(3 maggio 1941 – 11 settembre 2012)
Napoli, 3 Maggio – Sono qua, ritto in piedi a pochi passi dal Lungomare di Praja, mèta molto ambita da chi ama il turismo balneare: approfitto dell’apparente deserto per ammirare la maestosità della creato in confronto alla piccolezza dell’essere umano, il quale, da diverse generazioni, si ostina a tenere comportamenti a dir poco egoisti, che arrecano danni non solo all’atmosfera, bensì anche alle generazioni future. Sì, gli errori dei cosiddetti “grandi” – che, con l’obiettivo d’incassare qualche migliaio di Euro in più, passerebbero finanche sui corpi esanimi dei loro cari – stanno dando luogo ad effetti alquanto catastrofici.
Quattordici anni or sono, il Buon Dio ha chiamato a Sé il mio amatissimo padre, Tullio Spagnuolo Vigorita, giusromanista esemplare cui va ascritto il merito d’avermi trasmesso la passione incondizionata per il sapere, per l’approfondimento, per la storia…insomma, per tutto quel che occorre per plasmare un intellettuale-modello, un potenziale risolutore delle ben note problematiche spesso e volutamente dimenticate da chi, a vario titolo, crede di detenere un potere privo d’ogni vincolo (cioè, assoluto).
Anche il mio illustre genitore, che vedeva la docenza universitaria e la ricerca come un’autentica missione, era solito concedersi, nella Riviera dei Cedri come in tanti altri luoghi a lui cari, un’immersione riflessiva nella natura: il suo passatempo prediletto era la lettura approfondita di qualsiasi tomo gli capitasse fra le mani, a prescindere dal genere letterario. Ciascuna pagina, infatti, recava un pregevole commento – intriso di sincerità e spirito critico – redatto sotto forma di glossa con il suo immancabile portamine, “arma” prediletta cui soleva far ricorso per fornire, con la signorilità e l’umiltà che gli eran proprie, consigli a dir poco preziosi. 
Egli era, inoltre, capace di fare autocritica – contrariamente a parecchi suoi omologhi pluripremiati -, e giammai pretendeva d’imporre che gli altri aderissero alle tesi da lui prospettate: ammirevole era, infatti, la sua capacità d’ascolto, unitamente all’altrettanto encomiabile metodo didattico, basato perlopiù sul coinvolgimento del discente. In altri termini, egli si premurava, giustamente, di constatare se la platea dei presenti a lezione avesse o meno assimilato l’argomento oggetto di spiegazione, dacché lo studio mnemonico gli era, comprensibilmente, inviso. 
C’è, inoltre, un passaggio fondamentale della sua carriera da porre in debito risalto: agli albori della stessa, egli compose due volumi senz’altro eloquenti (e, per tal ragione, apprezzati dai suoi autorevoli maestri), ma…non di certo adatti per formare degli studenti di primo anno. Di ciò si rese conto durante i primi anni della sua intensa e proficua attività didattica, dunque si mise alacremente all’opera per realizzare dei tomi su misura, che i giovani potessero comprendere ed apprezzare: beh, direi che ci è riuscito, considerato che tuttora vengo bombardato di messaggi carichi di recensioni positive, segno evidente che Papà era ben lungi dal recitare la parte del prof-commerciante. 
Per descrivere l’umiltà di mio padre non sono sufficienti queste poche righe e, al tempo stesso, non è mia intenzione sconfinare in una prolissità che egli di sicuro non apprezzerebbe; mi si permetta, tuttavia, di condividere un ulteriore ricordo: durante ogni nostra permanenza in Calabria, egli aveva l’abitudine di scendere in spiaggia nell’immediato dopopranzo, vuoi per potersi concentrare su ciò che leggeva, vuoi per riconoscersi piccolo in confronto al creato, come il soggetto raffigurato in un celebre quadro di Caspar David Friedrich. 
Quest’umiltà è una virtù che, oggigiorno, incarnano in pochi, dacché si nota in modo lapalissiano una tendenza sempre più crescente all’autoesaltazione: ringrazio, dunque, il mio amatissimo padre per avermi insegnato a nuotare controcorrente e a non provare alcun timore reverenziale verso alcuno (la riconoscenza è, invece, cosa ben diversa); al contempo, esorto tutti i giovani studiosi a guardare avanti, senza mai fermarsi né arrendersi, anche se la strada potrebbe apparire oltremodo pendente: solo chi osa, infatti, può volare, come ci ricordava saggiamente Luís Sepúlveda, vissuto anch’egli, come mio padre, nella splendida città d’Amburgo.  Buon compleanno, Papà, che preghi ogni giorno per me! 
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