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CLOWNING STREET

Napoli, 6 Gennaio – Non v’è passatempo ch’io trovi più rilassante di una lunga passeggiata per le strade di Londra. Nei periodi dell’anno più “tranquilli” – o, per meglio dire, nei mesi in cui ci si può permettere il lusso di assolvere gli impegni lavorativi con maggiore tranquillità – cerco sempre di trovare un ritaglio di tempo per trascorrervi qualche giorno, se non un mese intero.

Chi legge potrebbe chiedersi, a questo punto, a cosa sia dovuto questo mio legame con la capitale del Regno Unito e per quale ragione esso sia così profondo da indurmi a sceglierla sovente come mèta delle mie ferie, specie durante l’estate.

Insomma…… “stessa spiaggia, stesso mare”, per citare i versi di una nota canzone composta da Edoardo Vianello, anche se – come d’altronde è noto – Londra non è affatto una località balneare!

Ebbene, il motivo della mia scelta va identificato nella sfrenata passione che, da sempre, nutro per la storia e la letteratura dell’Inghilterra, materie che qui in Campania mi risulta piuttosto difficile approfondire, specie per via delle molteplici attività cui mi dedico.

Il fine primario che mi prefiggo con questa riflessione è quello di mettere in luce le conseguenze dell’exit poll dello scorso 12 dicembre, di cui (forse) il popoli Britannico è del tutto ignaro.

In via preliminare, va osservato che la riconferma di Boris Johnson come inquilino di Downing Street 10 equivale alla potenziale instaurazione, da parte di quest’ultimo, di un regime dalle caratteristiche simili alla cosiddetta Republic instaurata dal fervente puritano Oliver Cromwell nel 1653 (che, in realtà, tale non fu!): dopo aver preso il potere, egli tramutò l’Inghilterra in una vera e propria dictatorship (It: “dittatura”), gettando le basi per il collasso dell’economia ed il degrado sociale.

Promuovere politiche volte ad isolare la Gran Bretagna dal resto dell’Europa significherebbe, dunque, dar luogo ad una profonda crisi, specie sotto il profilo economico: difatti, l’uscita dal mercato comune è uno dei fattori che sta contribuendo a determinare la continua oscillazione del tasso di cambio della sterlina, cosa non certo gradita agli investitori.

Cosa ancor più preoccupante, tuttavia, è il potenziale tracollo a livello sociale: com’è noto, l’Inghilterra degli ultimi decenni (ma anche prima, in realtà) ha assunto, anno dopo anno, i caratteri di un vero e proprio melting pot (termine la cui traduzione letterale sarebbe “crogiuolo”, ma che, da tempo, è entrato nel nostro vocabolario come anglicismo) di etnie: ancor oggi son frequenti gli esodi oltre la Manica da parte di chi, pur avendo profuso il massimo impegno negli studi o nel lavoro, non ha buone probabilità di costruirsi un avvenire nel proprio paese d’origine.

Da questo “mescolarsi” di persone, cari Lettori, han tratto vantaggi tanto gli “emigranti” – che nel Regno Unito han trovato la ventura sperata – quanto i Britannici, i quali hanno ottenuto delle risorse più che utili al progresso della loro nazione sotto ogni profilo.

Chi ha deciso di tracciare la propria “crocetta” sul simbolo del partito capeggiato da Boris Johnson è dunque caduto in un precipizio, la cui profondità è tale da vanificare ogni tentativo di emersione.

In altri termini, ha ceduto alle lusinghe di un individuo che cerca di riscuotere il maggior numero possibile di consensi per acquisire prestigio e potere, ma che, nella sostanza – nonostante sia una persona formata -, dice una panzana dopo l’altra.

Downing Street è quindi divenuta…….”Clowning Street“, volendo citare quanto letto su uno striscione esposto nel corso di un sit-in di dissenso al quale ho preso parte quest’estate.

E noi? Semplice: dobbiam stare in campana, altrimenti va a finire che le democrazie si tramutano in autentiche tirannidi.

Vogliamo questo? Credo – anzi, spero – proprio di no.

Adriano Spagnuolo Vigorita 


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