Partenope, il computer quantistico nato a Napoli che porta l’Italia tra i protagonisti della nuova rivoluzione tecnologica

Napoli, 10 Marzo – All’Università Federico II di Napoli prende forma una delle frontiere più avanzate della tecnologia globale. Si chiama Partenope ed è uno dei computer quantistici più potenti oggi disponibili nel panorama della ricerca: un processore a superconduttori che, nella sua nuova versione, è stato potenziato passando da 25 a 64 qubit, l’unità fondamentale di informazione nei sistemi quantistici.

Il salto di scala non è soltanto numerico. L’aumento dei qubit rappresenta un passo decisivo nella capacità di calcolo di queste macchine, destinate a rivoluzionare campi strategici come la chimica computazionale, la finanza, l’ottimizzazione dei sistemi complessi e la sicurezza delle comunicazioni.

Secondo la ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, il potenziamento del sistema segna «una nuova tappa nel percorso che sta rafforzando l’ecosistema italiano della ricerca, rendendolo sempre più competitivo». Il progetto è infatti legato agli investimenti del Pnrr, che stanno contribuendo a rafforzare infrastrutture scientifiche avanzate e reti di collaborazione tra università, centri di ricerca e imprese.

Il nuovo computer quantistico è stato sviluppato dal gruppo di Tecnologie Quantistiche Superconduttive dell’Università Federico II, guidato dal fisico Francesco Tafuri, e finanziato dall’ICSC – Centro Nazionale di Ricerca in HPC, Big Data e Quantum Computing, uno dei poli strategici della ricerca italiana nati proprio nell’ambito del Pnrr.

Partenope si basa su qubit superconduttori, circuiti microscopici raffreddati a temperature prossime allo zero assoluto. In queste condizioni estreme, le leggi della meccanica quantistica permettono ai qubit di trovarsi in più stati contemporaneamente, rendendo possibile una potenza di calcolo potenzialmente irraggiungibile per i computer tradizionali.

Ma la sfida non riguarda solo la quantità di qubit. «Non si tratta soltanto di averne di più – spiega Tafuri – ma di migliorarne la qualità, aumentando i tempi di coerenza». In altre parole, i qubit devono rimanere stabili abbastanza a lungo da permettere l’esecuzione di operazioni complesse. Più lunga è questa stabilità, più sofisticati possono diventare gli algoritmi quantistici.

L’incremento delle prestazioni apre scenari concreti in diversi ambiti scientifici e industriali. Tra le applicazioni più promettenti ci sono: simulazione di molecole complesse, utile per lo sviluppo di nuovi farmaci e materiali; ottimizzazione di sistemi complessi, dalla logistica ai mercati finanziari; crittografia e comunicazioni sicure, uno dei campi più strategici per la sicurezza digitale; studio avanzato della materia, grazie a simulazioni impossibili con l’informatica classica.

Il sistema da 64 qubit non sostituisce quello precedente da 25 qubit, ma lo affianca. Insieme ad altri due banchi sperimentali, costituisce il cuore di un vero e proprio hub di ricerca quantistica, aperto alla collaborazione con università, centri scientifici e aziende interessate a sviluppare nuove applicazioni.

Partenope non nasce soltanto come strumento di ricerca. Il progetto punta anche alla formazione di nuove competenze in un settore destinato a crescere rapidamente nei prossimi decenni.

L’obiettivo, spiegano i ricercatori, è creare un ambiente in cui studenti, scienziati e imprese possano sperimentare direttamente le potenzialità del calcolo quantistico, favorendo la nascita di nuove competenze e startup tecnologiche.

Come sottolinea lo stesso Tafuri, il sistema ha anche una funzione di “scolarizzazione”: avvicinare il mondo della ricerca e quello industriale a una tecnologia che evolve a ritmi rapidissimi e che dovrà integrarsi con le infrastrutture informatiche già esistenti.

Nel mondo, la corsa al computer quantistico coinvolge colossi tecnologici, governi e centri di ricerca. Stati Uniti, Cina ed Europa stanno investendo miliardi per sviluppare macchine sempre più potenti e affidabili. In questo scenario, il progetto nato alla Federico II rappresenta un segnale importante per l’Italia: dimostra che anche il sistema della ricerca nazionale può contribuire in modo concreto alla costruzione della prossima rivoluzione tecnologica.

Il potenziamento di Partenope non è soltanto un successo accademico. È il segnale di una trasformazione più profonda: l’ingresso dell’Italia nella nuova era del calcolo quantistico, una tecnologia che nei prossimi anni potrebbe cambiare radicalmente il modo in cui comprendiamo la materia, progettiamo farmaci, proteggiamo i dati e risolviamo problemi complessi. Da Napoli, dunque, non arriva solo una macchina più potente, ma un tassello strategico per il futuro della ricerca e dell’innovazione nel Paese.

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Raffaele Ariola
“Giornalista pubblicista con una grande passione per lo sport, in particolare per il calcio, da sempre definito lo sport più bello del mondo. Scelgo, ogni volta che scrivo, di essere al servizio della notizia e del lettore, raccontando i fatti con chiarezza ed essenzialità. Credo fermamente che l’unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede”.