Politica

Il governo degli Stati Uniti contro Google: accordi irregolari per ottenere il monopolio

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Causa antitrust contro il gigante della tecnologia; maxi- azione legale del governo statunitense

Napoli, 24 Ottobre – Il dipartimento di giustizia americano insieme ai procuratori generali di undici stati, ha presentato una causa antitrust contro Alphabet, holding di Google. Il governo, dopo un anno di ricerche e documentazione, accusa Google di condotta anticoncorrenziale al fine di mantenere una posizione di monopolio nei motori di ricerca e nella pubblicità digitale. Il problema principale, sollevato dal governo statunitense, riguarda la posizione privilegiata di Google su centinaia di migliaia di computer, pc, tablet e smartphone americani; posizione che costruisce delle barriere all’ingresso e limita le possibilità a qualsiasi concorrente di farsi strada nel mercato di riferimento. In particolare, a finire sotto i riflettori di irregolarità è l’accordo chiuso tra Google ed Apple. Secondo gli investigatori del dipartimento di giustizia, ogni anno Google verserebbe dagli 8 ai 12 miliardi di dollari ad Apple per assicurarsi che il suo sia il motore di ricerca predefinito sugli IPhone prodotti da Apple. La causa si occuperà anche del legame indissolubile esistente tra il sistema operativo Android e l’ecosistema Google.

La condotta di Google va a violare lo Sherman Antitrust Act, la più antica legge antitrust approvata dal governo statunitense nel lontano 1890 per limitare i monopoli e i cartelli. L’ipotesi accusatoria ruota intorno al dato che circa l’80% delle ricerche su Internet effettuate dal popolo americano passano da Google. Questo comporta che i concorrenti di Google, come Bing della Microsoft, non hanno la possibilità di competere alla pari o ottenere un numero competitivo nelle query di ricerca, lasciando gli utenti con minori possibilità di scelta e gli inserzionisti a doversi adeguare ai prezzi imposti dal colosso. “Chiediamo al tribunale di spezzare la presa di Google sulla distribuzione della ricerca in modo che la concorrenza e l’innovazione possano prendere piede“- afferma Ryan Shores, del dipartimento di giustizia.

Si tratta di un’azione di giustizia dalla portata molto ampia; un intervento simile del governo statunitense è avvenuto nel 1998 contro la Microsoft, accusata, tramite accordi con i costruttori di computer, di pre-installare il programma Internet Explorer sulle macchine con sistema operativo Windows. Proprio in quegli anni i governi di tutto il mondo si sono allora accorti di non poter osservare la crescita del mercato informatico senza intervenire.

Google, d’altronde, non è nuova a cause antitrust dalla portata miliardaria. L’ultima risale a marzo 2019, da parte dell’Unione Europea che gli è costata una sanzione da 1,49 milioni di euro, derivante dalla violazione delle regole di concorrenza: con la piattaforma AdSense ha infatti imposto clausole restrittive nei contratti con i siti web terzi, impedendo ai concorrenti di piazzare le loro pubblicità su tali siti. Nel 2018 l’Unione Europea si era già precedentemente mossa contro la multinazionale statunitense multandola per 4,34 miliardi di euro per la posizione dominante col suo sistema Android sul mercato dei sistemi operativi per smartphone. Con un conto meno salato la stessa Google ha fatto i conti nel 2017, nel momento in cui la commissione di Bruxelles le imputa un altro caso di violazione della libera concorrenza, relativa ai risultati di ricerca per lo shopping online.

Le violazioni commesse in questi anni fanno emergere l’intenzione delle multinazionali dell’informatica di conquistare monopoli sempre più assoluti sulla raccolta, gestione e divulgazione di dati ed informazione. In un monopolio parziale è infatti l’azienda (o le poche aziende più grandi presenti sul mercato) che influisce a proprio vantaggio sul prezzo, costringendo le imprese minori che operano nello stesso ramo a seguire il prezzo stabilito, adattando ad esso la loro offerta. Il rischio è quello di inibire l’innovazione: le piccole aziende che portano con sé elementi di innovazione vengono bloccate da barriere all’ingresso imposte dai margini degli stessi monopolisti; le imprese che detengono il monopolio, d’altro canto, non hanno il più delle volte interesse nell’innovare, a meno che tale innovazione non porti profitto o per inseguire nuovi trend.

Il futuro porterà con sé sempre più casi di abusi e violazioni dato il crescente affidamento che gli utenti di tutto il mondo fanno sugli strumenti informatici. Purtroppo, le leggi in materia sono ancora acerbe ma è indispensabile che i governi di tutto il mondo intervengano in maniera sempre più sistematica per regolare le condotte anticoncorrenziali. D’altronde il motto per un’azienda che intende raggiungere una situazione di monopolio non è dividi et impera, bensì merge et impera.

 

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