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CI VORREBBE UN AMICO

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Napoli, 11 Settembre – Qualcheduno troverebbe stressante destarsi all’alba per poi partire alle sette di mattina; io, invece, lo trovo gradevole, specie in tempi come questi: a quell’ora, infatti, la stazione centrale non brulica di gente – come accade, invece, nel pomeriggio, quando aspetto con pazienza l’Intercity per il profondo Sud -, la qual cosa rende possibile finanche accomodarsi su una panchina per meditare qualche minuto.

Ieri mattina ero diretto a Roma, città che, malgrado la pessima amministrazione, mi sta tuttora a cuore: le pratiche da sbrigare lì eran abbastanza, dunque tempo per dormire non ce n’è.

Non ho dimenticato, però, che a pochi chilometri da Roma sorge la cittadina di Colleferro, dove pochi giorni fa s’è consumato uno dei delitti più atroci degli anni Duemila: un ragazzo di ventuno anni, tale Willy Monteiro, è stato pestato a morte da ben sette individui  (ricordo bene?).

Cosa aveva fatto di male? Assolutamente nulla, cari Lettori: era semplicemente intervenuto per difendere uno dei suoi più cari amici, vittima delle angherie di quelle bestie erranti dietro le fattezze di esseri umani.

Come si può ben notare, ciò che infesta il Bel Paese (ed il mondo intero) non va identificato unicamente nel Covid: come da me accentuato nelle precedenti pubblicazioni, esiste un virus non rintracciabile tramite il DNA, né tantomeno visibile con l’ausilio di un microscopio.

Questo parassita porta il nome di odio razziale e, allo stato attuale, s’è impadronito in toto delle cervella di molti Italiani: con il susseguirsi dei giorni, come è noto, si verificano sistematicamente aggressioni a danno di soggetti giudicate “diverse”, od anche – e questo, puntualizzo, è gravissimo! – “inferiori”.

Ma ci siam guardati o no allo specchio? Abbiamo prestato la massima attenzione a quanto osservato? Beh, direi proprio di no: a quanto mi risulta, c’è ancora chi utilizza il termine “scimpanzé” nel riferirsi a persone di carnagione molto scura, quando, invece, sono anch’esse homines sapientes sapientes

Inoltre, nel comportamento di certa gentaglia è ravvisabile una completa ignoranza dell’era preistorica, periodo che, ai miei tempi, destava l’interesse di ogni fanciullo, nonché dei rudimenti di zoologia, studiati finanche alla scuola primaria: la scimmia, cari Lettori, è – come osservato da uno dei miei formatori – “la nostra nonna”, perché il primo step verso quella ch’io definirei cuncta humanitas (ossia “umanità totale”) si è avuto, guarda un po’, con la comparsa dello scimpanzé.

Chiusa questa piccola (ma utile) parentesi, avverto il bisogno di enfatizzare un dettaglio sovente trascurato: nella mentalità degli animali – contrariamente a quel che si potrebbe credere – il valore dell’amicizia è fortemente nutrito.

Questo ce lo ha insegnato anche Willy, uomo vero e certamente molto più savio di chi, credendosi superiore a lui, lo ha barbaramente malmenato: nelle situazioni difficili ci vuol sempre il supporto di un amico. Invece….molto spesso si vien piantati in asso da chi asserisce di provare verso di noi sentimenti affettivi.

Altro che “scimpanzé”: Willy ci ha dato una lezione di humanitas, sacrificando la propria vita nel tentativo di salvare un innocente dalla violenza.

Senza il perseguimento di determinati fini, fra cui primeggia il rispetto della dignità di ciascuno in quanto essere umano, corriamo il pericolo di addentrarci nei meandri di un labirinto, la cui uscita è pressoché difficile da trovare.

 

Adriano Spagnuolo Vigorita

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