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LA RIFLESSIONE – Maternità surrogata, implicazioni legali e morali: verso una legislazione universale

Napoli, 6 Luglio – Desidero attirare la vostra attenzione su quello che – senza mezzi termini e con vivo entusiasmo da uomo e giurista cattolico professante – considero un trionfo: l’inquadramento, ormai prossimo, della “maternità surrogata”, quale reato universale.

Si tratta di una vera svolta largamente condivisibile, in quanto non si può negoziare (anzi confezionare in laboratorio), la dignità della nascita e della vita di un bimbo o di una bimba, quasi che fosse un articolo commerciale da acquistare su commissione (non voglio immaginare mai che tale obbrobriosa pratica di “turismo e commercio procreativo” potesse arrivare, addirittura, ad essere sponsorizzata su siti Internet ad hoc, secondo la metodologia di Amazon od E-bay, essendo ben chiaro che non ho nulla contro le attività commerciali consuetudinarie di tali “giganti del commercio on-line”: si tratta, in parole povere, di un paragone a fini esemplificativi).

Non si tramuta, a ben vedere, la maternità surrogata nello sfruttamento delle capacità procreative di un’altra donna che viene, alla fine, ad essere privata del rapporto con il/la bimbo/a che ha tenuto in grembo? Viene ridotta ad un macchinario riproduttivo? Si tratta di una forma subdola di “violenza sulle donne” che comporta, certamente, danni esistenziali alla donna “utilizzata a fini procreativi” .

Perché meravigliarsi che tale reato possa, finalmente, essere perseguito e sanzionato penalmente anche oltre le frontiere italiane, magari attraverso l’utilizzo dell’estradizione (in ambito internazionale) o del Mandato di Arresto Europeo (tra Stati membri UE), secondo una procedura penale ad hoc ben organizzata? A ben vedere si viene a configurare quale condotta violativa sia della protezione della famiglia che dell’ordine sociale (e, quindi, pubblico) a carattere ultranazionale.

Vogliamo, finalmente, smetterla di far crescere le lobbies europee ed internazionali della procreazione clandestina (così come quelle degli aborti)?

La procreazione deve avvenire in seno ad un matrimonio (civile o concordatario) tra uomo e donna, nel rispetto delle leggi naturali che regolano, da secoli, il normale concepimento dei bimbi e delle bimbe. Nel caso in cui non sia possibile concepire dei figli biologici, si può ricorrere alle adozioni nazionali od internazionali, secondo quanto legislativamente previsto nell’ordinamento giuridico italiano.

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