Napoli, 13 Luglio – In questa giornata di afa, mentre cerco di riportare velocemente i panni stesi e in un attimo asciugati dal giardino in casa, sento una voce da un megafono che si avvicina sempre di più. “Arrotino, è arrivato l’arrotino, affilo forbici, forbicine, coltelli per prosciutto. Sistemo la vostra stufa a gas, riparo ombrelli”.

Oltre al fatto che per un attimo sono ritornata indietro nel tempo quando da piccola guardavo curiosa le scintille che emanava quella ruota che girava velocemente mentre le forbici venivano appunto molate, mi è sembrato anche strano sentire questo slogan qui Brescia in quanto normalmente non ci sono ambulanti che girano per le strade ma si trovano solo nei mercati rionali.

A parte questa digressione, il motivo per cui sto scrivendo questa riflessione è un altro e riguarda l’economia sebbene non ne sia un’esperta. Ho considerato che, se avessi avuto delle forbici che non tagliavano più, di sicuro non le avrei fatte molare ma le avrei buttate e ne avrei comprate delle nuove perché avrei speso più o meno uguale, figurarsi poi se facevo riparare un ombrello.

Allora ho ripensato a mia madre e a tutte le altre donne che facevano la coda quando l’arrotino arrivava nella nostra via, con forbici, forbicine e coltelli, chiedendomi: cosa è cambiato?

La prima cosa che mi è balenata in mente è che eravamo molto più poveri ma ricordo anche che le forbici e i coltelli costavano molto in relazione al tempo, tanto è vero che avevamo una forbicina per le unghie che tra l’altro si svitava in continuazione, una da sarta e un coltello per tagliare i salumi, erano tre e ci hanno praticamente accompagnati per quasi tutta la vita. Di essi ricordo la bellezza e lucentezza dell’acciaio e non so perché ma mi davano e mi danno tutt’ora un’idea di ricchezza.

Ritornando al mio azzardato discorso sull’economia, oggi ci sono più soldi, le cose costano meno, o entrambe? E soprattutto perché non si ripara più niente?

Oggetti di tutti i tipi, molte volte praticamente nuovi vengono buttati, le discariche sembrano negozi, ogni volta che ci vado mi piange il cuore nel vedere nei cassoni divani praticamente nuovi, mobili antichi buttati nella legna, mattoni bellissimi di tufo che potrebbero ornare giardini, ammucchiati in un angolo.

Credo che la conseguenza peggiore del far girare l’economia bombardando la gente con pubblicità continua che invita a comprare, sia che allontana gli uni dagli altri, si pensi solo alla televisione in ogni stanza, così che ognuno possa guardare il suo programma.

Allora ho pensato che forse l’arrotino sia passato per ridare la giusta collocazione agli oggetti: servono per svolgere una funzione e non per colmare vuoti, in molti casi ne basta uno e in quell’unicità c’è un intero mondo di emozioni, sensazioni e relazioni che sono andate perse e sarebbero da riscoprire!

Se solo ritornassimo a riparare gli oggetti, forse saremmo tutti più ricchi perché avremmo ripreso il controllo sulla vita.

Mi piacerebbe che arrivassero tutti i giorni gli arrotini, in ogni strada del mondo per ricordare che gli oggetti hanno un’anima e andrebbero considerati come parte della famiglia, come le forbici da sarta di mia madre che ogni volta che li guardo, quell’acciaio lucente mi fa sentire ricca.

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Lella Di Marino
Laureata in Scienze Teologiche, esercita la professione di insegnante per molti anni. Scrive poesie e racconti dall'età di 9 anni. Dal 2014 decide di dedicare la sua vita totalmente a ciò che ama di più al mondo: scrivere.
Ama l'amore e tutto ciò che lo rappresenta ed è su questo sentimento che costruisce la sua vita.