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Coppa Italia, Napoli-Juve 4-2 dopo i rigori: trionfo azzurro!

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Napoli, 18 Giugno – C’erano tutti, il presidente federale Gravina e quello dell’assemblea di lega Dal Pino, il CT della nazionale Roberto Mancini, i patron ed i collaboratori delle due squadre, sul campo due grandi formazioni e ci sono state anche forti emozioni. Ciò che è mancato, però, è stato il calore, la spettacolare presenza del pubblico e non è bastato tappezzare le tribune con discutibili grafiche. Per questo, l’inno nazionale non è risuonato titillante come al solito e non solo per demeriti dell’artista che si è esibito; per questo, il suggestivo minuto di silenzio osservato per ricordare le vittime del Covid-19, ha echeggiato nello Stadio Olimpico come un triste grido di dolore.

LA PARTITA.

Il campo ci ha comunque regalato una partita di calcio vero, degna di una finale, nonostante l’assenza di reti nei novanta minuti. Le squadre sono scese in campo con lo stesso modulo, 4-3-3, gli azzurri con quattro novità di formazione rispetto alla semifinale di ritorno contro l’Inter: Meret in porta a sostituire lo squalificato Ospina, in difesa Mario Rui al posto di Hysaj, Fabiàn a prendere il posto di Elmas come mezzala e Callejon titolare ai danni di Politano. Nella Juventus unico cambio di formazione sulla linea difensiva: Cuadrado al posto di Danilo sulla fascia destra. Nelle battute iniziali sono i bianconeri a dominare il possesso, ma la grande mole organizzata di uomini schierata da Gattuso, non permette di trovare sbocchi su azione manovrata. Gli azzurri, molto attenti nell’assetto difensivo, trovano però difficoltà nel palleggio e spesso commettono banali e pericolosi errori in disimpegno, da uno di questi nasce la prima occasione della partita. Siamo al quinto minuto, Callejon riceve il pallone in zona difensiva e subito viene attaccato da due avversari; nella frenetica ricerca di un appoggio utile,  rileva Maksimović nella parte esterna dell’area di rigore non molto vicino a lui; il passaggio è corto e sul pallone si avventa Dybala in anticipo; l’argentino serve Ronaldo che cerca immediatamente la porta, ma Meret è rapido a distendersi e respinge la sfera.

Quella rimane per venti minuti l’occasione più importante del match, poi il Napoli prende coraggio, comincia a spingersi in avanti e colpisce un legno. Maksimović in fase di impostazione trova un corridoio fortunato per far correre Fabiàn Ruiz; lo spagnolo pesca orizzontalmente sulla corsa il compagno di reparto Zielinski il quale, arrivato al limite dell’area, viene tamponato fallosamente da Bentancur; sul punto di battuta del calcio di punizione va Insigne, che direziona una parabola quasi perfetta, su cui si avventa e probabilmente sfiora Gigi Buffon, direttamente sul palo. La Juventus continua a riscontrare difficoltà nell’ultimo passaggio ed allora, al quarantesimo, è ancora il Napoli a rendersi pericoloso con una doppia clamorosa occasione. Mario Rui in discesa sulla sinistra avverte la possibilità di servire Mertens in area di rigore; il belga, ricevuto il pallone, viene subito attaccato da due difensori; grazie ad un rimpallo fortunato riesce a mantenere il possesso, ma è costretto a portarsi spalle alla porta; in questo modo, serve Insigne accorso sulla sinistra; il capitano azzurro non ci pensa due volte e spara un destro a giro, a portiere battuto, respinto prontamente da Alex Sandro di testa; la carambola finisce al limite dell’area sui piedi di Fabiàn Ruiz; lo spagnolo se la sposta sul sinistro cercando uno sbocco per calciare, ma non lo trova e in suo aiuto accorre da dietro Demme, che scambia con Callejon; penetra nello schieramento difensivo bianconero e davanti alla porta fallisce il colpo a segno cercando un difficile pertugio sotto le gambe di Buffon.

