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IL CAPRO ESPIATORIO

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Napoli, 2 Ottobre – Il mese di ottobre è appena iniziato: ai tempi di mio padre, la giornata di oggi segnava l’avvio delle attività didattiche, dopo un intenso periodo di sollazzo e permanenza tra le mura domestiche.

Quest’anno, a fronte della tragedia in atto, il primo giorno di scuola è stato più volte procrastinato, complice (anche) l’Esecutivo, che, come la cicala protagonista di una celeberrima favola, ha “cantato” durante l’intera estate, senza attuare alcuna misura tesa a salvaguardare la ripresa in sicurezza del sistema didattico.

La campanella d’ingresso, dopo una lunga quiescenza, ha ripreso a squillare soltanto pochi giorni fa (in molte Regioni, inclusa la Campania): studenti ed insegnanti ardevano dalla brama di incontrarsi, scambiarsi le proprie idee ed iniziare, insieme, un nuovo percorso per migliorarsi, considerato che i rapporti umani costituiscono il punto di partenza di ogni progresso sociale.

Nonostante il moltiplicarsi dei contagi in modo esponenziale, dato senz’altro allarmante, il personale attivo nelle scuole sta profondendo il massimo dell’impegno per assicurare lo svolgimento della didattica in presenza conformemente alla normativa emergenziale varata dal Governo e dalle Regioni.

Eppure, durante il mio ultimo percorso metropolitano verso casa (durato più del previsto, a causa dei segnali a via impedita), ho udito persone mormorare frasi del tipo: “il virus ha ripreso a dilagare perché han riaperto le scuole”, oppure “si sapeva che gli istituti sarebbero divenuti dei pericolosi focolai”et cetera. Insomma, dopo aver appreso la triste notizia della positività di due alunni di Ottaviano, i viaggiatori in questione han gettato quantità industriali di fango sulla scuola e sul personale che vi presta servizio – oltreché, ovviamente, sui giovani frequentanti gli istituti -, facendone un autentico capro espiatorio.

Facile, eh, far ricadere la colpa sull’altro? Nulla di più sbagliato, carissimi Lettori!

Far “bla-bla-bla”, come ho avuto modo di appurare medio tempore, è semplice, specie se non ci si confronta in modo diretto con determinate realtà.

Mentre certi ipocriti si divertono a parlare, v’è gente che cerca di rendersi garante dell’incolumità propria e degli altri: in questi hard times (It.: “tempi duri”) il mio pensiero va agli insegnanti, in particolare a quelli attivi nella scuola dell’infanzia, giacché essi, in veste di autentici educatori alla vita di comunità, debbon confrontarsi ogni giorno col desiderio, nutrito dai fanciulli, di prendersi per mano, anche solo per fare un girotondo; questo, almeno sotto il profilo materiale, non è possibile: è dunque (non mero compito, ma) missione dei maestri far capire agli alunni che è necessario fare una serie di rinunzie per debellare una volta per tutte il Covid-19. E gli sforzi che costoro compiono sono notevoli, pertanto va loro tributato un plauso!

Come sostiene Antoine, celebre cantante di nazionalità Francese attivo a lungo anche in Italia, “qualunque cosa fai, ovunque te ne vai, tu sempre pietre in faccia prenderai”: questi versi, cari Lettori, riflettono fedelmente la realtà dei fatti, dal momento che la riconoscenza è una virtù ignota a molti.

La scuola è una risorsa fondamentale, e chi vi lavora e/o la frequenta ha bisogno di supporto, anche morale: che aspettiamo, dunque, a morderci la lingua?

 

 

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