Il monitoraggio di Goletta Verde: oltre la metà dei campioni è fuori dai limiti. Legambiente lancia l’allarme su depurazione e informazione ai cittadini.

Napoli, 3 Agosto – Ogni estate torna puntuale il viaggio di Goletta Verde lungo le coste italiane, e anche quest’anno in Campania il bilancio sulle condizioni delle acque non è rassicurante. Il mare può sembrare limpido, ma nei punti più sensibili – come le foci dei fiumi e i canali di scarico – la qualità dell’acqua è tutt’altro che buona.

Legambiente, che coordina il progetto, ha effettuato 31 prelievi lungo le coste di Caserta, Napoli e Salerno. I risultati? Preoccupanti: il 52% dei campioni è risultato oltre i limiti di legge per la presenza di batteri fecali. In particolare, il 36% delle acque analizzate è “fortemente inquinato” e il 16% “inquinato”.

Le analisi mostrano un dato chiaro: il problema si concentra soprattutto in prossimità delle foci dei fiumi, dove si scaricano spesso reflui non adeguatamente trattati. In provincia di Caserta, male la foce del fiume Savone e quella dei Regi Lagni a Castel Volturno. A Napoli, sotto accusa le acque alla foce del Sarno, del canale di Licola e in zone come San Giovanni a Teduccio, Torre del Greco ed Ercolano. Il quadro più grave è quello della provincia di Salerno: su 12 punti analizzati, ben 9 sono fuori norma. Tra i luoghi peggiori, le foci del fiume Irno, del torrente Asa, del Tusciano e del fiume Solofrone.

Non tutto è negativo: alcuni tratti di mare risultano pienamente nei limiti. A Caserta, ok i prelievi a Mondragone e Baia Domizia. A Napoli, promosse le acque davanti alla “Mappatella” sul lungomare Caracciolo, a Sorrento, a Torre Annunziata e in vari punti dell’isola di Ischia. In provincia di Salerno, situazione buona ad Agropoli, Paestum e Palinuro. Secondo Legambiente, in Campania il 92,5% del carico inquinante prodotto da oltre 6,6 milioni di abitanti è collegato alla rete fognaria. Ma quel 7,5% che manca rappresenta comunque circa mezzo milione di persone: una cifra tutt’altro che irrilevante. Una parte non è affatto collegata, un’altra si affida a piccoli impianti individuali, spesso inefficaci.

Oltre al problema ambientale, c’è anche quello dell’informazione. In oltre tre quarti dei punti analizzati mancavano avvisi o segnalazioni sui divieti di balneazione. “Le foci dei fiumi non sono balneabili, ma spesso ci si fa il bagno lo stesso, magari senza saperlo”, avverte Legambiente. “Servono cartelli chiari per evitare rischi alla salute, soprattutto nelle spiagge libere”.

Il monitoraggio condotto da Goletta Verde ci restituisce l’immagine di una regione ancora profondamente in ritardo nella gestione delle proprie risorse idriche. Nonostante alcuni segnali incoraggianti in aree puntuali, le foci dei fiumi e i canali di scarico continuano a rappresentare un anello debole nella catena della tutela ambientale. Qui si concentrano scarichi spesso non depurati, che finiscono direttamente in mare e compromettono non solo la qualità delle acque, ma anche la salute pubblica e l’immagine turistica del territorio.

A ciò si aggiunge un problema strutturale: sebbene oltre il 90% del carico inquinante prodotto dalla popolazione sia oggi collegato alla rete fognaria, la restante quota – circa mezzo milione di persone – resta fuori da ogni sistema efficiente di trattamento. Un dato che, in una regione a forte vocazione turistica e con una densità abitativa elevata lungo la costa, non può essere considerato marginale.

Infine, la quasi totale assenza di cartelli e segnalazioni informative nelle aree a rischio evidenzia una grave carenza nella comunicazione istituzionale. Senza un’informazione chiara e accessibile, i cittadini non sono messi nelle condizioni di proteggere sé stessi, né di contribuire consapevolmente alla tutela del proprio territorio. La salvaguardia del mare campano richiede dunque un’azione integrata: più investimenti nella depurazione, maggiore trasparenza sui dati ambientali, una capillare informazione al pubblico e, soprattutto, una forte volontà politica. Solo così la Campania potrà restituire al proprio mare il ruolo di risorsa strategica per l’ambiente, la salute e l’economia locale.

 

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Raffaele Ariola
“Giornalista pubblicista con una grande passione per lo sport, in particolare per il calcio, da sempre definito lo sport più bello del mondo. Scelgo, ogni volta che scrivo, di essere al servizio della notizia e del lettore, raccontando i fatti con chiarezza ed essenzialità. Credo fermamente che l’unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede”.