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Cicciano, Centro Nadur: presentazione del libro di Raffaele Notaro “ Densità”

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Cicciano, 6 Giugno – Nel segno della ripartenza, della speranza di un tempo migliore, dopo di quello della pandemia; La presentazione di un volume dal titolo “Densità” edito dalla Mondadori. Gli ultimi eventi, in genere, rilevano questo più che importante aspetto del tempo che attraversiamo; s’intravede la luce in fondo al tunnel! Alla manifestazione erano presenti: l’autore Raffaele Notaro, Domenico Di Micco, avvocato del Foro di Napoli, Valeria Moffa, I Dirigente della Polizia di Stato, Direttore della Scuola Allievi Agenti della polizia di Stato di Campobasso e infine Nello Fontanella, Giornalista i n qualità di moderatore.

La copertina del libro ben introduce, simbolicamente, l’argomento trattato: un giovane che si tuffa o sta nuotando nell’acqua, oppure semplicemente galleggia come peso morto, a pancia in giù, in un’acqua grigia, torbida, inquietante; s’intravede un sottotitolo, scritto a caratteri più piccoli, con la seguente dicitura; “Certe cose non si possono dire”. L’iniziativa si deve al Comune di Cicciano, Assessorato alla Cultura e la Proloco di Cicciano e infine alla F.I.G.S., Federazione italiana Giochi storici. Cicciano è la città di un importante palio; una rievocazione storica con costumi d’epoca; un evento sospeso per esigenze di contrasto alla pandemia. Si è voluto associare all’evento alcuni figuranti, in costume storico, che sono entrati in sala a ritmo del rullare dei loro tamburi; un’iniziativa di notevole consenso del pubblico, tra altro, selezionato e distanziato secondo le normative anticovid.

Dopo l’introduzione del Presidente della Proloco per un saluto ai presenti si sono succeduti i vari interventi: Domenico Di Micco; ha parlato di alcuni aspetti del libro senza svelare il finale ovviamente per lasciare ai lettori il giusto interesse; per lui, dopo la lettura del libro, sono importanti concetti come quello della luce e dell’acqua. Per Valeria Moffa: “La bellezza del libro è che fa riferimento a realtà che possono esser ovunque; fa da funzione al bene umano; racconta una dualità; la cosa straordinaria è come un ragazzo di 37 anni riesce a raccontare una tragedia di un giovane proiettato verso successi anche sportivi, professionali affettivi, riesce a destabilizzare l’equilibrio di tutto un paese che forse nasconde delle grandi omertà. Il compito delle Forze di Polizia è di scavare, di approfondire. Non esiste più l’investigatore secco! Che interviene e ne prende atto in maniera distaccata.

Oggi è importante esser preparati anche da un punto di vista psicologico, comprendere quali possono essere le reazioni, nell’immediatezza, le sensazioni. Sono quattro anni che sono in una scuola di formazione per giovani agenti; quando formiamo, dobbiamo farlo che in relazione all’attenzione delle persone con disciplina, onore come dice l’art. 54 della Costituzione”. Disciplina, onore che si ritrova anche nel libro.

L’autore, nel suo intervento finale, alcune sue osservazioni, sì afferma, in sintesi: “A ogni presentazione scopro delle cose nuove del libro che ho scritto. Riguardo alla chiesa di Sant’Antonio credo sia fatta in modo automatico; è entrata nel testo in modo naturale. Raccontare una cultura che colpevolizza le persone perché hanno delle problematiche. Il protagonista è un dislessico. Volevo parlare di un cortocircuito che esiste tra linguaggio e cultura tra un modo di come diciamo le cose e come accadono nella realtà. Emanuele Trevi era un autore che ha scritto un romanzo dal titolo “ Due Vite”; lui dice che ognuno di noi ha due vite; quella biografica delle cose che ci sono successe l’altra è la vita che gli altri vedono di noi.

Credo che questo accada anche nei luoghi; una doppia versione: quella che abbiamo nei ricordi e quella che ci possiamo riappropriare tornando. Per questo ho scelto l’ambientazione nell’agro nolano in un paese immaginario. Volevo uscire un poco dalla retorica del luogo della Provincia napoletana quella fatta dalla criminalità”. Un romanzo che è ambientato alla fine degli anni 90. La frase “ Certe cose non si possono dire”: Non abbiamo la cultura del fallimento e dovremo provare a essere più fallibili, smetterla di guardare solo le vittorie! Nei momenti di crescita è importante accettare il fallimento, magari di quello che volevo essere da bambino; è qualcosa cui non siamo abituati dalla mia generazione; non è stata insegnata la parola “frustrazione”. L’idea che le persone viaggiano a due velocità; felici o tristi; ci toglie molto della possibilità di aver a che fare con quello che ci accade realmente”.

L’autore termina con una metaforica frase: “Quando ci sarà la scelta, per qualcuno, di salire su di un trampolino e scegliere se vivere o morire, magari riuscire a dar il giusto nome alle cose sarà l’acqua che nella piscina sotto mancava!”

Antonio Romano

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