È l’ultimo vero sussulto del primo tempo. Nella ripresa sale la mole di gioco dei partenopei che si contendono alla pari il possesso palla con gli avversari, arrivando con più decisione ed efficacia alla conclusione. Al sessantasettesimo dopo una bella azione manovrata, Di Lorenzo, alzatosi sulla fascia destra, serve Politano (subentrato Callejon) posizionatosi in una zona più centrale; l’ex-Inter carica il sinistro e sferra un diagonale rasoterra che si spegne tra le braccia di Buffon. Quattro minuti dopo ancora chance per gli azzurri, situazione analoga a quella precedente; Di Lorenzo alto a destra cerca lo spunto centrale per Politano; stavolta il numero 21 decide di lasciar sfilare la sfera per l’arrivo, quasi all’altezza del dischetto, di Arek Milik (subentrato a Mertens) che spara alle stelle sprecando un prezioso match point. La Juventus ormai sterile ed innocua in fase offensiva, subisce ancora gli attacchi del Napoli. Hysaj (subentrato a Mario Rui) a supporto di insigne sulla sinistra fa partire un cross preciso sulla testa di Politano che, trovatosi in una postura non ottimale, non riesce ad imprimere la forza necessaria alla sfera per insidiare Buffon. L’occasione più clamorosa della partita, però, capita sui piedi di Elmas, quando ormai le due squadre si stavano già preparando psicologicamente ai calci di rigore. Novantunesimo minuto, una sciocca disattenzione di Bernardeschi regala il calcio dalla bandierina per gli azzurri; Insigne lascia la battuta al sinistro ad uscire di Politano; la sua parabola è precisissima e trova Maksimović tutto solo nel cuore dell’area di rigore; il serbo schiaccia di testa, ma trova l’opposizione quasi miracolosa di Buffon che respinge; sulla sfera si avventa Elmas, ma il suo intervento poco deciso finisce sul palo anche grazie alla complicità del leggendario e dall’inesauribile talento, a dispetto dell’età, portierone bianconero.

CALCI DI RIGORE.

Di solito si dice lotteria dei rigori, eppure quella che dovrebbe essere una situazione legata al fato più spietato, spesso è portatrice di storie capaci di riconciliarci con il gioco del calcio. Quella di Alex Meret ricorda molto la stagione del Napoli. Prima pretendente al titolo, poi incredibile delusione ed infine regina in Coppa Italia. Alex è un ragazzo che sa gestire molto bene le emozioni, ieri gli è capitata l’opportunità di tornare in campo, dopo la lunga assenza nella lista dei titolari, ed è stato capace di sfruttarla al meglio. È stato spettacolare nel neutralizzare il primo tiro dagli undici metri ad uno specialista come Paulo Dybala. L’opportunità per il Napoli di passare in vantaggio è affidata al capitano Lorenzo Insigne. Di solito la responsabilità dei rigori è sua, perchè ha imparato a calciarli in maniera perfetta osservando il suo ex compagno di squadra Jorginho, questo non fa eccezione, palla in buca d’angolo e Buffon inerme. Anche a Danilo, il secondo rigorista della Juventus, è capitato spesso di andare dagli undici metri, ma, come suggerisce la lunghissima attesa dopo il fischio di Doveri, probabilmente la tensione del momento ha giocato brutti scherzi, palla alle stelle. Politano è arrivato al Napoli a gennaio, dall’Inter, in cui aveva trovato davvero poco impiego, per offrire un’alternativa utile allo stakanovista Callejon; con Gattuso alla guida, è riuscito a trovare spazio e molta fiducia.

Dal dischetto la sua conclusione non è particolarmente angolata, tanto che Buffon arriva anche a toccarla, ma sufficientemente potente da piegare il guantone di Gigi. Leonardo Bonucci ha alle spalle una grande esperienza di calci di rigore, nella nazionale italiana è uno dei tiratori designati principali. In questa occasione fa partire una potente staffilata, che sbatte sulla traversa due volte, rimbalzando sul terreno di gioco, e poi gonfia la rete. Parlando di difensori rigoristi, anche Maksimović nella squadra del suo paese, si è preso spesso la responsabilità di calciare dagli undici metri e dimostra le sue doti con un classico destro centrale, ma appena sotto la traversa. Il quarto tiratore scelto da Maurizio Sarri è Aaron Ramsey, arrivato questa estate a parametro zero, ma mai realmente integrato nel progetto tecnico. Il suo movimento dal dischetto è ipnotico e non permette a Meret di decifrare da che lato ha intenzione di piazzare la sfera, dunque strada libera per beffarlo alla sua destra. La sfida non poteva che concludersi con un’altra storia particolare. Il tiratore designato da Gattuso per il rigore decisivo è Arkadiusz Milik, calciatore dato nei discorsi di calciomercato degli ultimi giorni in trattativa con la Juventus, deve veramente tanto al Napoli, però, il polacco, poiché dopo la rottura di due crociati, la società partenopea lo ha sostenuto, coccolato, difeso e rilanciato. La sua rincorsa è decisa; saltello prima di calciare e sinistro a incrociare dritto nell’angolo destro. Napoli campione.

