Dieci femminicidi in un anno: la violenza di genere non arretra a Napoli

Napoli, 31 Gennaio – La violenza di genere resta una delle emergenze più gravi nel territorio napoletano. A certificarlo sono i dati illustrati dal procuratore generale presso la Corte d’Appello di Napoli, Aldo Policastro, nel corso della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario. Numeri che delineano un quadro allarmante non solo per l’aumento dei casi, ma anche per un fenomeno che colpisce fasce d’età sempre più giovani, sia tra le vittime che tra gli autori dei reati.

Nel corso dell’ultimo anno, nel distretto giudiziario di Napoli sono stati iscritti oltre 9.109 procedimenti per reati riconducibili alla violenza di genere, tra maltrattamenti in famiglia, atti persecutori e violenze sessuali. A destare particolare preoccupazione è il dato sui femminicidi: dieci quelli registrati, “il doppio rispetto al 2024”, ha sottolineato Policastro, evidenziando una crescita che segna una drammatica inversione di tendenza.

La situazione appare particolarmente critica nell’area di competenza della Procura di Napoli Nord, dove sono stati avviati 2.169 procedimenti in materia di violenza di genere. Un carico giudiziario significativo che riflette una diffusione capillare del fenomeno anche nei territori dell’hinterland, spesso caratterizzati da contesti sociali fragili e da una minore propensione alla denuncia.

Nel capoluogo, la Procura di Napoli ha registrato, tra settembre 2024 e agosto 2025, 5.765 procedimenti con autore noto e vittima donna. Di questi, oltre 5.400 sono stati definiti nel periodo di riferimento, mentre sono state richieste più di 414 misure cautelari, a conferma di una risposta giudiziaria intensa ma chiamata a confrontarsi con un flusso costante di nuovi casi.

Preoccupante anche il coinvolgimento dei minori. La Procura per i minorenni ha infatti iscritto 187 procedimenti per reati di violenza di genere, 51 dei quali relativi a violenze sessuali. Un dato che rafforza l’allarme sull’abbassamento dell’età e sulla necessità di interventi preventivi mirati, capaci di agire sul piano educativo e culturale prima ancora che repressivo.

“Il quadro è allarmante non solo sul piano quantitativo”, ha ribadito Policastro, richiamando l’attenzione delle istituzioni e della società civile su una piaga che continua a produrre vittime. I numeri raccontano una realtà complessa, in cui l’azione giudiziaria, pur incisiva, non può essere l’unico strumento. La sfida resta quella di prevenire la violenza prima che si trasformi in tragedia, attraverso una rete efficace di protezione, ascolto e responsabilità collettiva.

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Raffaele Ariola
“Giornalista pubblicista con una grande passione per lo sport, in particolare per il calcio, da sempre definito lo sport più bello del mondo. Scelgo, ogni volta che scrivo, di essere al servizio della notizia e del lettore, raccontando i fatti con chiarezza ed essenzialità. Credo fermamente che l’unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede”.