Vesuvio, l’icona ferita: tra rinascita naturale e responsabilità umane
Napoli, 18 Agosto – Il Vesuvio non è solo un vulcano: è un simbolo. È l’immagine che ha accompagnato per secoli Napoli nel mondo, con la sua sagoma inconfondibile e le pinete che ne disegnavano il profilo verde. Oggi, però, quello stesso paesaggio appare devastato. Sul versante di Terzigno il fuoco ha inghiottito circa mille ettari di bosco, lasciando al posto delle chiome solo distese brulle, cenere e tronchi carbonizzati.
Non è la prima volta. Ai piedi degli alberi arsi ci sono ancora le cataste di tronchi dell’incendio del 2017, quasi a ricordarci che la memoria di questa montagna è fatta anche di ferite. «Sono andati persi querceti di Roverella e soprattutto pinete di Pino domestico, quello che tutti conosciamo con la chioma a ombrello – spiega Antonio Saracino, Professore Ordinario di Selvicoltura alla Federico II –. Ma questo albero non è resiliente al fuoco: anche chi resiste non produce più semi». In poche parole: il paesaggio che eravamo abituati a contemplare non tornerà da sé.
Serve un intervento umano, intelligente e paziente. Un restauro naturalistico, che riparta dalle specie autoctone, come le querce, capaci di restituire al Vesuvio un volto autentico e più resistente. E serve soprattutto prevenzione, quella che si fa lontano dai riflettori, in autunno e in inverno, pulendo il sottobosco che diventa miccia naturale delle fiamme. «Non sono i tronchi accatastati a favorire gli incendi – ricorda Saracino – ma l’erba secca, i rami, le foglie».
Eppure, anche in questa devastazione, la natura mostra la sua forza: «Con le piogge nei prossimi giorni vedremo già i primi germogli – aggiunge l’esperto –. La natura, con i suoi tempi, cicatrizza».
Il Vesuvio ci consegna così una lezione chiara: la sua rinascita non dipende solo dal miracolo della vita che si rigenera, ma dalla capacità dell’uomo di custodire ciò che resta e prevenire nuovi disastri. Il vulcano oggi appare ferito, quasi mutilato, ma non vinto. Sta a noi decidere se sarà ancora un’icona di bellezza o un monumento alle nostre omissioni.
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