QUESTIONE DI APPARTENENZA.

“Il calcio mi ha dato tanto, mi ha reso uomo, ricco, mi ha regalato tante soddisfazioni, forse più di quelle che avrei meritato per le mie qualità tecniche, però penso di essermi sempre impegnato tanto, di aver buttato sul campo tutto me stesso, per questo esigo grandi sforzi dai miei ragazzi, sono convinto che esista un dio del calcio pronto a premiare questi sforzi.” Le parole tagliate dalla commozione nell’immediato post-gara di Rino Gattuso. È questa la sua filosofia di vita, il suo modo di interpretare il calcio, ed il maggior merito che gli va riconosciuto è quello di essere stato capace di infonderlo alla sua squadra. Non era facile, lo abbiamo detto tante volte, ci è voluta umiltà e duro lavoro, dopo un anno e mezzo di “calcio liquido”, anarchia e scellerato disordine sul rettangolo verde (e non solo) il Napoli ha finalmente trovato un’identità forte e precisa, ciò che davvero serviva. Il gioco degli azzurri è un precisissimo orologio tattico, fatto di automatismi ben collaudati, (uno sale l’altro ripiega, l’avversario punta il terzino e l’ala accorre in raddoppio) è basato su un’accurata fase difensiva e predilige il contropiede come situazione di offesa d’accordo, ma non è l’unica componente, ci sono anche grande qualità tecnica e precisione nel palleggio, basti pensare che moltissime occasioni pericolose avute ieri sono scaturite da azioni manovrate.

Poi, la fame di riprendersi tutto ciò che si è lasciato per strada, come ribadito nel discorso a fine partita, completato dal “Torniamo in Champions” del presidente. Infine il senso di appartenenza che si rileva negli occhi lacrimanti di Callejon, ormai entrato nella storia del club, all’ultimo anno con la maglia azzurra; nella gioia di Ospina e Meret festanti insieme a dispetto della competizione; nell’orgoglio di Insigne per alzare quella Coppa da capitano della sua squadra del cuore; nella carica profusa da Kostas Manolas in quell’incitamento al portiere azzurro, dopo una parata; nell’espressione euforica di Mertens quando, di ritorno a Napoli, viene accolto dai tifosi con la  reinterpretazione del più celebre coro dedicato a Maradona, in suo onore; e poi nell’entusiasmo di tutti quei napoletani emigrati, che, festanti nel contesto silenzioso di una città diversa dalla loro amata, si sono sentiti più vicini al Vesuvio, vedendo attenuato un po’ quel loro saudade.

BILE E SOFFERENZA.

La sconfitta della Juventus di ieri è più che mai la sconfitta di Maurizio Sarri. Come detto nel pre-gara, la maggiore criticità riscontrata dai bianconeri nella partita contro il Milan era stata l’incapacità di trovare un punto di riferimento centrale al quale appoggiarsi per trovare uno sbocco. Nonostante ciò il tecnico toscano ha riproposto per la finale lo stesso assetto offensivo, salvo dirottare Douglas Costa sulla destra e lasciare che Dybala e Ronaldo si scambiassero la zona di centro-sinistra. I problemi e le perplessità della sfida precedente si sono riproposte in blocco e forse anche in maniera più evidente, dato che la Juventus non si è mai resa pericolosa, a parte in occasione del tiro di Ronaldo respinto prontamente da Meret, peraltro scaturito da un errore degli avversari in disimpegno.

Si tratta di una grave cantonata presa dall’allenatore causata probabilmente da un eccesso di superbia. Superbia mostrata anche in occasione della conferenza stampa a fine gara:“Il Napoli ha semplicemente saputo battere i calci di rigore meglio di noi, sta tutta lì la differenza” questa incapacità di ammettere i grandi meriti della squadra avversaria è sembrata una biliosa ammissione di sofferenza.  Probabilmente il problema di Sarri alla Juventus è filosofico, egli, infatti, vorrebbe infondere alla squadra un’identità definita, come fatto da Gattuso con il Napoli, ma un gruppo così strutturato, a differenza di quello azzurro, necessiterebbe di essere gestito, piuttosto che istruito.

ARRIVEDERCI!

Si è chiuso, con la partita di ieri, il primo capitolo del grande ritorno del calcio in Italia, c’è ancora tanto da vedere e commentare, a partire da Sabato data nella quale riprenderà il campionato, con la speranza che presto si possa tornare a gioire allo stadio.

 

Matteo Ariola

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