Napoli, 27 Settembre – Qualche giorno fa mentre curavo i fiori in terrazza, l’occhio mi è andato su due sedie bianche nel giardino dei miei vicini, erano lì tra l’erba disordinatamente ed un motivo c’era, la casa è pressoché disabitata in quanto in vendita.

Quelle sedie sono state occupate per tanto tempo da due cognate che cercavano riparo dalla calura estiva sotto al fresco delle piante o all’ombra del tetto e nelle belle giornate autunnali e primaverili, stavano lì a volte in silenzio guardando i passanti, ma il più delle volte chiacchierando; in tanti anni non le ho mai sentite una sola volta litigare, mai!

Una volta le sedie erano quattro, una per il marito di una delle due e l’altra per il cognato di entrambe rimasto “signorino” come si usava dire una volta. Vivevano tutti in quella casa, con parti private ed altre comuni, una cosa che oggi farebbe rabbrividire e invece sarebbe tutta da riscoprire.  L’incapacità di relazionarsi, di risolvere le incomprensioni, di essere più tolleranti e chiudere un occhio, hanno portato ad un allontanamento del genere umano.

Tutti isolati, anzi, più distanti si sta dai familiari meglio è, quanto meno in comune si ha, meglio è, che tristezza! Quante volte invece la voce di un familiare che in quel momento diventava l’autorità, riportava la pace in una famiglia, quante volte laddove c’erano incomprensioni tra figli e genitori, c’era qualche zia a cui si faceva riferimento e venivano scongiurate tragedie.

E così seguendo la malinconia che mi ha preso guardando quelle sedie vuote, ho pensato che fosse bello dargli voce e fargli lanciare in questi giorni bui, un messaggio.

La gente una volta si voleva bene, essere parenti era una bella storia, la solitudine ammazza mentalmente e ammazza famiglie intere, l’indifferenza è stata inventata da qualcuno che tanto buono non era. Che la signora Anna, la mia vicina, l’ultima della famiglia rimasta che ora ha novant’anni, si è sempre occupata dei suoi parenti con naturalezza nonostante a volte la stanchezza. Comprava i fazzoletti dal solito ragazzo che li vendeva, anche se non ne aveva bisogno. Gli offriva l’acqua, a volte un panino, altre gli allungava un euro, mentre diceva per l’ennesima volta che era l’ultimo. È sempre stata gentile con tutti, me compresa nonostante fossi praticamente un’estranea. Le sue attenzioni mi hanno sempre riscaldato il cuore. È un esempio da seguire.

Oggi mi sono accorta che quelle sedie non sono più nell’erba ma accostate al muretto, come in attesa di nuove vite, di nuove storie da raccontare. Speriamo siano belle come quelle della signora Anna!

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Lella Di Marino
Laureata in Scienze Teologiche, esercita la professione di insegnante per molti anni. Scrive poesie e racconti dall'età di 9 anni. Dal 2014 decide di dedicare la sua vita totalmente a ciò che ama di più al mondo: scrivere.
Ama l'amore e tutto ciò che lo rappresenta ed è su questo sentimento che costruisce la sua vita.