Sentenza storica contro il decreto del Viminale. I giudici: “Scelta irragionevole, viola il principio di uguaglianza”
Napoli, 9 Aprile – La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9216 del 2025, ha bocciato il ricorso del Ministero dell’Interno e confermato il diritto dei minori figli di coppie omogenitoriali ad avere documenti che rispecchino la loro reale condizione familiare. La decisione arriva a seguito di un caso emblematico: quello di un bambino con due madri, una biologica e una adottiva, la cui carta d’identità elettronica avrebbe dovuto riportare, secondo il decreto ministeriale del 2019, le diciture “padre” e “madre” anziché il più inclusivo “genitore”.
Secondo la Suprema Corte, il modello imposto dal decreto “non rappresenta tutte le legittime conformazioni dei nuclei familiari” e produce effetti discriminatori. In particolare, impone a una madre di essere registrata come “padre”, forzando un’identità non corrispondente al genere e alla realtà legale del rapporto di filiazione. Già il Tribunale di Roma aveva disposto l’uso esclusivo della dicitura “genitore”, ritenendola indispensabile per tutelare i diritti del minore, anche in sede internazionale.
Un cambio di rotta necessario – La sentenza della Cassazione si inserisce in un quadro giuridico in evoluzione, dove i diritti delle famiglie omogenitoriali restano spesso oggetto di scontri politici e giuridici. La reintroduzione delle etichette “padre” e “madre” nel 2019 era stata criticata da numerose associazioni per i diritti civili, che la consideravano un passo indietro rispetto al riconoscimento della pluralità familiare.
Con questa pronuncia, la Corte non solo riafferma un principio di uguaglianza formale e sostanziale, ma manda anche un messaggio chiaro al legislatore: le norme amministrative non possono ignorare la realtà sociale e giuridica delle famiglie che oggi chiedono piena cittadinanza. La carta d’identità non è solo un documento burocratico, ma uno specchio dell’identità personale e familiare, e in quanto tale non può diventare uno strumento di esclusione.
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