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Coronavirus: lettera studenti bloccati in Spagna

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Napoli, 16 Aprile – Mi ritrovo, quest’oggi, nella mia cameretta spagnola da studentessa in Erasmus a Jaén ˗ fortunatamente meno triste e solitaria della studentessa di Cristicchi, ma in piena pandemia da Covid-19 – a scrivere di un paradosso nel paradosso…

 Poche ore fa mi giungeva notizia della predisposizione di un volo di rimpatrio da Malaga per Roma, passando per Valencia: prezzo 440 €!

Poiché “stupidamente” ho ritenuto che potesse esserci qualche agevolazione sul prezzo per gli studenti italiani in Spagna – determinati finalmente a rientrare, dopo aver trascorso la famigerata fase 1 in terra straniera – ho telefonato agli uffici dell’ambasciata italiana a Madrid e al Ministero Italiano degli Affari Esteri e Cooperazione Internazionale, con la sola “pretesa” di ottenere maggiori informazioni al riguardo.

Compongo uno dei tanti numeri indicati per l’assistenza dall’Ambasciata e mi risponde finalmente una signora dall’accento spagnolo: le faccio la mia “pretestuosa” domanda sulla possibilità di richiedere un rimborso spese, anche parziale, al rientro, e lei si sente prontamente legittimata a fare dell’ironia sul punto e a lasciarsi andare a commenti personali sulle condizioni economiche della mia famiglia; in particolare mi dice: “Io ho tre figli e non li ho mandati in Erasmus perché non ho la possibilità di farlo, i genitori si dovrebbero preoccupare prima della necessità di mantenere economicamente i figli all’estero”.

Poi, su mia nuova sollecitazione, mi indica un sito internet a cui fare riferimento (tutto inutile).

Sconcertata da questa prima risposta ma contenta di non aver perso le staffe, grazie anche all’intercessione delle mie coinquiline italiane nella mia stessa condizione, non mi perdo d’animo e cerco informazioni altrove: La Farnesina.

Chiamo, mi risponde un signore assonnato e scocciato al quale faccio la mia solita “assurda” domanda: “Mi sa dire se per gli studenti italiani all’estero, c’è la possibilità, al rientro, di richiedere un rimborso spese, anche parziale, per il volo di rimpatrio?”…

Risposta: “A chi lo volete chiedere il rimborso?”.

Nuovamente, incredula per una tale risposta, insisto, chiedendo chiarimenti…presto mi sento dire: “Signorina dovete chiedere a chi scrive i decreti, ma comunque non credo proprio ci sia questa possibilità”.

 Ora mi chiedo: sarebbe questo il risultato degli incredibili sforzi volti a tutelare gli studenti italiani in Spagna? Due voli al mese da Madrid o Malaga (epicentri della pandemia) a prezzi esorbitanti e con unica destinazione Roma?

Mi sento in dovere di ricordare, poiché sembra poco chiaro, che sono qui in Spagna, come molti altri ragazzi, in virtù di un progetto europeo, che mi consente di studiare e fare ricerca per la mia tesi di laurea.

Non ho scelto la Spagna per le vacanze e quasi mi pare di aver fatto male, dato che i vacanzieri, in fin dei conti, risultano essere maggiormente tutelati degli studenti. Ho comunicato, come molti altri, alla mia università, che nel mese di marzo, in piena emergenza, sarei rimasta qui in Spagna, anche se emotivamente provata, per tutelare me stessa e la mia casa, la mia dolce Italia: ho ricevuto complimenti e messaggi di solidarietà, ho sentito elogi sul senso di responsabilità degli studenti italiani che non si sono affollati sui voli di rimpatrio (dall’Ambasciata stessa sconsigliati), poi il nulla…

Mille parole e pochi fatti, di fatto siamo gli ultimi nella lista delle priorità del Governo.

 Confido che il Ministero degli Esteri italiano inizi, quanto prima, a fare tutto quanto sempre pubblicizzato, consentendoci di rientrare in sicurezza e a costi agevolati, predisponendo un maggior numero di voli che partano da siti più prossimi alle sedi universitarie. Spero che, almeno stavolta, la mia “chiamata” vada a buon fine…il nostro desiderio, infondo, è solo tornare a casa!

Carmen Ciccone

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