Povertà senza tregua: il dossier Caritas svela la crisi che morde la regione

Napoli, 9 Dicembre – La Campania si conferma la regione italiana con i livelli più alti di povertà e con un mercato del lavoro stabilmente sotto la media nazionale ed europea. È un quadro severo quello delineato dal Dossier Regionale sulle Povertà in Campania, presentato a Caserta dalla delegazione di Caritas Campania e costruito su fonti ufficiali – Istat, Eurostat, Ministero della Salute, Agenas e Fondazione Gimbe – integrate con i dati raccolti dai 21 Centri di Ascolto diocesani.

Il dossier evidenzia come lo spopolamento delle aree interne, fenomeno ormai cronico, stia aggravando le diseguaglianze territoriali. Qui l’accesso ai servizi sanitari rappresenta uno dei fattori più critici: strutture lontane, trasporti costosi e reti insufficienti spingono un numero crescente di cittadini a rinunciare alle cure.

«Nei nostri Centri – sottolinea Antonio De Luca, vescovo della Diocesi di Teggiano-Policastro e delegato della Conferenza Episcopale Campana per il Servizio Carità – cresce sempre di più la richiesta di aiuti per le cure sanitarie. Molti lamentano distanze e costi difficili da sostenere. Lo si chiami come si vuole, ma una forma di sostegno minimo al reddito ci vuole: tutte le democrazie evolute lo prevedono per le famiglie bisognose». Tra i dati più allarmanti spicca l’incidenza delle tre principali forme di indigenza: povertà assoluta, povertà relativa e rischio di povertà o esclusione sociale. In Campania il 43,5% della popolazione vive condizioni di vulnerabilità significative.

Sul fronte sanitario la situazione è altrettanto preoccupante: il 13,5% dei cittadini rinuncia a curarsi, contro una media nazionale del 9,9%. Un dato che trova conferma anche nell’aspettativa di vita: in Campania si vive in media 80,9 anni, quasi due anni in meno rispetto al resto d’Italia.

Il dossier denuncia inoltre «lunghe liste d’attesa, carenze strutturali, personale insufficiente e un crescente ricorso alla sanità privata», nonostante la spesa pro capite sia significativamente inferiore alla media nazionale: 1.910 euro contro 2.230, con un divario complessivo che supera 1,7 miliardi di euro.

Anche il reddito pro capite conferma la persistente distanza dal resto del Paese: 18.500 euro contro i 31mila della media nazionale. Un divario che, seppur lievemente ridotto negli ultimi anni, continua a riflettersi su consumi, opportunità e mobilità sociale.

Il dossier Caritas restituisce una fotografia nitida e difficile della Campania, ma soprattutto mette in luce un punto cruciale: la povertà non è mai soltanto mancanza di reddito. È mancanza di accesso, di diritti, di opportunità. È vivere più lontani dai servizi essenziali, rinunciare a cure mediche, non disporre di mezzi e infrastrutture che altrove appaiono scontati.

La Campania, prima per povertà e ultima per servizi sanitari e redditi, si trova oggi davanti a un bivio: continuare a perdere popolazione, competenze e vitalità, oppure ridefinire il proprio modello di sviluppo attraverso politiche che riducano davvero le diseguaglianze. Questo richiede investimenti strutturali, un welfare più inclusivo e la capacità di riconoscere che la povertà, quando diventa fenomeno diffuso, non è più un problema dei “fragili”, ma dell’intera comunità.

La fotografia scattata da Caritas non è un atto d’accusa, ma un invito: restituire alla Campania la possibilità di essere una regione in cui la geografia non determini il destino dei cittadini e in cui la povertà non sia una condanna ereditaria, ma una condizione da cui è possibile uscire. Una regione che chiede, con forza, piena cittadinanza sociale.

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Raffaele Ariola
“Giornalista pubblicista con una grande passione per lo sport, in particolare per il calcio, da sempre definito lo sport più bello del mondo. Scelgo, ogni volta che scrivo, di essere al servizio della notizia e del lettore, raccontando i fatti con chiarezza ed essenzialità. Credo fermamente che l’unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede”.