetto del motto italiano, la Pasqua romena si passa per tradizione in famiglia. Uova sode a parte, il menù prevede una zuppa acida chiamata ciorba, insalata, sottaceti, agnello al forno o arrosto e un particolare polpettone chiamato drob,  una specie di coratella d’agnello, fatta con le frattaglie, pane umido, molto prezzemolo,  aglio e cipolla verde. Molta tradizione e più sentita religiosità romena rispetto  alla Pasqua in Italia? A parere del dr. Mario Zaccaria, esperto di biodiversità anche in Romania dove fu mio ospite durante la Pasqua ortodossa del 2006, si lo è di più e lo notava anche dal maggiore decoro di vestire delle persone durante le processioni pasquali esterne alle chiese. I dolci tipici sono la pasca, una torta a base di pasta frolla, uvetta sultanina e ricotta, che viene preparata solo una volta all’anno,  per la Pasqua appunto. Ha una forma circolare, per simboleggiare la culla di Gesù e sopra viene fatto il segno della croce.  Un altro dolce casalingo che si ritrova sulla tavola di Pasqua è il cozonac, una sorta di panettone fatto in casa, riempito con semi di papavero o noci. In cucina, nella settimana santa, si radunano le donne della famiglia che di generazione in generazione imparano le ricette tradizionali, con un sentimento di profonda sacralità oltre e calore domestico.

Il Lunedì di Pasqua, l’italiana “pasquetta”, si svolge un’altra antica tradizione, soprattutto in Transilvania, al nord, chiamata udatul (l’annaffiare). Nei villaggi le ragazze e le donne vengono  “annaffiate” con acqua di sorgente. Nelle città invece, dove le sorgenti scarseggiano, si utilizza del profumo, augurio di bellezza, freschezza, salute. Che tutte le “donne siano tutto l’anno come la primavera”!  Dalle prime ore del pomeriggio, le città si riempiono di gruppi di uomini e ragazzi, che suonano alla porta della donne, muniti di bottigliette di profumo, pronunciando frasi del tipo: “Ho sentito che qui c’è un fiore, sono venuto ad annaffiarlo“, e le ragazze vengono così profumate. Ai ragazzi gli si offre un bicchiere di grappa e un dolce. Il rituale si protrae fino alla tarda serata, quando, per via dell’alcol, sono in pochi a ricordarsi la strada di ritorno. La  Tuica (Grappa) in Romania non si rifiuta, è segno di malaugurio. La Romania non è sufficientemente conosciuta in Italia, come giustamente rileva il citato prof. Pop. Come ho detto già altre volte la Romania somiglia molto di più all’Italia del Centro-Sud che è più latina, che del Nord meno latina.

 

 

 

 

 

 

 

 

Giuseppe Pace (già prof. del Liceo tecnologico “Transilvania” di Deva e autore di saggi romeni)

 

 

Bibliografia stesso autore:

-13 saggi e oltre 750 articoli su riviste e quotidiani di cui 82 dedicati alla Romania oltre a 4 saggi: Italia e Romania:”Geografia Analogie Regionali e di Ecologia Umana”, Sapere Edizioni; con le edizioni online, leolibri.it: Sguardo su Deva e sulla Judet Hunedoara; Dai Daci ai Daco-Romani di ieri e di oggi; Vampiri e Romania.

– Mihai Eminescu apàra limba romàna cu pretul tinerei sale vieti, habsburgii punerand la cale otràvirea lui/5, Banchetul, Revista de cultura, Petrosani, Anu II nr. 16-17-18 (april-mai-junie) 2017

-Mihail Eminescu difese la lingua romena al costo della giovane vita, gli Asburgo lo fecero avvelenare, Il Mezzogiorno, 11.02.2017; Omaggio a Deva e alla Transilvania, Il Mezzogiorno del 15 febbraio 2018; Per l’Università Ecologica ”Traiano” di Deva in Transilvania. Il Mezzogiorno 14/03/ 2018- Per l’Università Ecologica ”Traiano” di Deva in Transilvania. Il Mezzogiorno 14/03/ 2018; La Romania tra tradizione pasquale con uova rosse e innovazioni, Il Mezzogiorno, 4 aprile 2018; San Giovanni da Capestrano nel castello di Hunedoara, Il Mezzogiorno del 28 aprile 2018; Papa Francesco in Romania, Il Mezzogiorno, 14 luglio 2019; Un pezzetto di una navicella spaziale extraterrestre di 250mila anni, Il Mezzogiorno del 29/3/2019; L’Ambiente della Romania con Marmosim, un’azienda all’avanguardia tecnologica ed artistica, Il Mezzogiorno del 15/5/2018; La Pasqua in Romania, Il Mezzogiorno 4/04/2018

-Ecologia Umana del Codice Dracula: capitale invisibile tra Romania, Acerenza e Napoli, Scisciano notizie online, 12 dicembre 2019

-În Transilvania, al Museo di Storia di Cluj, esiste un reperto metallico antico di 250.000 anni che interessa anche i Sanniti, Matese News Informazione, 31 martie 2019; In Romania ennesimo governo a 30 anni da N. Ceausesco, Matese News Informazione, 23 ottobrre 2019

Patrimonio dell’Umanità è anche la transumanza tra l’Abruzzo, la Puglia e con gli Apuli di Romania, Il Giornale Del Sud.com,  22/12/2019; A 30 anni dalla dittatura comunista Nicolae Ceausescu la Romania cambia l’ennesimo governo transitorio, Il Giornale Del Sud.com, 23/10/2019

-Il fiume Mures, “Vox Libri” n.4 (49) 2018, rivista romena della biblioteca regionale “Ovid Densusianu” di Deva, Hunedoara; Danubio, fiume rosso come l’amore delle tue nazioni, “Vox Libri” n. 3 (52)-2019.

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