Medicina territoriale sotto pressione: Campania tra carenze e ricambio generazionale mancato
Napoli, 17 Maggio – La Campania si avvia a essere la regione italiana più esposta alla carenza di medici di medicina generale nei prossimi anni. Secondo un’analisi della Fondazione Gimbe, entro il 2028 ben 1.147 medici di famiglia raggiungeranno l’età pensionabile, un dato che supera nettamente quello di altre grandi regioni come Lombardia (929) e Lazio (925).
Il fenomeno si inserisce in un quadro nazionale già critico: al primo gennaio 2025 mancano in Italia oltre 5.700 medici di medicina generale. Una carenza che si traduce in difficoltà sempre più diffuse per i cittadini nel trovare un medico di riferimento, soprattutto nelle aree più densamente popolate.
In Campania, la situazione presenta elementi contrastanti. Da un lato, tra il 2019 e il 2023 si è registrata una riduzione del 12,3% dei medici di famiglia, un calo significativo ma comunque inferiore alla media nazionale del 14,1%. Dall’altro, la pressione sul sistema resta elevata: ogni medico assiste mediamente 1.425 pazienti, un valore superiore alla media italiana di 1.383 e che colloca la regione al sesto posto nel Paese per carico assistenziale.
Il dato più immediato riguarda però la carenza attuale: sempre secondo la Fondazione, in Campania mancano 643 medici di medicina generale. Una criticità che, pur meno grave rispetto a Lombardia e Veneto, incide concretamente sull’accesso alle cure di base, con tempi di attesa più lunghi e maggiori difficoltà per anziani e pazienti fragili.
Non mancano segnali di interesse verso la professione. La Campania registra infatti una partecipazione ai bandi per la formazione in medicina generale pari al 153% rispetto alle borse disponibili, terzo dato più alto in Italia dopo Calabria e Lazio. Un indicatore che suggerisce una domanda potenziale di nuovi medici, ma che da solo non basta a compensare l’ondata di pensionamenti imminente.
“La carenza dei medici di medicina generale è un problema ormai diffuso in tutte le regioni e affonda le radici in una programmazione inadeguata”, ha spiegato Nino Cartabellotta. “Per anni non è stato garantito il necessario ricambio generazionale rispetto ai pensionamenti attesi. Inoltre, la professione ha perso attrattività, con conseguenze dirette sui cittadini”.
Il quadro che emerge è quello di un sistema sotto pressione, dove la combinazione tra uscite previste e insufficiente ricambio rischia di amplificare le difficoltà già presenti. Senza interventi strutturali sulla programmazione e sulla valorizzazione della medicina territoriale, il rischio è che sempre più cittadini restino senza un medico di famiglia vicino a casa, con ripercussioni sulla continuità dell’assistenza e sulla prevenzione sanitaria.
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